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Federlazio sull’orlo della crisi. Giochi di corte sulla presidenza

Federlazio sull’orlo della crisi. Giochi di corte sulla presidenza
imprese lazio
INSIDE. Il presidente uscente Maurizio Flammini lascia in anticipo l’associazione che riunisce 3500 imprese con 70 mila dipendenti. Esplode la bufera legale sulla rosa dei candidati: Balestra, Rossignoli e D’Onofrio indicati da un comitato di saggi non previsto dallo statuto. E i “piccoli” ignorati ma devastati dalla crisi meditano la rivolta per la sopravvivenza
Federlazio sull’orlo della crisi. Giochi di corte sulla presidenza
Federlazio sull’orlo della crisi. Giochi di corte sulla presidenza

di Fabio Carosi

Tutti contro tutti in una guerra intestina a colpi di avvocati, regolamenti inventati e,  alla faccia della democrazia che prevede che ciascun associato possa e debba partecipare all’elezione dei nuovi vertici indipendentemente dalla grandezza dell’azienda e dal numero dei dipendenti, con i giochi già fatti. E con tre candidati in pectore che non hanno mai presentato un benché minimo programma.
Uscito volontariamente con sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, il presidente Maurizio Flammini lascia la Federlazio nei guai. Le 3500 imprese associate in tutta la regione, con i loro 70 mila dipendenti, vivono la stagione più drammatica della crisi, senza avere il benché minimo peso sui tavoli istituzionali di Regione Comune di Roma. In queato scenario di posti di lavoro che si perdono, aziende che non pagano le quote associative per mancanza di denaro e prospettive negative, si tesse la grande tela per l’elezione del nuovo presidente di quella che una volta era la potente associazione delle piccole e medie imprese del Lazio.
Secondo quanto risulta ad affaritaliani.it, sarebbero tre i candidati in lizza per raccogliere la difficilissima eredità di Mr. Formula 1: in pole position l’imprenditore dell’aerospazio di Aprilia, Silvio Rossignoli, poi la manager del Gruppo Balestra, Fabiana Balestra e, infine, il costruttore Antonio D’onofrio. La rosa di nomi sarebbe stata partorita dalle “grandi manovre” del direttore generale Giovanni Quintieri, già in età pensionabile ma deciso a restare al suo posto e dal suo “vice” Luciano Mocci, già direttore in pectore. Il “duo” avrebbe estratto dal cilindro una procedura per l’elezione che prevede la nomina di un comitato di saggi per la selezioni degli imprenditori-associati più in grado di mostrare capacità di rappresentanza, rapporti e network, ai quali affidare la guida del sindacato. Procedura questa già contestata da alcuni associati che hanno risposto con durissime lettere di contestazione alla scelta, “non prevista dallo Statuto”.
E così è esplosa la bufera. Questo perché nessuno dei tre candidati avrebbe mai messo nero su bianco un programma di rilancio con in testa la riorganizzazione dei conti dell’associazione e un piano per recuperare rappresentatività e relazioni con la politica. C’è poi il caso dell’imprenditore edile Paolo D’Onofrio per il quale l’attività configurerebbe più l’associazione all’Acer che alla Federlazio, oltre al fatto che si racconta vanti amicizie importanti nella sinistra romana che fa capo a Nicola Zingaretti. Insomma, la rosa sarebbe solo una scommessa dei dirigenti di Federlazio come e meglio della vecchia tradizione politica “fatta di intrighi di corte”. Così almeno raccontano alcuni “piccoli associati” contrari ad un’elezione bulgara e dal risultato quasi scontato.
Nella trama ordita dai plenipotenziari alla Fabiana Balestra sarebbe stato riservata una “quota rosa” tanto per non scontentare nessuno, mentre D’Onofrio sarebbe considerato ineleggibile per via del possibile “conflitto d’interessi” con l’associazione dei costruttori Acer. Resterebbe quindi Rossignoli come indicazione di voto da portare al Consiglio Generale di giugno dove però ciascuno degli associati conta per uno. E così si prepara una specie di rivolta dei “piccoli imprenditori”, pronti a scendere in guerra per bicottare l’elezione annunciata. Stavolta potrebbero avere dalla loro parte i “padri fondatori” di Federlazio che, con le loro quote, sostengono economicamente l’associazione ma che al momento del voto, possono contare solo su se stessi. Insomma, dopo anni di “luce”, quando alla tradizionale cena i politici facevano la fila per “esserci” e dopo il buio Flammini, la Federlazio si gioca la sopravvivenza.