Delitto di Garlasco, Andrea Sempio a Quarto Grado: “Non ho ucciso io Chiara, verso di lei nessun interesse”. Spuntano nuove ricostruzioni dei soliloqui in auto
Andrea Sempio torna a parlare pubblicamente dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi e lo fa in un’intervista esclusiva rilasciata a “Quarto Grado”, il programma di Retequattro condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. Ai microfoni della giornalista Martina Maltagliati, Sempio ribadisce con fermezza la propria innocenza: “Non ho commesso l’omicidio, non ho ammazzato Chiara Poggi”. Dopo un anno e mezzo segnato dall’indagine e dall’attenzione mediatica, Sempio racconta di sentirsi sollevato per essere arrivato alla conclusione di questo lungo percorso giudiziario. La sua versione dei fatti resta invariata: respinge qualsiasi ipotesi di movente passionale e nega di aver mai avuto un interesse morboso nei confronti della vittima.
“Io non ho mai visto i video di Chiara, non c’è mai stato questo mio interesse verso Chiara, non c’è mai stato nulla di tutto ciò. Capisco che alla fine bisognava trovare un qualche tipo di movente, è stato scelto questo, va bene. La mia posizione è sempre quella degli inizi. Possono scrivere il capo di incolpazione che preferiscono, non cambia nulla. Siamo arrivati alla fine di questo percorso che va avanti da un anno e mezzo e questa è l’unica cosa buona”, dice l’indagato. Quanto al contenuto degli audio, Sempio evita di commentare, non avendoli ancora ascoltati né discussi con i magistrati.
Nel corso dell’intervista affronta anche il tema di alcuni messaggi pubblicati online negli anni passati. Sempio ammette che, col senno di poi, eviterebbe certi post sui forum o li scriverebbe diversamente, assicurando però che chiarirà ogni aspetto nelle sedi opportune. Spazio anche al rapporto con la famiglia Poggi e con Marco, fratello di Chiara e suo amico. Nonostante il clamore mediatico che continua a circondare il caso, Sempio si dice convinto che la famiglia non dubiti della sua innocenza. “Pensare che lui o la sua famiglia potessero avere dei dubbi nei miei confronti, ovviamente è un pensiero che mi farebbe star male. Io però non lo credo. Non credo che loro abbiano avuto dei dubbi, nonostante tutto il bombardamento mediatico che c’è stato”, dichiara.
Sul lavoro degli inquirenti, invece, mantiene toni distesi e riconosce la legittimità delle indagini: “Per ora non posso dire di essere una vittima, perché se ci sono dei sospetti, è giusto che la legge faccia il suo lavoro, è giusto che ci sia l’indagine. Non sono contento di questa situazione, ma non posso neanche dire ‘magistrati cattivi’ che se la prendono con me. Giusto che facciano il loro lavoro”. Infine, commentando il tono di alcune conversazioni intercettate, attribuisce quelle parole alla forte pressione psicologica vissuta durante l’inchiesta. Ammette di essere apparso come un “tipo strano”, ricordando però che quelle frasi risalgono a un periodo in cui l’indagine occupava ogni momento della sua vita. “Ovviamente sono intercettazioni fatte nel momento in cui ero indagato. Facile indovinare che cosa avessi in testa in quel momento. Ovviamente i pensieri girano attorno a quell’argomento, come da un anno e mezzo. È un anno e mezzo che dico che io mi sveglio e penso solo a questa storia”, conclude.
I soliloqui
Intanto, torna al centro l’attenzione sui cosiddetti “soliloqui”. Durante il programma sono stati presentati alcuni audio sottoposti a una nuova analisi tecnica da parte di Michele Vitiello, consulente chiamato a esaminarne la qualità e l’interpretazione. Secondo quanto illustrato da Vitiello, la lettura fornita in precedenza dagli inquirenti su un passaggio ritenuto rilevante sarebbe da riconsiderare. In particolare, l’esperto mette in discussione l’ipotesi che Sempio abbia parlato di un “video” relativo a Chiara Poggi e del suo presunto contenimento su una “penna” elettronica. “La parola ‘video’ non la sento – afferma l’esperto – e non dice ‘e ce l’ho’ ma ‘mica ce l’ho’, quindi una negazione”.
Non solo. Anche il riferimento al dispositivo viene riletto in modo diverso: “La parola ‘penna’ non l’ho sentita”, aggiunge Vitiello, sottolineando come, a suo giudizio, l’audio non confermerebbe in modo chiaro l’interpretazione attribuita in precedenza ai carabinieri.

