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Ammazzò il figlio per difendere la moglie: Edoardo Borghini condannato a 11 anni. La procura di Verbania ne aveva chiesti 22

I giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti e quella della provocazione, riducendo sensibilmente la pena

Ammazzò il figlio per difendere la moglie: Edoardo Borghini condannato a 11 anni. La procura di Verbania ne aveva chiesti 22

Uccise il figlio al termine di una lite per difendere la moglie: Edoardo Borghini condannato a 11 anni di carcere. Sconto di pena grazie alle attenuanti generiche

Undici anni di reclusione. È questa la condanna inflitta dalla Corte d’Assise di Novara a Edoardo Borghini, il 64enne che il 19 gennaio 2025 uccise il figlio Nicolò al culmine di una violenta lite familiare nella loro abitazione di Ornavasso, nel Verbano-Cusio-Ossola. Per l’imputato la procura di Verbania aveva chiesto una condanna a 22 anni di carcere, ma i giudici hanno riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti e quella della provocazione, riducendo sensibilmente la pena.f

La lite in casa e gli spari

La tragedia si consumò all’interno della casa di famiglia. Secondo quanto ricostruito durante il processo, quella sera tra Nicolò Borghini e i genitori sarebbe scoppiata una lite particolarmente accesa. Il giovane avrebbe assunto un atteggiamento aggressivo nei confronti della madre, circostanza che avrebbe spinto il padre a intervenire. La discussione degenerò rapidamente: Edoardo Borghini prese un fucile e sparò due colpi contro il figlio. I soccorsi furono allertati immediatamente, ma per Nicolò non ci fu nulla da fare. Le ferite riportate si rivelarono fatali e il giovane morì poco dopo.

Dopo l’omicidio l’uomo venne fermato e successivamente arrestato. Fin dall’inizio dell’indagine la sua difesa ha sostenuto che il gesto fosse maturato in un contesto di forte tensione familiare e nel tentativo di proteggere la moglie durante l’ennesima lite degenerata. Durante il processo la procura aveva chiesto una condanna a 22 anni di carcere, ritenendo pienamente configurabile l’omicidio volontario.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane e chiariranno nel dettaglio le ragioni che hanno portato i giudici a riconoscere la provocazione e a ridurre la pena.

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