Nuova giornata d’imbarazzo per il governo laburista britannico guidato dal premier Keir Starmer, alla vigilia della pubblicazione di una prima tranche di messaggi legati alla nomina dell’ex ministro Peter Mandelson come ambasciatore negli Stati Uniti durante la presidenza di Donald Trump. Mandelson, figura storica del New Labour di Tony Blair, era stato richiamato da Starmer per un ruolo di primo piano prima del suo siluramento nei mesi scorsi, dopo la riaccensione dello scandalo sui suoi rapporti passati con il finanziere americano Jeffrey Epstein, coinvolto in una vasta rete di abusi e traffico sessuale.
I documenti in uscita riguardano gli scambi di messaggi avvenuti al momento della designazione tra lo stesso Mandelson e l’entourage del premier a Downing Street. Normalmente tali comunicazioni restano riservate, ma il Parlamento ha costretto il governo non solo a renderle pubbliche, ma anche ad affidare a una commissione bipartisan la valutazione di eventuali documenti che potrebbero restare coperti per ragioni legate alle indagini giudiziarie in corso o alla sicurezza nazionale del Regno Unito.
La pubblicazione avverrà in più fasi, a partire da quella odierna, accompagnata da un’illustrazione alla Camera dei Comuni affidata al ministro Darren Jones, stretto collaboratore del premier e coordinatore dell’Ufficio di Gabinetto.
Mandelson, 72 anni, resta intanto sotto indagine da parte di Scotland Yard. Il mese scorso è stato fermato per alcune ore dalla polizia per essere interrogato con l’accusa di aver condiviso in passato con Epstein informazioni governative riservate e potenzialmente lucrative. Un sospetto simile è stato avanzato anche nei confronti del principe Andrea, nell’ambito di un’altra delle inchieste aperte nel Regno Unito sulle ricadute britanniche dello scandalo legato al nome del finanziere newyorkese.

