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Ha ucciso “per vedere l’effetto che fa”. In carcere il “re” della movida gay

Dopo l’omicidio di Luca Varani, il pr Marc Prato ha tentato il suicidio con alcol e barbiturici in un albergo, ma è stato salvato dai carabinieri. Sotto accusa anche Manule Fosso: “Abbiamo visto i mostri, non ci siamo resi conto”

Quello di Luca Varani è stato un omicidio premeditato, aggravato dalla crudeltà, dalle sevizie e dai futili motivi. Ne è convinto il pm Francesco Scavo che ha chiesto in giornata al gip Riccardo Amoroso di convalidare l’arresto e di emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Manuel Foffo e Marco Prato, i due amici trentenni accusati di aver massacrato il ragazzo di 23 anni.
I carabinieri hanno trovato il cadavere sul letto, così come lo avevano lasciato i due aguzzini che comunque avevano cercato di ripulire la scena, buttando in un cassonetto della spazzatura i vestiti di Varani e il suo cellulare. Varani, colpito a coltellate e con un attrezzo da lavoro, è morto nel giro di pochi minuti ma sarebbe stato sottoposto a lunghissime sevizie: sul suo corpo, disteso nudo sul letto, numerosi tagli e segni di un legaccio stretto al collo.

Marco Prato, personaggio assai noto della movida romana, fondatore di un’agenzia specializzata nell’organizzazione di eventi gay, e Manuel Fosso avrebbero invitato a cena il ragazzo più giovane nella casa di via Igino Giordani 2. “Volevamo uccidere qualcuno per vedere che effetto fa”, a parlare, davanti al pm Francesco Scavo e ai carabinieri, è Manuel Foffo. “Siamo usciti in macchina la sera prima sperando di incontrare qualcuno poi abbiamo pensato a Varani, che era una conoscenza del mio amico”. Poi, in preda al delirio da cocaina e alcol, lo avrebbero ucciso. “Ho visto i mostri e non mi sono reso conto” avrebbe raccontato Fosso, 30enne studente universitario fuori corso, figlio del proprietario di una delle più importanti agenzie di pratiche auto della Capitale e di un ristorante a Pietralata.
Sarebbe stato proprio lui a presentarsi dai carabinieri insieme al padre, per confessare il delitto e fornire le indicazioni necessarie per rintracciare il complice. Marco Prato è stato trovato in un albergo di piazza Bologna, dove aveva tentato il suicidio con un cocktail di barbiturici e alcol. Portato in ospedale è stato salvato con una lavanda gastrica.