C’è anche il nome dell’ex capitano giallorosso Giuseppe Giannini nel fasciolo dell’operazione anticamorra che ha portato in manette 22 persone legate al clan campano Contini. “Il principe”, attualmente commissario tecnico della nazionale del Libano, è infatti indagato per frode sportiva con finalità mafiosa. Ma andiamo per gradi.
Erano i primi anni ’90 quando i fratelli Righi arrivarono da Napoli con l’idea di prendersi Roma con l’arte della pizza napoletana: in poco meno di vent’anni avrebbero messo in piedi una vera e propria catena che conta in città venticinque ristobar con l’emblema di “Pizza Ciro”, “Pizza Re” e “Sugo”. In realtà, fin dal primo investimento, l’attività di ristorazione serviva solo come copertura per riciclare il denaro del clan Contini. Una vasta operazione coordinata dalla Direzione nazionale antimafia scattata all’alba ha portato all’arresto di 90 persone e al sequestro di beni per 250 milioni di euro: sigilli sono stati posti dai Carabinieri anche a bar, ristoranti e gelaterie, tutte riconducibili alla famiglia Righi.
A quanto si apprende da fonti investigative, uno dei tre fratelli imprenditori napoletani colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare, Salvatore Righi, avrebbe sollecitato un intervento del clan camorrista nei confronti di alcuni calciatori del Real Marcianise, affinché perdessero un incontro con il Gallipoli Calcio. La squadra, impegnata nel campionato 2008/09 di Lega Pro, girone B, era allora allenata da Giannini e aveva bisogno di una vittoria per accedere alla serie B, cosa che effettivamente avvenne.
Gli investigatori hanno ricostruito come prima della partita Salvatore e Ivano Righi si siano accordati con Giuseppe Giannini e Luigi Dimitri, rispettivamente allenatore e direttore sportivo del Gallipoli Calcio, per consegnare la somma di cinquantamila euro a calciatori del Real Marcianise, tra cui Michele Murolo, Massimo Russo ed altri non identificati, affinché si adoperassero per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra salentina: tutti i soggetti coinvolti nella vicenda sono indagati per il reato di frode sportiva con l’aggravante della finalità mafiosa.




