Il gruppo ‘Per il Lazio’ al Consiglio regionale confluisce nel Partito Democratico, ad eccezione della consigliera regionale Marta Bonafoni. L’annuncio del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, con la presidente dell’Assemblea del Pd Lazio, Lorenza Bonaccors, e il segretario generale del Pd Lazio, Fabio Melilli.
Nove consiglieri regionali entrano quindi nel Pd e sono pronti a prenderne la tessera: Cristiana Avenali, Daniela Bianchi, Cristian Carrara, Baldassarre Favara, Rosa Giancola, Gian Paolo Manzella, Daniele Mitolo, Maria Teresa Petrangolini e il capogruppo di ‘Per il Lazio’ al Consiglio regionale, Riccardo Valentini.
“Sono orgoglioso di una maggioranza che in due anni ha rivoltato la regione, l’ingresso di queste esperienze accanto alle esperienze del Pd, rappresenta una scelta importante per un allargamento di un partito che si e’ rimesso in discussione”. “Adesso c’e’ una sfida importantissima – ha aggiunto – noi dobbiamo ora costruire un cronoprogramma intenso di atti legislativi che sono sono gia’ in Consiglio e cambieranno la nostra regione, come il Testo Unico sull’Artigianato e la legge 328 sulle politiche sociali, al quale si affianca il tema non banale del riordino istituzionale dei territori. Dobbiamo attrezzarci per creare un calendario che sia all’altezza di queste sfide”.
“Oggi inizia una stagione nuova – ha detto Fabio Melilli – per un partito che non ha il timore di allargarsi, il Pd e’ il luogo dove si sta insieme, dove si elaborano strategie comuni per stare insieme. Inizia una stagione nuova, che confermera’ ancora il percorso riformatore della giunta Zingaretti. Ci attende una stagione di riforme”.
Ma mentre quasi tutto il ‘suo’ listino ufficializza il passaggio al gruppo democrat della Pisana, Marta Bonafoni a differenza dei suoi nove ormai ex colleghi, ha deciso di non aderire al ‘maxi transito’ e a Marco Tribuzi dell’agenzia Dire ha spiegato i motivi:
“Per il Lazio sono dieci persone, 5 donne e 5 uomini, riuniti sotto la volonta’ del presidente Zingaretti. Nel momento in cui il presidente manifesta la volonta’ di sciogliere quella iniziativa, e nove di noi concordano nel farlo, io rispettosamente debbo prenderne atto.”
“Non posso entrare nel Pd del segretario Matteo Renzi – ha detto Bonafoni- il segretario-presidente del Consiglio che col jobs act è riuscito dove Berlusconi aveva fallito, cioe’ con l’abolizione dell’articolo 18, e che in Liguria ha dato esplicita indicazione al centrodestra di votare la ‘sua’ candidata alle primarie del Pd, di fatto cambiando i connotati dell’alleanza di centrosinistra”.
“Non tifo per la disgregazione del Pd. Spero che tutto quel pezzo del partito che fa riferimento piu’ al popolo dei circoli e delle primarie che alla classe dirigente abbia la meglio rispetto a una visione di partito e societa’ che e’ quella espressa oggi da Renzi e dai suoi, che in nome di una pur sacrosanta esigenza di innovazione stanno facendo man bassa di un’idea di politica e di societa’ che punti a una reale democrazia rappresentativa, ai diritti e all’uguaglianza.
L’indicazione della Bonafoni a guardare alla sinistra del Pd apre le prospettive che la cosa rossa possa rinascere dopo le elezioni in Grecia: “una forza e una voglia di provare a costruire anche in Italia una sinistra di alternativa ma allo stesso tempo di governo, nuova e popolare. La tre giorni di ‘Human factor’ – conclude – ha visto insieme piu’ di due mila persone discutere e lavorare insieme, sinistra politica e sinistra sociale, per rimettere in moto una speranza nel nostro Paese”.

