CasaPound scrive ad Affari: "Noi con i deboli, i compagni piazzano bombe" - Affaritaliani.it

Cronache

CasaPound scrive ad Affari: "Noi con i deboli, i compagni piazzano bombe"

CasaPound scrive ad Affaritaliani.it dopo la riabilitazione ottenuta dal ministero dell'Interno

Alla fine ci ha pensato l'estrema sinistra fiorentina a mettere la parola fine sul dibattito apertosi giorni fa a proposito del rapporto del Viminale in cui CasaPound veniva “assolta” da responsabilità circa la violenza politica. “Colpa dei centri sociali”, diceva in sostanza il ministero. Mentre Repubblica, il Fatto, il Manifesto si indignavano, mentre Pd e Sel portavano la cosa in Parlamento, a Firenze, i “compagni” mettevano una bomba in una libreria di Cpi. E qui i fatti rivendicano il loro primato sulle parole.

Già, i fatti. Sono questi: nella notte tra martedì e mercoledì, un ordigno è stato piazzato davanti alla libreria Il Bargello, a Firenze, locale riconducibile a CasaPound. L'esplosione ha danneggiato il bandone del negozio e infranto il vetro di un'auto in sosta. Sul muro di un palazzo sul lato opposto della strada, di proprietà della Asl, è stata vergata la scritta "Pippo, Andre e Tommi liberi", riferimento a tre anarchici arrestati con l'accusa di aver incendiato l'abitazione di un militante di CasaPound, nel parmense, tanto per non farci mancare nulla.

Non ci sono stati feriti, stavolta, a differenza di due settimane fa, quando, stavolta di giorno, una ventina di persone incappucciate, armate di mattoni, bombe carta, spranghe e bastoni, avevano assaltato la medesima libreria. All’interno del locale, allora, si trovavano solo tre persone, due ragazzi e una ragazza, quest’ultima presa a sprangate. Nessuno di questi tre fatti – i due di Firenze e quello di Parma – ha avuto granché risalto sui media, come se fosse naturale che sedi politiche vengano assaltate, incendiate, fatte saltare. A CasaPound, peraltro, era successo anche a Bologna, dove tre fuori sede avevano deciso di svoltare una serata di sballo andando a dare fuoco alla sede delle “tartarughe frecciate”, dimenticandosi della telecamera che aveva ripreso tutto.

A fronte di questi (e altri) fatti, cosa avrebbe dovuto rispondere il ministero degli Interni a quel giudice che ha chiesto al Viminale lumi sul movimento e sul suo rapporto con la violenza (siamo nell'ambito del processo intentato dalla figlia di Ezra Pound al movimento che ne utilizza il nome)? Semplice: che si tratta di un movimento con uno "stile di militanza fattivo e dinamico ma rigoroso nelle rispetto delle gerarchie interne" con l’obiettivo "di sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del Ventennio".

I principi che lo guidano, si legge, sono "la tutela delle fasce deboli attraverso la richiesta alle amministrazioni locali di assegnazione di immobili alle famiglie indigenti, l’occupazione di immobili in disuso, la segnalazione dello stato di degrado di strutture pubbliche per sollecitare la riqualificazione e la promozione del progetto 'Mutuo Sociale'". E ancora "l'attenzione del sodalizio è stata rivolta anche alla lotta al precariato ed alla difesa dell'occupazione attraverso l'appoggio ai lavoratori impegnati in vertenze occupazionali e le proteste contro le privatizzazioni delle aziende pubbliche".

Non mancano tematiche una volta di sinistra, come "il sovraffollamento delle carceri, o la promozione di campagne animaliste contro la vivisezione e l’utilizzo di animali in spettacoli circensi". Per quanto riguarda la violenza e le manifestazioni, il Viminale è chiaro: "Il sodalizio organizza con regolarità, sull’intero territorio nazionale, iniziative propagandistiche e manifestazioni nel rispetto della normativa vigente - scrive il Viminale - e senza dar luogo ad illegalità e turbative dell’ordine pubblico".

Si specifica inoltre che, benché non siano santarellini e non mirino a sembrare tali, quelli di CasaPound devono fare i conti con la sinistra radicale che “sotto la spinta del cosiddetto ‘antifascismo militante’ non riconosce il diritto alla agibilità politica”. È la frase che ha fatto infuriare Sel e il Pd, che hanno preparato interrogazioni sulla vicenda. Nel frattempo, proprio l’antifascismo militante fiorentino pensava bene di dare ragione al Viminale, piazzando un ordigno davanti alla sede di CPI.

Marco Clemente