Che sia successo qualcosa è evidente, che stia per succedere di nuovo qualcosa, anche. Il Covid ci ha congelato 15 mesi di vita, 450 giorni passati nel timore, nell’insicurezza e nella paura di non uscirne vivi. Ma non è questo che ci ha cambiato la vita, non è affatto andato tutto bene, e già da prima del Covid non andava affatto tutto bene, perchè un cambiamento epocale della nostra esistenza era già in atto prima della Pandemia.
E ora ne vediamo solo i risultati, e non il processo creativo evolutivo che ha portato a quel risultato finale. Per capire questo concetto è sufficiente pensare ad un incidente automobilistico: si vede solamente lo scontro, l’attimo dell’impatto, e si valuta la conseguenza dello scontro. Ma non si da mai peso al prima; a cosa veramente è dovuto quello scontro, a come si è potuto verificare e perchè.
Per capire meglio cosa è successo di dovrebbe valutare lo stato delle vetture, verificarne l’efficienza meccanica, i tagliandi; le condizioni atmosferiche, lo stato d’animo dei conducenti e la loro lucidità; lo stato della strada, la segnaletica, e l’insieme di fattori e circostanze pregresse che hanno contribuito a far sì che quello scontro accadesse. Non è fatalità, o meglio: non è mai solo fatalità quello che accade e diviene, ma è la conseguenza di tutta una serie di processi che inanellano un risultato finale ben preciso. E forse addirittura, in molti casi, prevedibile.
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Ma andiamo con ordine: la caduta dell’Impero dei Giornali, il disinteresse per tutti dell’informazione, l’accettazione di Fake e di testate giornalistiche fasulle: è in circolo un procedimento distruttivo dell’editoria in generale dal 2008, che ha creato disaffezione nei confronti dei lettori e dei giornalisti stessi nei confronti della professione. Le cause e le concause sono molteplici: i licenziamenti, il mancato investimento da parte degli editori, gli stipendi dimezzati, i collaboratori sottopagati, la difficoltà di trovare occupazione. E la crisi epocale dell’editoria, giornali e libri, l’abbiamo avvertita solo quando abbiamo sentito “lo scontro”.
E lo stesso vale per il drastico calo delle natalità, per la chiusura dei Licei Classici e delle facoltà di Filosofia, della Povertà assoluta di milioni di Italiani, per la disoccupazione, giovanile e non. Sentiamo e vediamo “gli scontri”, ma non avvertiamo il tramestio del percorso che ha portato quelle due vetture ad entrare in collisione fra loro. E non solo non lo vediamo, non lo capiamo proprio.
Poi arriva il Covid: un bel giorno ci scopriamo tutti vulnerabili, tutti in pericolo, e siamo sotto attacco. E ci sentiamo oppressi, imprigionati. Si scatenano guerre ideologiche, fazioni estremistiche, addirittura ci riscopriamo Medievali alle prese con una nuova Crociata e con una nuova caccia alle streghe. E questa confusione, questo tutti-contro-tutti, è ancora solo “lo scontro”, perchè è tutto quello che siamo capaci di vedere e di capire.
Da lunedì l’Italia riapre. E piano piano tutto tornerà alla normalità, ma niente sarà mai come prima, perchè niente potrà mai essere come prima. Ci siamo conosciuti meglio e peggio in questi 15 mesi, e abbiamo imparato a difenderci, a diffidare di tutto e di tutti, e soprattutto abbiamo imparato a non fidarci di nessuno; ma anche in questo abbiamo solo “lo scontro”, quello intellettuale tra di noi; abbiamo sentito solo il rumore delle lamiere e dei vetri infranti, e ci siamo abbassati d’istinto per evitare di essere colpiti. Ma non abbiamo capito che cosa è successo prima, e che cosa stava accadendo mentre le sirene ululavano giorno e notte e i Camion Militari a Bergamo portavano via centinaia e centinaia di innocenti caduti sul campo della Pandemia.
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Perche anche in questo caso nessuno ha visto e capito niente, perchè nessuno era attrezzato per qualcosa del genere, nessuno ha compreso cosa stava succedendo, e nessuno aveva l’eccellenza di niente e tutti, ma proprio tutti, facevano parte, noi compresi purtroppo, di un sistema marcio nelle fondamenta, basato solo su congetture, parole, e inutili certezze che alla prima necessità reale ha mostrato tutte le sue falle, tutte le sue impalcature di sabbia, e siamo tutti crollati sotto il peso del virus Covid-19.
Ecco perchè anche nei Vaccini abbiamo sentito solo l’urto di quelle due macchine che si scontravano. Perchè salire sull’altalena dei paradossi dei vaccini, e dondolarsi fino a fare la giravolta, è qualcosa che sgomenta. E’ il caso di uno dei tanti vaccini, il più discusso: l’Astrazeneca; il vaccino del popolo, quello che costa meno di tutti e che ha più effetti collaterali di tutti, quello che viene somministrato per primo a tutte le Forze Militari e alle Forze dell’Ordine, che dopo due mesi corrono ai ripari vietando a tutti quanti di vaccinarsi con Astrazeneca.
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Ma non solo: prima Astrazeneca viene sconsigliato a “tutti gli anziani”. Un mese dopo viene consigliato “solo agli anziani”. Poi viene consigliato per gli over 50. E poi viene consigliato a mò di rete strascico, e oggi si fanno addirittura gli open-day per inocularlo a più persone possibili. E qui lo scontro non lo sentiamo nemmeno più, siamo così abituati agli urti, che restiamo imperturbabili e continuiamo a camminare fingendo che non sia accaduto nemmeno quello scontro.
Che sia successo qualcosa è evidente, che stia per succedere di nuovo qualcosa, anche. Ma non è affatto andato tutto bene, proprio per niente.

