“Questa sera io non vado in Campidoglio… Il Campidoglio è il palazzo che rappresenta la Capitale ha una sua sacralità e i cambi di consegne devono avvenire in maniera formale, come il palazzo e la sua storia meritano… Dialogheremo con la Regione per affrontare insieme la prima emergenza, quella del lavoro. Noi dobbiamo iniziare da lì. Dimostreremo che la politica è servizio”. LA GALLERY
Braccia aperte per salutare. E il sorriso di chi ha vinto. “Sono emozionato perché mi rendo conto della responsabilità che la città mi consegna. Grazie a tutte le persone che hanno creduto in questa mia candidatura da molti mesi fa e alla generosità dei militanti e del partito che, quando ero indeciso hanno raccolto 6500 firme in due giorni per farmi correre”.
E’ l’incipit con il quale il chirurgo Ignazio Marino, dal 10 giugno sindaco di Roma, ha aperto la “danza del Campidoglio”.
Ancora: “Debbo testimoniare che sono le persone che costituiscono i partiti e li ho visti lavorare 36 ore consecutive e piangere. Persone straordinarie che hanno fatto tutto questo per un solo obiettivo: per far rinascere la nostra città, per far rinascere Roma. E io sono orgoglioso di loro e spero che nei prossimi anni Roma possa essere orgogliosa di me”.
Subito il pensiero al lavoro: “Sono davvero tantissime le cose che devono essere fatte per questa città. Ogni singola persona la ama quanto la amo io e vuole vedere Roma riprendersi il ruolo internazionale che le spetta. Ma vuole anche avere una città dove si cambia il metodo: si premia il merito e la città che non si dimentica neanche un solo istante di chi è rimasto indietro. Un valore culturale del centrosinistra che questa sera in questa città vince. Il valore è la solidarietà”.
E poi l’apertura al Cinque Stelle e a Marchini: “Credo sia veramente importante il percorso dei prossimi anni. No alle ideologie ma unire forze, passione e volontà di tutte le persone che ho incontrato in ogni luogo. Dobbiamo far sentire a tutti che ognuno di noi è cittadino di Roma e può partecipare alla rinascita di questa città. Credo che lo faremo a partire dai problemi più ordinari che sono diventati straordinari: dal traffico alla casa alla non autosufficienza alle questioni che attanagliano il bilancio delle famiglie e rilanciare quello che fa di Roma una città unica: arte, archeologia e cultura. Non dobbiamo possederlo ma valorizzarlo. Io spero che nel lavoro difficile in un tempo di grande cirsi economica, ci sia la collaborazione sul merito e sui temi anche dell’opposizione e anche di quelle forze e mi riferisco al Cinque Stelle e a Marchini, per confrontarci sui temi e sulle soluzioni per la nostra città. E questo me lo aspetto da tutti, anche da chi è sindaco uscente. Questa sera io non vado in Campidoglio. Il Campidoglio è il palazzo che rappresenta la Capitale ha una sua sacralità e i cambi di consegne devono avvenire in maniera formale, come il palazzo e la sua storia meritano”.
Il Pd e la guida morale. “E’ da qui che dobbiamo riacquisire il ruolo di guida morale per il Paese. E’ per questo che il mio impegno più grande lo sento per quelle romane e qui romani non si sono recati alle urne perché disillusi dalla classe dirigente del nostro paese. Noi raggiungeremo il nostro obiettivo solo se riusciremo a convincere tutte le persone che sono convinte che la persona si occupa di poltrone, Noi riusciremo a dimostrare che la politica è servizio”.
L’abbraccio a Zingaretti: “Dialogheremo con la Regione per affrontare insieme la prima emergenza, quella del lavoro. Noi dobbiamo iniziare da lì”.

