
di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton
Walter Siti, scrittore (premio Strega 2013 con “Resistere non serve a niente”, Rizzoli), critico televisivo per La Stampa, sarà uno dei giudici “aggiunti” di “Masterpiece”, il nuovo talent per aspiranti scrittori di Rai3, partito ieri. Con Affaritaliani.it l’autore del saggio “Il realismo è l’impossibile” (Nottetempo) ha parlato della puntata d’esordio del programma, che in rete (e non solo) è stata da molti criticata.
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LO SPECIALE SU “MASTERPIECE”
L’INTERVISTA/ “Masterpiece”/ De Carlo: “Va dato più spazio ai testi e meno alle storie dei concorrenti…” (pubblicata il 18 novembre)
Intervista allo scrittore-“giudice” Andrea De Carlo: “Ecco perché ho accettato di fare il giudice di ‘Masterpiece’…”. E rivela: “Prima di esordire cestinai due romanzi…” (pubblicata il 9 ottobre 2013)
PARLA IL PRODUTTORE/ Lostia (Fremantle) svela com’è nato (e come sarà) “Masterpiece”. E sulle critiche… (pubblicata il 14 novembre) |
Uno dei tre giudici, lo scrittore Andrea De Carlo, intervistato stamattina da Affaritaliani, ha dichiarato: “Dietro ai nostri giudizi c’è un lungo lavoro, che nel montaggio della prima puntata è stato un po’ ignorato. Mi auguro che nella seconda si dia più spazio ai momenti in cui è maturato il nostro parere. E non solo: si deve dare più spazio anche ai manoscritti. Si devono leggere più brani, i telespettatori devono avere ben chiaro qual è lo stile narrativo dei concorrenti”. E’ d’accordo?
“Ho notato anch’io che ieri non c’è stato molto spazio per i testi ma, piuttosto, per le storie personali dei concorrenti… Tra l’altro, quel poco dei testi che è stato letto, non mi è parso eccezionale. Capisco anche il problema degli autori: leggere a lungo dei manoscritti può risultare noioso per i telespettatori…”.
Quindi non ha apprezzato la prima puntata di “Masterpiece”?
“In questa prima fase è inevitabile che emergano certi stereotipi del talent, a partire dalla presentazione dei giudici, una via di mezzo tra ‘Masterchef’ e ‘Mezzogiorno di fuoco’… Ho l’impressione che il programma diventerà più interessante nella seconda parte, quando si lavorerà sui manoscritti dei protagonisti. Il messaggio che mi auguro che passi, in ogni caso, è che sia gli autori alle prime armi sia gli scrittori affermati devono accettare il lavoro di editing sui testi, che quasi mai sono pronti una volta ultimati. E’ fondamentale riscrivere, con il supporto di figure esperte”.
Ma per parlare di letteratura in tv quello del talent è il format più adatto?
“Il rischio di una scelta di questo tipo è che venga messo l’accento sul rapporto tra il testo e il mercato, e non su aspetti più interessanti, come ad esempio il rapporto con l’ispirazione”.
Anche nella puntata che la vedrà protagonista ci saranno concorrrenti con storie difficili alle spalle?
“Posso parlare dei due concorrenti che ho incontrato nella sfida finale. Nel loro caso non è la vicenda personale a prevalere. Non so quello che si vedrà dopo il montaggio, ma il confronto con loro è durato a lungo, e anche quello successivo con gli altri giudici per arrivare al verdetto finale è stato interessante”.
Qualcuno ha scritto che ieri a “Masterpiece” l’ha fatta da padrone l’autofiction (definizione che lei conosce bene…).
“Non è così. Non va fatta confusione tra autofiction e autobiografia: l’autofiction sceglie di utilizzare la forma dell’autobiografia, assolutamente realistica, per metterci dentro delle cose che l’autore non ha vissuto. L’esatto contrario dell’autobiografia”.

