Di Gianni Pardo
Come è noto, su Internet esiste una guerra sul diritto d’autore. Gli utenti sono così abituati ad avere tutto gratis che trovano naturale “scaricare” da Internet le canzoni dei cantanti famosi, tutta la musica seria, gli articoli dei giornali e persino i libri. Tutta roba normalmente protetta dal copyright: ma i competenti di computer sono capaci di violare tutti i divieti e mettere in rete persino i programmi della Microsoft, gelosamente protetti dai più indiavolati marchingegni del settore. E chi ha creato qualcosa non becca un quattrino.
Il fenomeno interessa anche i giornali. Da prima, pensando di acquistare lettori, essi hanno aperto pagine online, poi hanno visto calare paurosamente le vendite ed hanno anche impedito la diffusione di quelle “rassegne stampa” (preziosa, per esempio, quella della Camera dei Deputati) che riportavano i principali articoli delle maggior testate nazionali. Non sappiamo se in questo modo abbiano incrementato le loro vendite: l’abitudine ad avere tutto gratis è difficile da sradicare e forse hanno soltanto conseguito di avere meno lettori per i loro articoli. Il napoletano che compra “Il Mattino” per la cronaca cittadina e magari per sapere che cosa fanno al cinema o chi è morto, non andrà certo a comprare “la Stampa” di Torino perché in televisione ha visto parlare di un articolo sulle opinioni di Violante sulla decadenza di Berlusconi. Ma queste sono solo ipotesi.
Essenziale è ciò che si diceva prima: Internet è visto come una immensa fiera in cui tutto ciò che si vede è gratis. La richiesta di pagare qualcosa è spesso solo un invito a cambiare schermata e passare ad altro. Tutto ciò sembra una grande novità ed è invece un ritorno al passato. La letteratura francese stupisce per la quantità di nobili fra i grandi nomi, prima della Rivoluzione. La cosa si spiega facilmente: soltanto i ricchi allora potevano permettersi di studiare e soltanto i ricchi potevano poi passare il tempo a informarsi e a scrivere. Né è strano che il loro prodotto intellettuale fosse poi offerto pressoché gratis: i fruitori dovevano pagare il prezzo del libro non per dar da vivere all’autore ma per pagare le spese di stampa. È soltanto con l’avvento dell’alfabetizzazione obbligatoria, cioè con l’allargamento esponenziale del numero dei lettori, che scrivere diviene un mestiere e a volte un affare. Ancora nel Settecento Dumas e Balzac erano impensabili, poi nascono il giornalismo e la letteratura popolare. E da allora il copyright è divenuto un’evidenza. Ma se il suo mantenimento si rivelerà troppo difficile o addirittura impossibile, può darsi che si torni all’antico. Chi produrrà arte o pensiero lo farà per amore dell’arte o del pensiero. I giornali, tutti online, domani potrebbero essere scritti – gratis – da avvocati, impiegati, pensionati, medici, disoccupati, tutta gente che vive d’altro.
Qualche avvisaglia l’abbiamo già. Da molti anni collaboro con un giornale online, “Affaritaliani.it, che già accanto alla testata si proclama “il primo quotidiano on-line”. Effettivamente ha milioni e milioni di contatti ed applica una formula molto moderna. Non sposa nessuna linea politica precisa, si assegna solo il dovere di informare e divertire, ed ha successo: ha parecchia pubblicità, riceve interviste anche da personaggi importanti, tratta i più svariati argomenti e in tutti i sensi è un vero e proprio quotidiano. Per numero di contatti probabilmente rivaleggia con parecchie testate cartacee e forse le supera. Ebbene, benché questo quotidiano sia così importante, per quanto ne so può nutrire solo un piccolissimo gruppo di dipendenti fissi, proprio perché è gratuito. Persino opinionisti come il sottoscritto, di cui Affaritaliani ha pubblicato oltre settecentocinquanta articoli, collaborano gratis.
I grandi giornali sono aggrappati al passato. Hanno redazioni pletoriche e forse combattono una battaglia di retroguardia. Il giornale online invece potrebbe rappresentare la formula del futuro. Esso applica infatti il principio inglese per il quale “if you can’t beat them, join them”, “se non puoi batterli alleati con loro”. I lettori vogliono leggere senza pagare? Creiamo un giornale che gli arriva a casa senza nessun loro impegno e ne avremo milioni.
Messaggio per i giovani. Gli aspiranti giornalisti dovrebbero devono prima di tutto procurarsi di che vivere con un buon mestiere. Soltanto dopo, se a tempo perso scrivono cose interessanti, vedano se qualche giornale gli concede l’onore di pubblicarli, ricompensandoli con qualche lode dei lettori.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
