In Italia la doppia dose di vaccino è stata somministrata (alla data di ieri) a 2 milioni e 624mila e 201 persone. Parliamo del 4.4% della popolazione che ha completato il ciclo vaccinale con marcate differenze regionali – come ammoniva ieri il presidente del Consiglio Mario Draghi – dal 3,4% di Sardegna e Calabria al 5,7% del Friuli-Venezia Giulia. È quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe presieduta da Nino Cartabellotta. “Sul fronte AstraZeneca – spiega Renata Gili, Responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari di Gimbe – nessun contraccolpo dopo lo stop della scorsa settimana: infatti, nelle giornate di domenica 21, lunedì 22 e martedì 23, il numero di somministrazioni ha superato quello dei giorni corrispondenti della settimana precedente”.
Rispetto alle fasce piu’ a rischio, si conferma il notevole ritardo nella vaccinazione degli oltre 4,4 milioni di over 80: solo 846.007 (19,1%) hanno ricevuto prima e seconda dose e 1.210.236 (27,4%) hanno ricevuto solo la prima dose di vaccino, con rilevanti e ingiustificabili differenze regionali. “Questi dati – spiega Cartabellotta – certificano l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo della Commissione Europea di immunizzare almeno l’80% degli over 80 entro fine marzo, sia perché la loro vaccinazione è iniziata solo a metà febbraio, sia perché le regioni hanno dato priorità a categorie non previste dal Piano vaccinale: il ‘personale non sanitario’ e il non meglio spiegato ‘altro’ – categoria comparsa proprio ieri nel database ufficiale – dove le somministrazioni continuano a crescere”. D’altronde, secondo i dati dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), l’Italia si trova agli ultimi posti della classifica europea per soggetti over 80 che hanno completato il ciclo vaccinale.
Dalla pagina Twitter di Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe
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Quanto al monitoraggio settimanale sull’andamento della curva epidemiologica – svolto sempre da Gimbe – si registra una lieve riduzione dei nuovi casi (150.033 invece di 157.677) e dei decessi (2.327 rispetto a 2.522). Sempre in aumento invece il numero dei pazienti attualmente positivi (560.654 – 536.115), di quelli in isolamento domiciliare (528.680 – 506.761), dei ricoveri con sintomi (28.428 invece di 26.098) e delle terapie intensive (3.546 rispetto a 3.256).
“Nel pieno della terza ondata – dichiara Cartabellotta – si intravedono i primi segnali di miglioramento: dopo quattro settimane consecutive si inverte il trend dei nuovi casi settimanali e si riduce l’incremento percentuale dei nuovi casi”. Tuttavia, il dato nazionale risente di situazioni regionali molto eterogenee: infatti, in 10 regioni l’incremento percentuale dei nuovi casi è ancora in crescita e in 14 regioni si amplia il bacino dei casi attualmente positivi. Queste, nel dettaglio, le variazioni registrate nel periodo 17-23 marzo rispetto alla settimana precedente, decessi: 2.327 (-7,7%). Terapia intensiva: +290 (+8,9%). Ricoverati con sintomi: +2.330 (+8,9%). Isolamento domiciliare: +21.919 (+4,3%). Nuovi casi: 150.033 (-4,8%). Casi attualmente positivi: +24.539 (+4,6%).
