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Baby squillo, dopo Roma si indaga all’Aquila: “Nel giro anche tredicenni”

 

prostituzione

La magistratura dell’Aquila ha avviato una “indagine preliminare” su un presunto giro di baby prostitute nel capoluogo molisano, , del quale aveva parlato il vescovo ausiliare monsignor Giovanni D’Ercole. Uno scenario che, se confermato, sarebbe analogo a quello emerso nei giorni scorsi a Roma. “Al momento – ha spiegato all’agenzia Agi il procuratore capo della Repubblica Fausto Cardella – siamo appena alla fase iniziale, all’acquisizione, cioè, di una ipotetica notizia di reato che abbiamo appreso solo dai giornali”.

Il fascicolo è stato assegnato al sostituto procuratore David Mancini il cui pool ha competenza su questo genere di reati. Per quanto riguarda le affermazioni di monsignor D’Ercole, il procuratore capo è molto cauto tanto che parla di “presunte dichiarazioni”. Non è pertanto escluso che lo stesso prelato possa essere ascoltato in qualità di persona informata sui fatti: Monsignor D’Ercole avrebbe saputo da un medico l’esistenza del giro di baby prostitute ma per il resto ha mantenuto un assoluto riserbo.

Le baby squillo, alcune delle quali avrebbero meno di 14 anni, si sarebbero prostituite anche per ottenere una ricarica telefonica. “Se dagli accertamenti dovessero emergere della verità su quanto riportato dai mass media – ha aggiunto Cardella – l’inchiesta subirà un salto di qualità. L’obiettivo, ovviamente, è identificare i presunti sfruttatori”.

IL PRECEDENTE – “Voglio soltanto tornare a scuola”. Così in un pianto di lacrime e accuse si scioglie l’incubo della 14enne finita in un gioco torbido e troppo più grande della sua giovane età. Tradita dall’affetto più caro, la madre, che invece di proteggerla, aveva cominciato a guadagnare sul suo corpo violato. Era stata l’amica del cuore che l’aveva portata in quel giro. Gli interrogatori dei magistrati ricostruiti da Repubblica svelano i retroscena di degrado della storia torbida nata sui banchi di scuola di un liceo della capitale.

La posizione più complicata quella della mamma di una delle due baby squillo che, venuta a conoscenza dell’attività della figlia, la avrebbe addirittura incoraggiata pretendendo anche una “percentuale” dei guadagni. Una storia che ricorda il romanzo di Alberto Moravia, “La romana” appunto: come in quelle pagine colte anche qui c’è una madre che sogna di uscire dalla propria condizione di miseria, consigliando e spronando la figlia a non deludere i clienti. Ma la realtà supera la finzione, non c’è redenzione ma solo una voragine di sesso e droga. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma le minori, di mattina andavano a scuola e il pomeriggio si prostituivano, utilizzando i loro guadagni anche per acquistare sostanze stupefacenti per uso personale.

L’inchiesta è scaturita dalla denuncia dell’altra madre della minorenne che aveva notato un cambiamento radicale del comportamento della figlia. Inoltre alcune lettere anonime l’avevano allertata sui comportamenti della figlia. Le indagini hanno permesso di scoprire che le ragazze erano state adescate tramite una chat da tre uomini. La prostituzione delle due minori era “gestita” da I.M., che aveva adibito a casa chiusa un appartamento sito in viale Parioli, e che provvedeva a gestire i rapporti con i clienti reperiti mediante inserzioni su siti di incontri on line, in cui le due ragazze venivano spacciate per maggiorenni. Tra gli arrestati anche uno dei clienti, D.M., indagato anche per produzione di materiale pedopornografico e tentata estorsione: secondo l’accusa sarebbe stato consapevole della minore età di almeno una delle ragazze e aveva richiesto il pagamento di 1500 euro per non divulgare alcuni video che aveva effettuato durante gli incontri.
La madre, il cliente e i tre organizzatori del “giro” attendono gli interrogatori di garanzia. Dovranno rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari Maddalena Cipriani, la stessa che emesso il provvedimento cautelare su richiesta del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del sostituto Cristiana Macchiusi.