Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Famiglia nel bosco, doccia fredda per Catherine e Nathan. Il perito: “Incapacità genitoriale”

Famiglia nel bosco, doccia fredda per Catherine e Nathan. Il perito: “Incapacità genitoriale”

“Il protrarsi dell’attuale assetto rischia di trasformare uno stato di sofferenza reattiva in una condizione strutturata con possibili esiti duraturi sul piano dell’organizzazione emotiva e della costruzione dell’identita’ personale”

Famiglia nel bosco, doccia fredda per Catherine e Nathan. Il perito: “Incapacità genitoriale”

Famiglia nel bosco, doccia fredda per i genitori Catherine e Nathan

Incapacita’ genitoriale” per la coppia anglo-australiana. Poche parole quelle messe nero su bianco dalla psichiatra Simona Ceccoli, la perita nominata dal tribunale per i minorenni dell’Aquila nell’ambito della consulenza tecnica d’ufficio sulla famiglia del bosco di Palmoli (Chieti). Una relazione non definitiva sulla strada del ricongiungimento famigliare tra la coppia e i loro tre figli minorenni, dallo scorso 20 novembre collocati in una struttura protetta di Vasto. Sulla perizia ora i consulenti di parte della famiglia anglo-australiana potranno controbattere.

La perita avra’ un ulteriore mese per la relazione definitiva. Si resta in attesa della decisione della Corte d’appello civile dell’Aquila, che dovra’ esprimersi entro il 15 maggio sulla richiesta di ricongiungimento, contro la decisione con cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, il 6 marzo, ha disposto l’allontanamento della madre dalla struttura dove si trovano, ormai da cinque mesi, i tre bambini. Un’udienza a trattazione scritta, come disciplinato dalla riforma Cartabia per alcuni casi nel processo civile.

Nel ricorso di 37 pagine, depositato il 18 marzo scorso dai legali Marco Femminella e Danila Solinas, si evidenzia l’”unilateralita’” dell’ordinanza del Tribunale che non avrebbe accolto le richieste della famiglia facendo esclusivamente affidamento sulle relazioni dei servizi sociali e non su quella della Asl, che aveva invitato a “favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva, attraverso la garanzia di continuita’ dei legami familiari”, dopo la prima ordinanza del novembre 2025 che aveva disposto l’allontanamento dei bimbi dall’ambiente domestico ritenuto insalubre, ma pur sempre accompagnati dalla mamma.

Nello stesso ricorso i legali sottolineano come i principali problemi evidenziati dai magistrati nella decisione di allontanamento dei bimbi dalla ‘casa nel bosco‘ a Palmoli siano stati ormai risolti, a partire dall’abitazione. Una “condizione di sofferenza psicologica significativa e progressiva dei minori, direttamente correlata allo sradicamento subito e alla persistente discontinuita’ nei loro riferimenti affettivi, educativi, identitari e organizzativi” hanno scritto nel documento piu’ recente i consulenti della famiglia anglo-australiana, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello.

“Il protrarsi dell’attuale assetto rischia di trasformare uno stato di sofferenza reattiva in una condizione strutturata con possibili esiti duraturi sul piano dell’organizzazione emotiva e della costruzione dell’identita’ personale”. Psicologi che hanno ribadito: “la necessita’ e l’urgenza di procedere al ripristino del nucleo familiare di origine al fine di ricostruire il vissuto identitario, di interrompere il processo di disgregazione dei riferimenti fondamentali dei minori, nonche’ di prevenire l’evoluzione del disagio in forme piu’ gravi e strutturate”.