“Controrivoluzione. Una storia politica del nostro tempo”: alla Luiss la presentazione dell’ultimo saggio di Giovanni Orsina
Un confronto sullo stato della democrazia occidentale, sulle fratture aperte dal populismo e sulla crisi del rapporto tra politica e società. È questo il clima che ha accompagnato, martedì 6 maggio, nella Sala delle Colonne del Campus Luiss di Viale Pola, la presentazione di “Controrivoluzione. Una storia politica del nostro tempo“, il nuovo saggio di Giovanni Orsina, Head del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss. A discuterne insieme all’autore, moderati da Francesco Giorgino – Direttore del Master in Comunicazione e Marketing politico e istituzionale della Luiss – sono stati Gianni Letta, Ernesto Galli della Loggia, Samantha Cristoforetti e Maurizio Tarquini. Interventi molto diversi tra loro, ma accomunati da una domanda di fondo: che cosa si è spezzato nel rapporto tra cittadini, istituzioni e democrazia liberale?
Il libro di Orsina parte proprio da qui. Il populismo – sostiene lo storico – non può essere letto come una parentesi patologica o come un’irrazionale ondata antisistema, ma come la reazione a un ordine politico e culturale nato negli ultimi sessant’anni. Un ordine che aveva promesso di conciliare libertà individuale e solidarietà sociale, apertura globale e tutela delle identità locali, crescita economica e sostenibilità, ma che col tempo avrebbe finito per produrre nuove forme di sradicamento e distanza dalla realtà quotidiana. Nella lettura proposta da Orsina, la rivoluzione liberale occidentale si è progressivamente trasformata in un sistema sempre più moralista e impolitico, incapace di riconoscere il conflitto come elemento fisiologico della democrazia. Da qui la “controrivoluzione”: il ritorno di bisogni di appartenenza, protezione e comunità che oggi trovano espressione soprattutto nei movimenti populisti. Ecco le sue parole ad Affaritaliani:
Tra gli interventi più densi quello dell’ex Sottosegretario del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana Gianni Letta, che ha definito il volume una grande ricostruzione politica del nostro tempo, sottolineando anche la solidità dell’impianto teorico e documentale del lavoro di Orsina, testimoniata – ha osservato – dalle “trenta pagine di bibliografia”. Nel suo discorso, Letta si è soffermato soprattutto sul nodo centrale del libro: perché la realtà si è ribellata alla rivoluzione liberale? La risposta di Orsina, secondo l’ex sottosegretario, è che la controrivoluzione nasce dalle stesse contraddizioni dell’ordine che contesta. “La controrivoluzione è figlia della rivoluzione”, la sintesi.
Ernesto Galli della Loggia – professore Emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa – ha individuato nel Sessantotto il vero spartiacque della crisi occidentale. Secondo lo storico, è in quel momento che si rompe l’equilibrio su cui si era retto l’ordine liberale del dopoguerra. “Il Sessantotto non produce soltanto trasformazioni culturali, ma una vera dissoluzione del legame sociale, accompagnata dalla crisi delle appartenenze collettive, dell’autorità e dei riferimenti religiosi e morali tradizionali”, ha detto. Una frattura che, nella lettura di Galli della Loggia, continua ancora oggi a segnare le democrazie occidentali. Nel suo intervento lo storico ha criticato anche la progressiva cessione di sovranità agli organismi sovranazionali. Un passaggio che ha riportato al centro uno dei temi impliciti del libro: la tensione tra universalismo globale e bisogno di prossimità politica.
Di diverso calibro l’intervento di Samantha Cristoforetti. L’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea ha raccontato di avere ritrovato nel testo diversi elementi legati alla trasformazione dell’identità contemporanea e alla tensione tra individuo e collettività. Cristoforetti ha parlato anche delle aspettative che spesso accompagnano il suo ruolo pubblico “perché donna”, rivendicando però una visione centrata prima di tutto sull’individuo e sulle capacità personali. “Siamo tutti individui”, ha osservato, richiamando poi l’idea di essere “cittadini del mondo”, soprattutto in una generazione cresciuta dopo la fine delle grandi contrapposizioni ideologiche. Poi una riflessione sulla cultura del merito e della realizzazione personale: “Sono cresciuta con l’idea del ‘volere è potere’”, ha detto, aggiungendo però che il volere implica “fatica, sacrificio, adattamento”. Un passaggio che ha dialogato indirettamente con uno dei temi centrali del libro: la difficoltà contemporanea di conciliare aspirazioni individuali e limiti della realtà.
A riportare la discussione sul terreno economico e sociale è stato invece Maurizio Tarquini, direttore generale di Confindustria. Secondo Tarquini, la crisi della politica produce inevitabilmente una crisi delle organizzazioni intermedie e associative. “Se soffre la politica, soffrono anche le associazioni”, ha osservato, individuando nell’individualismo crescente uno degli ostacoli principali alla costruzione di scelte collettive e strategie di lungo periodo. Per questo, secondo Tarquini, oggi “c’è bisogno di una politica capace di ricostruire fiducia nei cittadini e nei territori senza rinunciare alla sostenibilità e alla visione industriale”.
L’incontro ha così restituito la complessità del passaggio storico raccontato da Orsina: una fase in cui la promessa universalista della globalizzazione sembra scontrarsi sempre più con il bisogno di appartenenza, radicamento e rappresentanza politica. Ed è probabilmente qui che si colloca la domanda più profonda lasciata aperta dal libro: se la “controrivoluzione” in corso sia soltanto una reazione temporanea oppure il segnale che l’ordine politico costruito dall’Occidente negli ultimi decenni abbia ormai esaurito la propria capacità di creare consenso.

