di Patrizio J. Macci
I “nativi digitali”, cioè i minori nati dopo l’avvento di internet, trascorrono più tempo collegati ad apparecchiature che gli permettono la connessione al web, del totale del tempo di veglia della loro giornata tipo. Il dato va considerato come la somma dell’uso multitasking degli apparecchi, del fatto che le connessioni in banda larga telefonica consentono di scaricare contenuti e navigare notte e giorno ventiquattro ore su ventiquattro anche mentre si esercitano altre attività, ma rimane sempre un segnale allarmante.
Non è raro vedere ragazzi che camminano con la testa ripiegata, mentre fissano il proprio smartphone senza mai alzare la faccia, per strada e in metropolitana. Questo è solo uno dei dati inquietanti emersi dal progetto “Per un web sicuro” del Moige, presentato dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Viminale. L’intero quadro descritto dalla ricerca è inquietante.
Il professor Tonino Cantelmi docente di Psicologia dello sviluppo ha messo ordine nella mole di numeri della ricerca. Le abitudini degli adolescenti sul web sono estremamente pericolose, la navigazione non viene quasi mai usata per studiare e quando lo è, le fonti non vengono mai verificate. Per il resto del tempo i ragazzi giocano compulsivamente con le loro consolle, chattano con sconosciuti, scambiano foto o contenuti a luci rosse e, cosa gravissima, si dicono disponibili ad accettare appuntamenti al buio con sconosciuti. La pratica più pericolosa in assoluto rimane quella del “sexting”, lo scambio di materiale a luci rosse che li riguarda.
Gli adolescenti, come evidenzia la ricerca, non comprendono la peculiarità che rende il web micidiale: l’impossibilità di cancellare quanto viene condiviso con la rete (il web non dimentica mai), l’impossibilità di “nascondere la mano” quando si compiono atti di cyberbullismo. I dati presentati a margine dalla Polizia Postale e delle comunicazioni, fanno emergere un’attività incessante di prevenzione e contrasto contro i cyber delinquenti nel solo 2013: 55 persone arrestate, 344 persone denunciate, 430 perquisizioni effettuate, 28.063 siti web pedopornografici monitorati, 1.641 siti inseriti in black list.
Madrina dell’iniziativa Milly Carlucci, conduttrice televisiva che ha conosciuto il suo massimo successo quando la televisione italiana metteva a letto gli spettatori con “Giochi senza frontiere”, ora madre e utente ansiosa di capire i nuovi media. Ha suggerito agli studenti tre semplici domande per sbaragliare “il drago” qualora si affacciasse dai loro schermi: “chi sei, da dove vieni, cosa vuoi da me”.

