Cronache
Fine vita, la Consulta: sarà il giudice a stabilire il grado di sofferenza
La Corte Costituzionale va a colmare il vuoto lasciato dalla politica. La sentenza
Fine vita, la Consulta affida al giudice il potere di stabilire il margine di sofferenza
Una sentenza della Corte Costituzionale segna una svolta su un tema molto divisivo: il fine vita. I giudici intervengono per la prima volta dal 2019 andando a colmare l’inerzia del legislatore. La Corte "parla" con una decisione destinata a lasciare di nuovo una traccia decisiva nel cammino sofferto dei diritti. Il verdetto è un altro passo avanti nella storia sofferta di chi è stato condannato, per malattia o incidente grave, a perdere l’autonomia vitale, diventando schiavo di una macchina o di un’assistenza fisica che consente la sopravvivenza stessa. Qui s’innesta il passo avanti della Corte. Che interpreta le condizioni fissate nel 2019 che hanno reso possibile il suicidio assistito. Una stabiliva che a rivendicare questo diritto poteva essere chi è "tenuto in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale".
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Ed era capace, recitava un'altra, "di prendere decisioni libere e consapevoli". Ora la Consulta - prosegue La Repubblica - allarga il riferimento ai “trattamenti di sostegno vitale”. Solo una macchina in caso di paralisi totale, come per chi è tetraplegico? Oppure anche l’indispensabile “sostegno” di un’assistenza continua per ogni minuscolo gesto quotidiano? Qui sta la svolta della Corte che affida alla figura del giudice il potere di stabilire il margine di sofferenza per quel “trattamento di sostegno vitale”, al punto da aprire la porta alla possibilità di mettere fine alla vita con un "io lo voglio".