di Fabio Carosi
Regione Lazio, dopo le elezioni che hanno regalato a Nicola Zingaretti la presidenza e una maggioranza che non c’è, va in scena il grande “inciucio”.
Pd, Forza Italia, Lega e Cinque Stelle, tutti uniiti appassionatamente nella spartizione dell’unica postazione che consente agibilità politica, visibilità garantita, e quel budget che tanto serve alla politica costretta ad ispirarsi ai costumi francescani.
Il bottino si nasconde nell’ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, dove oltre alla scontata riconferma di Daniele Leodori, il recordman dei voti tra i residenti del Lazio, il manuale “cencellino” che affaritaliani.it anticipa, prevede, la vicepresidenza vicaria affidata al forzista Giuseppe Simeone e un vice immatricolato al registro dei grillini con due nomi papabili, Davide Barillari e Valentina Corrado, che nella scorsa legislatura hanno superato il rodaggio e il primo tagliando. Poi ci sono i segretari d’aula: postazione destinata una al Pd, di marca zingarettiana, e l’altro alla Lega.
A tessere la trama Zingaretti, o chi per lui, con Roberta Lombardi e il coordinatore di Forza Italia, Claudio Fazzone. A chi è rimasto fuori dall’accordo lo spazio che si prepara è quello delle Commissioni, dove l’agibilità è ridotta al minimo se c’è un ufficio di presidenza che mette in fila leggi, leggine e prebende.
La prova del nove della tenuta di questo scenario “di patto” per l’unità regionale, si avrà nella seconda parte della primavera, quando partirà la corsa per assegnare i classici “due baiocchi” alle centinaia di feste e sagre paesane che ogni anno chiedono ossigeno alla Regione. Tutti contenti? Neanche per sogno, perché se Zingaretti indebolito del voto, tecnicamente ha fatto quadrare il cerchio, superando l’impasse nazionale, la piccola “koalition” lascia l’amaro in bocca soprattutto ai forzisti penalizzati da un accordo solitario che premia solo Fazzone e riduce in brandelli un partito che vive ancora come se avesse il 25%.
Il riverbero della coalizione senza “l’amatriciano” apre una stagione di effusioni con il sindaco Virginy. La Raggi ora spera che Zinga, Lombardi e Fazzone, aprano il cordone della borsa del fondo regionale dei trasporti e rinviare così il funerale dell’Atac.
Tolto poi di torno l’ex assessore Buschini che sui rifiuti ha massacrato ai fianchi il comune di Roma, il fronte della “monnezza” si raffredda. A Raggi per tirare a campare basta poco: la certezza di proseguire indisturbata la tarantella dei rifiuti dal Lazio verso altre regioni, e l’assenso degli uffici regionali per gli impiantini di trattamento da aprire intorno a Roma.
Con questo accordo, vincono tutti, tranne i cittadini.
