Il Sistema era semplice: negli anni della giunta Alemanno non si muoveva un mattone o comunque un euro di spesa pubblica senza dover pagare dazio. E Riccardo Mancini era l’uomo battezzato inizialmente dal Sindaco a fare da “grande collettore”. Le carte bomba erano coperte dagli omissis dell’inchiesta di corruzione sull’appalto per le forniture di filobus per il “corridoio Laurentina”.
Nel verbale dell’interrogatorio a Lorenzo Cola, pubblicato da Repubblica, l’uomo della Finmeccanica di Guargaglini e Borgogni deputato al ruolo di “facilitatore” racconta di come quel Sistema “fu personalmente “aggiornato” da Alemanno, con l’indicazione di un altro tragitto per le tangenti, allorché il Sindaco scoprì che Mancini non rispondeva più con la fedeltà che era pretesa”.
Le carte doumenterebbero in che modo l’ex sindaco di Roma pretese un finanziamento illecito di 200 mila euro nel contesto della maxi tangente da 700mila euro che la Breda-Menarini, azienda controllata da Finmeccanica, pagherà per assicurarsi la fornitura di 45 filobus a Roma Metropolitane.
I rumors sul presunto coinvolgimento di Alemanno nella vicenda risalgono all’ottobre dello scorso anno quando il nome dell’ex sindaco finì tra il registro degli indagati insieme al l’ex presidente di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, e altre 18 persone tra cui Riccardo Mancini, ex amministratore delegato di Eur Spa, che ha già scontato quattro mesi agli arresti tra carcere e domiciliari, e attende ora il processo.
L’indagine è uno stralcio dell’inchiesta su Finmeccanica, Enav e Selex e ha preso spunto dalle rivelazioni del commercialista Marco Iannilli, già coinvolto nel troncone principale della vicenda giudiziaria e che tirò in ballo proprio Alemanno e Guarguaglini.
I due sono finiti nell’inchiesta, tra l’altro, in relazione ad una cena in casa di Lorenzo Cola, ex consulente esterno di Finmeccanica, nel corso della quale, riferirono tempo fa alcuni quotidiani, si sarebbe parlato dei lavori di prolungamento della Metro B e della realizzazione della linea C. Tale circostanza è sempre stata smentita dall’ex primo cittadino e da Guarguaglini che hanno ammesso di essersi incontrati ma solo per discutere di come ripulire i muri della capitale dai graffiti. In un altro interrogatorio, l’imprenditore Edoardo D’Incà Levis sostenne che i soldi della presunta tangente per l’appalto Breda Menarini “erano destinati alla politica romana” e più precisamente “alla segreteria di Alemanno”. Anche questo è stata sempre smentita dai diretti interessati.
