di Patrizio J. Macci
Giada Falstaffi il 27 gennaio espone le sue creazioni in un evento di “Altaroma”. I suoi lavori hanno il dono della ricerca del dettaglio sospeso in un tempo indefinito. Qualcuno ha parlato di contaminazioni visive con atmosfere visionarie che fanno pensare a Blade Runner, di ambientazioni e contaminazioni kubrickiane.
Come e quando ha cominciato la sua attività di stilista, fashion designer…come definirla?
“Non saprei indicare un momento preciso in cui la moda è entrata nella mia vita so che è sempre stata parte di me, è una passione che coltivo da quando ero bambina. Sono stata sempre attratta dai tessuti, dalle riviste di moda; all’età di sette anni già disegnavo modelli di abiti da donna e mi divertivo ad improvvisare sfilate nel salotto di casa. Crescendo la mia passione è diventata sempre più forte e si è consolidata, intraprendendo già dall’età di quattordici anni un percorso formativo nell’ambito del fashion design, frequentando l’istituto professionale per l’abbigliamento e la moda e in seguito laureandomi al corso di fashion design dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Lì ho potuto usufruire dell’insegnamento di persone qualificate che hanno saputo capire e sviluppare la mia creatività, è da quel momento che ho avuto la certezza che la moda avrebbe fatto parte della mia vita. Con impegno e determinazione ho creduto fortemente nel mio sogno, che si è concretizzato in seguito a stage formativi e diverse esperienze professionali in aziende del settore che hanno contribuito a farmi crescere artisticamente e a perfezionarmi nel mio campo. La moda in questa maniera lentamente è entrata a far parte della mia vita a trecentosessanta gradi”.
Quali sono i suoi maestri, i modelli ai quali si ispira?
“Ammiro soprattutto l’estro creativo di Alexander Mc Queen e la raffinata delicatezza delle creazioni di Giambattista Valli”.
La contaminazione tra generi, stili e materia è un tema dominante del suo lavoro. Perché?
“Le mie creazioni racchiudono sempre parte della mia personalità e sono una somma di emozioni, sensazioni vissute in un determinato periodo mescolando eccentricità e cura dei dettagli in un mix di forme e colori dall’impatto forte e romantico al tempo stesso. Inoltre tendo sempre a mescolare suggestioni provenienti dal passato e a rivisitarle in chiave contemporanea, perché fa parte del mio concetto di moda: adoro la materia prima, mi piace sperimentare con il tessuto e lavorarlo in svariati modi per approdare alla sperimentazione di nuovi textile originali e dal forte impatto visivo che aggiungono quel tocco in più alla sartorialità del capo rendendolo unico”.
Riesce a immaginare un uomo o una donna camminare liberamente nel pieno centro della Capitale con un capo ideato da lei?
“Immagino una donna giovane con un mini abito dai toni pastello e dalle stampe retrò. Un abito leggero etereo composto da vaporose balze, originale ma quotidiano al tempo stesso, con il quale può camminare in via Veneto per poi fermarsi a mangiare un gelato sulla scalinata di Piazza di Spagna avvolta da un allure romantico e sofisticato. La sensazione che vorrei suscitare nelle persone che guardano le mie creazioni è quella di essere catturati dalla frenesia di indossare quel capo e di pensare di volerlo a tutti i costi. Il mio desiderio è quello di rendere felici le donne comprando i miei abiti “.
Qual è il lavoro che presenterà a Roma il 27 gennaio all’interno della manifestazione AltaRoma?
“Ad Altaroma presento una collezione dal titolo “Le Théâtre des Funambules” composta da dodici outifut, un sogno fantastico in cui la magia del circo dei primi del Novecento e la teatralità del burlesque si fondono con cenni di rococò, per dare vita ad una collezione romantica e suggestiva. Alla base della mia progettazione c’è sempre la rielaborazione del passato in chiave moderna, la collezione moda infatti prende spunti dalla storia del costume, ma gli orli si accorciano facendo nascere così abiti vaporosi, giacchine strutturate e bizzarri copricapi, gonne realizzate con antichi merletti, pezzi di corredi e vecchie tappezzerie. Capi più sobri come gli abitini di cotone stampato si alternano a quelli più estrosi con textile fatti a mano. Una collezione dall’allure romantico e decadente che vuole trascinare in un mondo onirico, lontani dalla triste quotidianità ed immersi in un’atmosfera da sogno”.
Quali sono i suoi programmi dopo AltaRoma?
“Altaroma è una grandissima opportunità che l’Accademia di Belle Arti mi ha offerto. Voglio ringraziare l’Accademia e il Presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli per questa chance, sicuramente una vetrina per farmi conoscere e un primo passo verso quello che spero diventerà il mio lavoro. Mi auguro in seguito a questo evento di avere l’opportunità di fare altre esperienze importanti affiancando grandi professionisti del settore avendo l’opportunità così di crescere e di migliorarmi per affermarmi un domani nel fashion system italiano all’interno di una grande casa di moda. Mi auguro di poter fare del mio sogno la mia professione, mettendoci la passione e l’amore che da sempre contraddistingue il mio impegno professionale e di creare altre collezioni mantenendo sempre il mio gusto e la mia impronta creativa”.
