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Ex Nar, il cerchio si stringe. Nascosti in coop ex detenuti

Ex Nar, il cerchio si stringe. Nascosti in coop ex detenuti
delitto camilluccia 01
SVOLTA nel delitto di Silvio Fanella, il cassiere di Mokbel freddato nel luglio scorso. La Mobile effettua una serie di arresti e perquisizioni negli ambienti della Destra estrema. Già in carcere Lele Macchi di Cellere, raggiunto da una nuova ordinanza. Con lui Manlio Denaro, già coinvolto nelle indagini sulla truffa Fastweb Telecom Sparkle. LA GALLERY
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Ancora una coop di ex detenuti e una serie di arresti eccellenti. Si è chiuso il cerchio intorno ai mandanti dell’omicidio di Silvio Fanella, il broker 41enne al centro della truffa Fastweb-Telecom Italia Sparkle, freddato da un commando lo scorso 3 luglio in un appartamento alla Camilluccia e considerato il cassiere di Gennaro Mokbel.
La Squadra Mobile di Roma ha operato diversi arresti e numerose perquisizioni a carico di persone emerse nell’ambito delle indagini. Le indagini sull’omicidio avevano già consentito di arrestare Giovanni Battista Ceniti, rimasto ferito nel corso della commissione del delitto, Egidio Giuliani e Giuseppe Larosa, rintracciati a Roma e a Novara lo scorso 7 settembre, esecutori materiali dell’omicidio di Silvio Fanella.
Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, vanno a colpire gli esecutori e organizzatori dell’azione criminosa dello scorso 3 luglio, rivelando il coinvolgimento, a vario titolo, di numerosi soggetti, pregiudicati e comunque legati all’estrema destra, gravitanti in Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, oltre che nel litorale di Ostia.
Tra gli arrestati, figurano Emanuele Macchi di Cellere, ex N.A.R., rintracciato e arrestato nel sud della Francia dalla Squadra Mobile di Roma lo scorso settembre, dopo che si era sottratto ad altro provvedimento e Manlio Denaro, già coinvolto nelle indagini sulla truffa Fastweb Telecom Sparkle.
L’operazione ha visto impiegati oltre 150 uomini della Polizia di Stato, con l’impegno, oltre che di quella di Roma, anche delle Questure di Genova, Verbania, Novara, Torino, Trento e Varese. Nel corso delle attività è stata anche perquisita la Cooperativa Sociale Multidea di Novara, che ha tra le finalità quella del reinserimento sociale degli ex detenuti, nella quale operano pregiudicati per reati di terrorismo, appartenenti alle Brigate Rosse e ai movimenti eversivi di destra, che ha tra i fondatori Egidio Giuliani, mentre Giuseppe Larosa vi figurava come dipendente.

La Polizia di Stato ha dato esecuzione a un provvedimento restrittivo della libertà personale, per sequestro di persona a scopo di estorsione e omicidio aggravato in concorso, a carico di Manlio Denaro, Emanuele Macchi di Cellere, Gabriele Donnini, Carlo Italo Casoli. Nel medesimo provvedimento è stata disposta la misura degli arresti domiciliari per Claudia Casoli.
In particolare, DENARO Manlio e MACCHI DI CELLERE Emanuele sono risultati gli organizzatori e pianificatori del delitto; il primo è coindagato nel procedimento relativo alla maxi truffa Telecom Italia, Sparkle e Fastweb unitamente a FANELLA Silvio e a MOKBEL Gennaro; il secondo, ex terrorista dei N.A.R., è ascrivibile ai movimenti eversivi della destra estrema ed è risultato in contatto con GIULIANI Egidio e con lo stesso DENARO. Numerosi sono i contatti tra i tre in occasione della pianificazione del sequestro di persona e di seguito all’omicidio. Per quanto concerne le figure di CASOLI Carlo Italo, CASOLI Claudia e DONNINI Gabriele, a loro carico è stato rilevato il pieno concorso nei delitti in contestazione, esplicatosi attraverso la fornitura di mezzi, per i primi, e di documenti falsi, per l’ultimo, che hanno consentito l’esecuzione dell’azione criminosa.

 

In particolare, le indagini ancora in corso, in quanto non tutti i responsabili risultano individuati, potrebbero essere condizionate dalla permanenza in libertà degli indagati che godono di una fitta rete di relazioni e coperture in ambienti del crimine organizzato anche di matrice politica, il che rende concreto il rischio che lo stato di libertà degli indagati possa rappresentare un ostacolo al corretto evolversi del processo formativo della prova e della sua conservazione”. Lo scrive il gip Bernadette Nicotra in un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare