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Tangenti, ecco la nuova “par condicio”. Buzzi e Carminati, la politica è nuda

Con Mafia Capitale il colore da rosso e nero si è trasformato in uno solo: il verde dei soldi. Lirio Abbate e Marco Lillo mettono a nudo la politica di Palazzo ripercorrendo la scalata al potere di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi nel nuovo libro “I re di Roma”

di Patrizio J. Macci

Amministrava il suo regno da una pompa di benzina in un quartiere a Roma Nord. Da lì è riuscito a tessere infinite trame criminali, costruendo una rete di contatti con la politica che non temeva confronti. Un genio del male il cui nome i suoi compari esitavano addirittura a pronunciare in pubblico. Massimo Carminati neofascista in rapporti intimi con la Banda della Magliana, soprannominato il “Cecato” a causa di una benda che gli copre un occhio perso durante un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine ma che lui sfoggia come fosse un’onoreficenza. È uno dei protagonisti raccontati in maniera magistrale da Lirio Abbate e Marco Lillo in “I re di Roma – Destra e sinistra agli ordini di Mafia Capitale” (Chiarelettere Editore). 
L’altro, omologo “di sinistra”, è Salvatore Buzzi. Un omicida che ha scontato la sua pena commessa quando aveva poco più di vent’anni. Dalla sua esperienza carceraria di espiazione nasce la Cooperativa 29 giugno. Si laurea in galera a stretto giro e inanella una serie di convegni sulla legalità riuscendo a incantare personaggi del calibro di Miriam Mafai, Stefano Rodotà. Uscito dal carcere è agli occhi di tutti un uomo che ha pagato il suoi debiti con la giustizia. Organizza appuntamenti sulla legalità, diventa un businessmann con fatturato a sette zeri. Riceve addirittura la grazia dal Presidente della Repubblica dell’epoca. Arriva ad accaparrarsi tutti gli affari che ruotano intorno al mondo del “sociale”.

Nel libro gli autori sciorinano la “par condicio” delle tangenti e dei finanziamenti illeciti: sono corrotte sia la Destra che la Sinistra, ma quello che spicca in maniera decisa in un circo Barnum di neofascisti, ultras, soubrette mancate e non, calciatori, attori, imprenditori da strapazzo, è la spiccata riluttanza all’uso delle armi per dirimere le questioni; si preferisce la minaccia verbale (nel volume ce ne sono un campionario) che arriva in digitale, cioè sul telefono cellulare del diretto interessato. Quando ciò accade nessuno si rivolge alle forze dell’ordine, piuttosto chiede al Cecato che amministra la giustizia come fosse il “Sindaco del rione Sanità”.

Sono una macchietta i due consiglieri comunali del Pdl che baruffano per settimane con toni violentissimi. Uno dei due (il capogruppo) è ripetutamente minacciato di morte da un collega di partito che pretende un finanziamento elettorale in nero, al pari dei suoi colleghi che lo hanno ricevuto. Insomma nel libro c’è il grand guignol della politica di Palazzo messa a nudo, esattamente come non dovrebbe essere.
Arrivati alle ultime pagine il colore da rosso & nero si è trasformato in uno solo: il verde dei soldi. Il giochino della ricerca del “c’è o non c’è” purtroppo non è attuabile, perché il volume manca di un indice dei nomi, che avrebbe rischiato di innescare il tiro al piccione in mancanza di un giudizio definitivo dal punto di vista processuale. In compenso c’è una robusta scelta di documenti giudiziari da compulsare con attenzione.

Il consigliere comunale citato in un’intercettazione telefonica per avere una casa alla Camilluccia e una ad Abu Dabhi, acquistate in maniera dubbia almeno a detta del suo collega di partito, può quindi dormire relativamente tranquillo. Anzi poteva.