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Cdc, la guerra coi soldi degli altri. Bruciati 200 mila€, i ribelli insistono

Cdc, la guerra coi soldi degli altri. Bruciati 200 mila€, i ribelli insistono
ESCLUSIVO. Nuovo pronunciamento del Tar che ha bocciato il ricorso di Tagliavanti sulla sfiducia a Cremonesi. E’ la quarta sentenza ma si va avanti. Il prezzo delle cause amministrative pagato dalla Camera di Commercio e quindi dalle imprese

Quattro sentenze due del Tar e due del Consiglio di Stato. Tutte dello stesso tono e una addirittura “collegiale” che entra nel merito e che defnisce i contorni di una lite ormai ai limiti del temerario. La guerra per il controllo della camera di Commercio di Roma sostenuta dal vice presidente Lorenzo Tagliavanti a suon di ricorsi alla giustizia amministrativa, registra l’ennesima brutta figura.
Il gruppo misto Cna-Pmi che ha tentato la scalata con la riduzione dei compomenti della Giunta e la sfiducia al presidente va a sbattere per l’ennesima volta. Il Tar ha respibnt la richiesta di inserire la sfiducia nello statuto camerale proposta dai consiglieri “ribelli”. Ma giusto il tempo di pubblicare la sentenza che Lorenzo Tagliavanti ha annunciato un nuovo ricorso: “Noi porteremo davanti al Consiglio di Stato l’evidenza del fatto che 70 enti camerali in Italia hanno già previsto questo istituto nel loro statuto”. E tutto per la gioia degli avvocati che ormai da mesi predisponogno ricorsi e memorie.
Secondo quanto risulta ad affaritaliani,it, infatti, i costi dell’intero contenzioso generato dai “ribelli” ricadono sulla stessa Camera di Commercio, cioé sulle imprese che essa stesa rappresenta. Ricorsi, memorie, contromemorie e deduzioni che hanno generato una spesa per la Camera che si avvicina ai 200 mila euro. E mentre Taglliavanti&Co insistono nella lite che li contrappone al presidente Cremonesi, l’iuntera Giunta camerale si trova riunita per approvare le spese legali.
Al nuovo ricorso e alle nuove spese a carico delle imprese, si aggiunge però l’avvicinarsi della scadenza della discussione del ricorso presentato da Maurizio Tarquini, il rappresentante di Unindustria, escluso dalla riduzione dei componenti fdella Giunta. Insomma, un pateracchio costosissimo per le casse camerali che ha come unico obiettivo la corsa al potere e al controllo dei fondi. E agli stessi consiglieri poco importa se ben quattro pronunce hanno detto che il caos deve finire, tanto non pagano loro.

LA SENTENZA DEL TAR DEL 26 MARZO