di Fabio Carosi
“Il made in Italy non è finito e forse ci salverà, ma dobbiamo stare attenti, perché anche la politica italiana è un madein e dall’estero ci guardano”. Eclettico designer dell’Alta Moda con la maison Gattinoni e volto della tv con Ballando con le stelle, dopo aver sfilato come un sovrano sul red carpet del Roma Film Fest, Guillermo Mariotto, sceglie affaritaliani.it per parlare del futuro del Paese, tra cinema, l’eleganza che forse non c’è più, la disuguaglianza sociale, ragione per cui, “C’è ancora chi sogna di vivere tra i diamanti nonostante tutto, chi soffre e chi invece se la gode ancora”.
Mariotto, il festival di Roma è un posto elegante?
“Bella domanda. Si può parlare di eleganza a Cannes e a Venezia. Io ho trovato 10 mila ragazzini impazziti per Hunger Games e sembrava di stare ad un concerto rock. Scherzi a parte, il Festival è sempre una manifestazione che porta abiti favolosi e il red carpet è nei sogni di tutti, è un punto di arrivo ed è lì che si sogna di vivere tra diamanti e merletti”.
Scusi ma in questo periodo c’è ancora chi sogna queste cose?
“Sinceramente non lo so. Quello che posso vedere è che ancora chi di fronte alle difficoltà delle persone c’è chi se la gode”.
Senta Mariotto, un tempo si diceva che in periodo di crisi si gonne si accorciavano. E’ ancora vero?
“Prima era tutto più omologato, meno soldi, gonne più corte, gambe in evidenza che regalano buon umore e tessuto risparmiato. Oggi non c’è più una tendenza unica. Io alla storia della gonna corta non ci ho mai creduto”.
Parliamo sempre di crisi economica e di difficoltà dell’Italia e degli effetti che ha sull’alta moda. E’ cambiato qualcosa nei colori?
“Anche nei colori non c’è legame tra realtà e fantasia degli stilisti, ti ritrovi spesso quello che on vorresti vedere tipo grandi colori, pastelli o toni tenui, Dipende dalla fantasia”.
Lei è appena tornato da un viaggio dei Paesi Arabi. Tira ancora il Made in Italy? Ci potrà salvare?
All’estero il nostro valore e quello dei nostri prodotti è indiscutibile. Quando vedo le scopiazzature che fanno magari in Libano mi viene da sorridere perché il know how italiano è difficile da imitare. Questa parola tradotta, significa saper fare ed è una stratificazione nel tempo. Ora, anche l’idea più strampalata del mondo, se affidata a mani italiane la rende diversa. Non so se questo valore ci salverà. Una cosa è certa, anche la nostra politica è un pezzo del made in Italy e si vede da fuori che ci offende. Con questa pressione fiscale non so quanto si potrà andare avanti mantenendo la nostra qualità e con uno Stato che ci porta via il 50 per cento del frutto del nostro lavoro”.

