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Chi è Luigi Lovaglio, il ritratto del Ceo di Mps

Il suo percorso professionale racconta innanzitutto la storia di un uomo cresciuto dentro UniCredit, dove entra giovanissimo nel 1973 e percorre tutte le tappe della carriera manageriale

Chi è Luigi Lovaglio, il ritratto del Ceo di Mps

Chi è Luigi Lovaglio, il ritratto del Ceo di Mps

Luigi Lovaglio emerge da questo profilo come una figura manageriale di raro spessore nel panorama bancario europeo: un dirigente costruito sul campo, con oltre quarant’anni di esperienza internazionale, capace di attraversare epoche diverse della finanza mantenendo una reputazione di solidità, visione strategica e pragmatismo operativo.

Il suo percorso professionale racconta innanzitutto la storia di un uomo cresciuto dentro UniCredit, dove entra giovanissimo nel 1973 e percorre tutte le tappe della carriera manageriale. Questo lungo apprendistato gli consente di conoscere il mestiere bancario in profondità: dal territorio alla grande strategia, dalle reti commerciali alle operazioni societarie più complesse. Non è il classico manager “di facciata”, ma un professionista formatosi nei meccanismi concreti del credito e dell’organizzazione.

Il ritratto che ne emerge è quello di uno specialista delle trasformazioni. Negli anni Novanta partecipa al processo di fusioni che porterà alla nascita dell’attuale UniCredit, dimostrando capacità di visione sistemica e di gestione del cambiamento. Successivamente diventa uno dei protagonisti dell’espansione del gruppo nell’Europa centro-orientale, intuendo in anticipo il potenziale di quei mercati.

La sua stagione più significativa sembra però quella polacca, alla guida di Bank Pekao. Qui Lovaglio si distingue come leader capace di coniugare crescita, redditività e prudenza. Sotto la sua gestione la banca raggiunge risultati eccellenti, diventando una delle realtà più forti del Paese. Colpisce soprattutto un elemento: la scelta di non inseguire facili profitti attraverso i mutui in franchi svizzeri, decisione che si rivelerà lungimirante quando l’intero sistema bancario polacco subirà pesanti contraccolpi. Questo dettaglio suggerisce una qualità rara nel settore finanziario: saper dire no quando il mercato spinge nella direzione opposta.

Lovaglio appare quindi come un manager sobrio, poco incline alla spettacolarizzazione, orientato più alla sostanza che alla comunicazione. Il suo profilo richiama quello del “banchiere industriale”: focalizzato su capitale, sostenibilità dei risultati, disciplina e gestione del rischio. Non il dirigente che cerca consenso immediato, ma quello che punta a lasciare istituzioni più forti di come le ha trovate.

Anche il ritorno in Italia, prima in Credito Valtellinese e poi ai vertici del sistema bancario nazionale attraverso ABI, conferma la considerazione di cui gode nel settore: viene chiamato quando servono esperienza, credibilità e capacità di ristrutturazione. Sul piano personale, il fatto di essere stato insignito del titolo di Commendatore per il contributo ai rapporti economici tra Italia e Polonia suggerisce anche una dimensione diplomatica e istituzionale del suo lavoro: non solo banchiere, ma ponte tra economie e sistemi diversi.