di Titta Poli
C’è chi è uscita raggiante, consapevole di poter raggiungere traguardi inarrivabili per la maggior parte delle comuni mortali; chi per la prima volta ha confessato a sé stessa di non aver osato abbastanza nella vita, e c’è anche chi ha raccontato pubblicamente segreti che non aveva mai svelato neppure alla migliore amica.
L’autoerotismo femminile, ovvero come si masturbano le donne, quelle che lo fanno, e che sembra non siamo molte. Com’è stata la prima volta e quanto frequentemente ne sentono il bisogno. Segreti, tecniche, trucchi e chicche per raggiungere il massimo piacere senza bisogno di alcuna compagnia.
Allacciate le cinture di sicurezza perché il viaggio è di quelli che fanno perdere l’equilibrio e tremare i polsi. Affaritaliani.it si è infiltrato lì dove mille uomini vorrebbero essere stati, anche semplicemente come minuscole mosche per spiare quello che le donne pensano, vogliono, dicono: tra le quattro mura ricoperte di lingerie da brivido, corpetti di pizzo di fattura francese, polsiere di cuoio e mascherine di raso nero di ZouZou, la boutique erotica di via della Cancelleria.
Rigorosamente a numero chiuso e riservato solo al gentil sesso, l’ultimo incontro della stagione del tempio dell’eros della capitale è stato dedicato ad uno temi più scottanti nel mondo dell’eros. Perché se è vero che nessuno prova più alcuna vergogna a confessare tradimenti a triangoli amorosi, a disquisire di feticismo e sadomasochismo, a impartire lezioni di fellatio e sesso orale, l’autoerotismo femminile è per i più ancora un tabù. Eppure è da lì, dalla conoscenza del proprio corpo, che dovrebbe partire un’autocoscienza sessuale. Così almeno ha spiegato Maria Claudia Biscione, psicoterapeuta e sessuologa di fiducia del gruppo delle Zouzettes, una specie di Caronte sexy capace di traghettare anima, cuore e mente delle discepole voraci di dettagli nei meandri del piacere. Per qualcuna è un gioco da ragazzi seguire l’istinto, c’è chi ce l’ha nel sangue, come la giovane con il caschetto, la gonna svolazzante e lo stivale camperos che non attende nemmeno la prima domanda per accendere il dibattito: “Io mi masturbo almeno una volta giorno. Diciamo che è il minimo sindacale”. Brusio di stupore e un po’ d’ammirazione, se non altro per il coraggio di essersi lanciata senza esitazione nella confessione. Dall’altro lato della saletta, accanto ad uno stand che espone culotte di pizzo nero e pailettes rosa, la voce pallida di una donna poco appariscente: “Io lo trovo deprimente, forse sarà che sono stata molto tempo senza partner e masturbarmi mi ricordava ancora di più la mia solitudine”.
Dal sorriso si passa in attimo alla serietà, il tema coinvolge le corde più intime e profonde dell’emotività. Prende coraggio una di quelle cinquantenni che potrebbero far invidia a qualche adolescente, jeans attillato, decolletè nero, cappelli lunghi corvini: “Io non l’ho mai fatto, a dire il vero mi è sempre sembrata una cosa un po’ ridicola, ma forse ho avuto torto, mi sa che mi sono persa qualcosa”. Parola dopo parola, il dibattito incalza trasformandosi in un un training dagli effetti bizzarri, una seduta di gruppo o un moderno salotto letterario: per magia scivolano via titubanze, reticenze, pudori. E poi ecco gli aneddoti. Una moretta dal fisico atletico rivela di aver avuto il primo orgasmo da ragazzina, dondolandosi su una di quelle funi per la ginnastica che una volta si trovavano nelle palestre: “Non vedevo l’ora di andare in palestra e arrampicarmi, da allora ho imparato a riprodurre con le mani il nodo della corda”.
“A me è successo sull’autobus” racconta una donna di circa quarant’anni vestita di rosso. “Ero seduta su un sedile all’altezza della ruota, la vibrazione mi ha provocato un brivido improvviso. Inizialmente pensavo fosse un malore, ma poi ho capito e non sarei voluta più scendere”. Un segreto tira l’altro, dall’imbarazzo si passa alla voglia di sapere, di raccontare, di capire. Passa poco ed ecco la domanda che prima o poi doveva essere formulata: “Ma dov’è il famoso punto G? Io non lo trovo, lo cerco da anni ma non ne ho traccia. Sarà per colpa di rapporti sbagliati ma sono riuscita a raggiungere l’orgasmo con il mio attuale fidanzato solo dopo anni di allenamento. Figurati se riesco ad arrivare all’orgasmo da sola”.
La sessuologa spiega che ci vuole allenamento e tecnica, è importante sapersi conoscere e, perché no?, sapersi esplorare. Il punto G esiste eccome e può dare grandissime soddisfazioni. Il passo è brevissimo ed ecco che il percorso esplorativo della serata di ZouZou si avvicina lì dove i più non hanno il coraggio di arrivare: lo “squirting” ovvero l’eiaculazione femminile. “Oddio che cos’è?”, “ma davvero si può fare?”, “non esiste solo nei film porno?”, “possiamo riuscirci anche noi?”. Le domande si susseguono a valanga: un paio di fanciulle testimoniano il raggiungimento del sospirato traguardo e diventano subito mito. “E’ accaduto la prima volta che ho avuto rapporti con il mio attuale compagno. Non sapevo cosa mi stesse succedendo, ero in automobile e mi sono sentita imbarazzatissima. Sono stata fortunata perché il mio lui ha capito e dopo la serata mi ha mandato un messaggino con un link ad un sito internet che mi ha rivelato il mistero. Posso dire di aver scoperto il sesso a quarant’anni e dopo sedici di matrimonio fallito”. Applauso e sospiro di sollievo, per tutte c’è speranza.
