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Cronache

 

Grillo (2)

di Lorenzo Lamperti

Questa magistratura mi fa paura. Io che sono un comico ho subìto più di 80 processi”. Togliendo la parola “comico” (ma secondo qualcuno potrebbe anche restare) questa frase sembrerebbe poter essere stata pronunciata da Silvio Berlusconi. E invece no. L’ha pronunciata Beppe Grillo lo scorso 15 febbraio, sul palco di Ivrea. C’è chi ha usato questa scusa per bollare il leader del Movimento 5 Stelle come un “voltagabbana”. “Da giustizialista a garantista”, è stato detto. Ma qual è il vero rapporto del trionfatore delle elezioni del 24 e 25 febbraio con i temi della giustizia?

IMPUNITA’ – “La legge protegge i delinquenti e manda in galera gli innocenti”, ripete spesso Grillo. È sempre stato questo il tasto su cui ha battuto, e continua a battere, l’ex comico genovese. La Casta. La cerchia di privilegiati che non si fa processare, o quantomeno condannare. Anche se Berlusconi, rispondendo proprio a Grillo, ha sfoggiato come medaglia la rendicontazione dei suoi guai giudiziari: “Grillo è disinformato, ho avuto più di cento processi”. Rivendicando un record. Fatto sta che Grillo si pone come paladino dei dimenticati, del Quarto Stato, degli outsider. Sul blog del leader del Movimento 5 Stelle sull’argomento si legge: “Mi domando cosa significhi la parola Giustizia oggi. Questa è forse la domanda più importante che ci dobbiamo porre. È la Giustizia di tutti o è riservata solo a coloro che possono permettersi uno studio legale di grido e arrivare anno dopo anno alla prescrizione? O la Giustizia degli intoccabili, che il carcere non lo vedranno mai, che siano i parlamentari o i poliziotti accusati di pestaggio del G8? Forse la Giustizia dei poveri cristi, spesso extracomunitari, che hanno un avvocato di ufficio e una condanna pressoché certa? Quante Giustizie esistono in questa disgraziata e impenetrabile Nazione? La Giustizia amministrata per censo, per casta? La Giustizia capitalista, dove il reddito è un elemento sempre a favore dell’accusato, una prova inoppugnabile di innocenza?”. Il succo: chi ha soldi non paga mai le conseguenze delle sue azioni.

PAROLA CHIAVE AMMODERNAMENTO – Secondo Grillo è fondamentale l’ammodernamento della macchina della giustizia, giudicata “obsoleta, inefficiente e dispendiosa”. Colpa della “eccessiva frammentazioni delle sedi” ma anche dell’”eccesso di domanda: le sopravvenienze civili annue contenziose di primo grado per ogni giudice sono 438, in Francia 224, in Germania 54. Quelle penali annue (reati gravi) per ogni giudice, in Italia sono 190, in Francia 81, in Germania 42. Ciò dipende”, scrive Grillo “dal fatto che il sistema legale tende a tutelare di più chi viola la legge rispetto a chi subisce una lesione dei propri diritti”. Una possibile soluzione, secondo Grillo, va trovata “nell’autoregolamentazione, introducendo rischi: si deve consentire la reformatio in peius in appello”, vale a dire la possibilità del giudice di appello di poter riformare la sentenza di primo grado irrogando una pena o una misura peggiori delle precedenti. Sì, perché il leader 5 Stelle sottolinea come la lentezza del processo penale vada ascritta al fatto che in Italia “impugnare conviene perché non si corrono rischi, in quanto vi è il divieto di peggiorare la posizione dell’imputato se è solo lui appellante”. Meno impugnazioni uguale meno processi uguale meno avvocati. Sarebbe questa la panacea per la giustizia italiana.

NO ALL’AMNISTIA, SI’ AL FALSO IN BILANCIO – Su due temi chiave che hanno acceso il dibattito sulla giustizia durante la campagna elettorale la posizione del Movimento 5 Stelle è simile a quella del Pd. In primo luogo sulla reintroduzione del reato di falso in bilancio. Grillo d’altra parte non ha mai lesinato interventi sui casi Parmalat e, più recentemente, Monte Paschi di Siena. Il discorso sul falso in bilancio ovviamente si inserisce in quello più ampio sulla giustizia che “premia” o comunque che “non condanna” i potenti. Sulla stessa linea del Pd anche per quanto riguarda l’amnistia, che non era prevista in nessuno dei due programmi anche se a dire la verità alcuni esponenti della coalizione di centrosinistra si erano espressi a favore, abbracciando la posizione di Nichi Vendola.

SI’ ALLA RESPONSABILITA’ CIVILE DEI MAGISTRATI – Su un altro punto Grillo e Berlusconi la pensano alla stessa maniera, vale a dire la responsabilità civile dei magistrati. Secondo il leader del Movimento 5 Stelle è giusto che un giudice o un pm, qualora sbaglino giudizio per dolo o colpa grave, siano costretti a un effettivo risarcimento nei confronti del cittadino (possibilità già prevista però attraverso il risarcimento da parte dello Stato). Una posizione diametralmente opposta a quella del Pd e di tutto il centrosinistra.

“LA MAFIA? SOLO AL NORD” – Per molte settimane si è parlato delle frasi dette da Grillo in Sicilia durante la campagna elettorale per le Regionali. “La mafia al Sud non esiste più”, ha detto il leader 5 Stelle. Certo, è una frase estrapolata da un contesto più ampio. Certo, Grillo poteva intendere che la mafia al Nord è più pericolosa perché è più difficile da riconoscere e si infiltra in zone grigie dell’economia e della finanza. Però il tema della lotta alla mafia non sembra una delle priorità per il suo movimento. Tutto si riconduce sempre e comunque alla distinzione tra gente comune e Casta, tra poveri e ricchi, tra trasparenza e opacità, tra fregature e privilegi, tra noi e loro. Ora però anche gli umiliati e offesi entreranno in parlamento. Non in pochi. E avranno, o avrebbero, un compito. Dopo aver finito di picconare le pareti già marce dovranno, o meglio dovrebbero, tirarne su di nuove.

Twitter: @LorenzoLamperti

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amnistiamafiagrillogiustizia
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