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“Un cocktail di look e autostima”. Così una taglia 60 diventa eccentrica

Chi è Monica Trappolini, la quarantenne di Monteverde che da costumista del cinema si è trasformata anche in look maker e personal shopper. “Dopo venti anni di cinema è nato il desiderio di rivolgermi alle persone comuni per aiutarle a trovare uno stile unico e inconfondibile in sintonia con le loro caratteristiche fisiche”. E giura che “anche una taglia 60 può togliersi lo sfizio di essere eccentrica”. Con gli attori “basta sdrammatizzare… Myriam Catania doveva indossare un vestitino di pizzo nero a rete, a lei non piaceva, le sembrava troppo classico, io le ho aggiunto con un chiodo di pelle e uno stivaletto”. LA GALLERY

di Valentina Renzopaoli

Il suo show-room è un vero paradiso per le amanti della moda e dei dettagli: borse vintage e cappelli dalle forme più estrose, collane e fiori colorati per i capelli sparsi un po’ ovunque. Il piccolo studio nel cuore di Monteverde è un vero e proprio laboratorio dell’immagine: varcata la soglia, tutto può accadere. E il sogno di essere diversa, sentirsi valorizzata e curata può trasformarsi in realtà. Quarantatré anni, Monica Trappolini, stylist e costumista cinematografica, si è inventata un nuovo mestiere: studiare in modo quasi scientifico le donne comuni e costruire per loro un nuovo stile.
Monica, che cos’è lo stile?
“E’ il nostro primo biglietto da visita ed è rappresentato da tutti quegli elementi che esprimono la nostra personalità, l’hair style, il trucco, il total look: i capi che indossiamo, gli accessori, il modo di portarli ci caratterizzano”.
Come nasce l’idea di proporsi come look maker e personal shopper?
“Da sempre il mio chiodo fisso è la moda: mi sono diplomata in un istituto professionale per la moda, mi sono laureata all’Accademia di Moda e Costume di Roma e poi ho preso un master in consulente d’immagine. Dopo aver lavorato come costumista per il cinema per vent’anni, è nato il desiderio di rivolgermi alle persone comuni per aiutarle a trovare uno stile unico e inconfondibile in sintonia con le loro caratteristiche fisiche. Ecco questo è importante: che il nostro stile sia in sintonia con il nostro corpo.  Anche una taglia 60 può togliersi lo sfizio di essere eccentrica: a volte basta cambiare un tessuto per ottenere un risultato completamente diverso.
Chi sono le sue clienti? Chi si rivolge a lei per trasformare il suo aspetto?
“Il target che sta utilizzando il mio servizio è medio-alto: donne professioniste, psicologhe, ingegneri, maestre. La fascia d’età va dai 35 ai 50 anni”.

E cosa chiedono le donne?
“Migliorarsi, osare di più, ma anche costruire da capo un look personale che non sono riuscite ad individuare da sole”.
Quali sono i segreti per trasformare l’aspetto?
“A me piace giocare molto con gli accessori: i cappelli colorati, le spille, i guanti di pelle, ci sono mille possibilità e tutto cambia. Bisogna educare l’occhio e lo spirito ad avere qualche “mania”, una passione per almeno un elemento particolare per cui ci possiamo far ricordare. Dagli orecchini alle scarpe, dai foulard alle borse”.
Com’è strutturato il suo lavoro? Da dove si comincia?
“Ho strutturato un pacchetto molto simile a quello che propongo quando lavoro per il cinema, che prevede un primo incontro conoscitivo per capire quali sono le aspettative dei clienti e il loro stile di vita. Ad esempio non proporrò mai un abito da sera se la cliente non ha occasione mondane. Durante questo primo incontro vengono scattate delle foto. Dopo aver studiato la sua silhouette, nel secondo appuntamento propongo alcune soluzioni per accentuare i pregi, bilanciare le proporzioni, camuffare le disarmonie. Poi c’è l’incontro operativo: prima un’ora di make up, poi la simulazione di taglio e colore per cappelli con delle parrucche, infine le prove di abito. Il tutto viene documentato con un book fotografico”.
E le clienti come reagiscono?
“Il cambio di immagine è un’iniezione di autostima che tocca sfere interiori. Il mio lavoro è accompagnato da partnership con dietologhe, psicologhe, chirurghi estetici: se le persone hanno una bassa autostima il lavoro è fatto a metà. La cosa che mi ha sconvolto è che l’umore, l’atteggiamento persino la postura delle donne cambiano non appena si vedono più belle: quando entrano nel mio showroom sono spesso timide, reticenti, un po’ impacciate. Man mano che avviene la trasformazione del loro aspetto acquisiscono sicurezza e autostima e dopo un po’ sembrano tutte modelle”.
Quindi lei oltre ad essere una consulente d’immagine è anche un po’ psicoterapeuta?
“A dire il vero non immaginavano che questo lavoro mi avrebbe dato così tante soddisfazioni. Mi sento artefice di una trasformazione, non pensavo di poter dare un aiuto così importante alle persone. Ma il miglior consulente è lo specchio, io consegno solo gli strumenti per valorizzare la propria immagine”.
Anche gli uomini possono venire a chiedere una consulenza?
“Certo, sulle mie pagine facebook ci sono molte visite maschili, ma da parte loro c’è più reticenza. Noi donne siamo più vulnerabili ma anche più attente, sempre alla ricerca di sicurezza”.
Parliamo un po’ del passato e della tua esperienza nel cinema: lei ha avuto la fortuna di lavorare nella serie tv “Compagni di scuola” che lanciò una nuova generazione di attori italiani, da Riccardo Scamarcio a Laura Chiatti a Cristiana Capotondi. Che esperienza è stata?
“Era il 2001 e anche io ero molto giovane, ci siamo divertiti tantissimo, avevo subito intuito che Riccardo sarebbe diventato famoso, lui è un ragazzo magnetico. Avevamo studiato il look di ognuno, cercando di caratterizzare molto i personaggi: Scamarcio per esempio rappresentava il fighetto bullo della scuola con i suoi giubbini di pelle nera”.
Con quali altri attori hai lavorato?
“Alessia Marcuzzi, Myriam Catania, Romina Mondello, Nicolas Vaporidis, molti dei giovani attori italiani”.
Prossimi progetti per il cinema?
“Sto per iniziare un film in lingua inglese, una black comedy con un regista italiano Igor Maltagliati, un vero talento. Lo gireremo a Roma a giugno e ci sono diversi attori importanti”.
Quali sono le difficoltà di lavorare con attori che hanno già un loro stile e a volte sono poco propensi a lasciarsi guidare?
“La chiave è sdrammatizzare: in uno degli ultimi film in cui ho lavorato, Myriam Catania doveva indossare un vestitino di pizzo nero a rete, a lei non piaceva, le sembrava troppo classico, io ho sdrammatizzato con un chiodo di pelle e uno stivaletto e a quel punto è impazzita”.
Qual è il suo accessorio preferito?
“Le mie manie sono tante, io gli accessori li adoro tutti. Se devo proprio scegliere dico le borse d’epoca che vado a cercare nei mercatini dell’usato”.
Qualche idea per la primavera?
“Il mood di quest’anno e del prossimo sono gli anni Quaranta, uno stile estremamente femminile e sofisticato, ma anche minimale. Tailleur con gonne longuette, spalline costruite, scarpe con le zeppe. Ma alle mie clienti dico sempre di non seguire la moda ma cercare la sintonia con le proprie caratteristiche fisiche e con la propria personalità. Perché come diceva Coco Chanel “La moda passa ma lo stile resta”.
Lei è sposata, fidanzata?
“Ho un compagno da dieci anni, oltre ad essere meraviglioso, mi creda, è davvero bello”.
Figli?
“Un bambino di sette: credo diventerà un artista, disegna benissimo ed è un creativo”.