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Affari con l’India, ecco che cosa c’è dietro il ritorno dei marò

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La marcia indietro dell’Italia sul caso marò sta facendo discutere e presumibilmente lo farà ancora a lungo. La figura della nostra diplomazia non è stata delle migliori e il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, è finito sotto accusa. Ma dietro alla decisione, un vero e proprio dietrofront, di rimandare i due fucilieri a New Dehli potrebbero celarsi motivazioni economiche. D’altra parte, il premier indiano, Manmohan Singh, aveva minacciato: “Se i due fucilieri non dovessero fare ritorno ci saranno conseguenze nelle relazioni con l’Italia”.

GLI AFFARI IN GIOCO – Ma che cos’aveva da temere l’Italia sul lato economico? Già dopo lo scandalo tangenti Finmeccanica l’export in India rischiava di subire una tremenda battuta d’arresto. Il solo affare che riguarda i 12 elicotteri della Agusta Westland vale 560 milioni di euro. E nel 2012, riporta il sito Lettera 43, le esportazioni verso il gigante asiatico si sono ridotte del 10,3% (dati Assocamerestero di febbraio 2013), nonostante la bilancia commerciale fuori dall’Unione europea abbia registrato nello stesso periodo il miglior risultato dal 2004, con vendite complessive pari a 180 miliardi di euro. E le cose potrebbero anche peggiorare dopo che Singh ha presentato un piano quinquennale di sviluppo necessario a spingere la crescita.

LE MIRE DI CONFINDUSTRIA – New Dehli ha intenzione di dare slancio alla ripresa investendo molto, anzi moltissimo, in infrastrutture. Si parla di una cifra che si aggira intorno ai 650 miliardi di dollari. Un gruzzolo che fa molta gola anche a Confindustria e alle circa 400 società italiane già operanti in India. Nel 2011 l’interscambio commerciale tra Italia e India è stato di 8,5 miliardi di euro. E l’obiettivo è arrivare ai 15 miliardi entro il 2015. La preoccupazione in sede diplomatica era forte: “Se non si raggiunge un’intesa sui marò l’India ostacoleràle nostre imprese”. Un rischio che ora non correremo più.