Non c’è giorno che non emergano fatti nuovi sul delitto di Garlasco. In corso c’è una vera sfida tra consulenze legali, i periti di Stasi e dei Poggi sono a lavoro entrambi sulla stessa questione, le scarpe del killer. Proprio quell’elemento sarebbe stato tra quelli più significativi per portare alla condanna del fidanzato di Chiara. Ma ora i consulenti di Alberto hanno deciso di rianalizzare quelle 25 impronte con pallini sotto la suola trovate sulla scena. Il legale di Alberto ha sbottato in tv: “Il mio assistito non ha mai comprato quel modello, né a Spotorno e né altrove”. Per Antonio De Rensis, infatti, Stasi possedeva delle Geox e non delle Frau, il modello che c’è sulla scena del crimine. Ma c’è di più, i periti sono a lavoro per definire il numero di quella scarpa, in base all’impronta lasciata dalla suola e da quanto emerge, il numero non corrisponderebbe al piede di Stasi, un 42, ma si potrebbe trattare di un 43-44, elemento che stravolgerebbe tutto.
Ma immediata arriva la contromossa dei Poggi. Per questo la famiglia di Chiara ha incaricato un proprio consulente per effettuare una nuova analisi indipendente sulle impronte. Vogliono verificare con precisione la reale dimensione della scarpa e chiarire se quella traccia possa davvero essere attribuita a una persona diversa da Stasi. La nuova consulenza però potrebbe andate anche oltre, possibile che venga chiesta anche una nuova simulazione della camminata di Alberto Stasi all’interno della villetta dei Poggi. In particolare, gli esperti potrebbero ripercorrere i movimenti compiuti quando il giovane ha dichiarato di aver scoperto il corpo di Chiara.
Ma anche i consulenti dell’unico indagato in questo nuovo filone dell’inchiesta lavorano su nuovi dettagli, in particolare si starebbero concentrando sulla possibile arma del delitto, facendo particolare attenzione a quei particolari segni da “taglio” presenti sulle palpebre di Chiara Poggi e sarebbero arrivati a una conclusione. Il killer avrebbe utilizzato un particolare tipo di martello, da un lato battente e dall’altro tagliente.
L’arma sarebbe stata utilizzata – stando a quanto affermano i consulenti – sia per colpire con forza, sia per infliggere ferite, in momenti diversi durante l’aggressione e “anche con l’arma usata di striscio”. Da questa nuova ricostruzione emergerebbe un quadro inquietante, un killer anche lucido, che agisce in diverse fasi e in modi differenti. Tornano così alla mente le parole dell’ex legale di Sempio, Massimo Lovati che ha parlato di “un’esecuzione”. Forse Chiara aveva davvero scoperto segreti inconfessabili, per l’avvocato “legati al mondo della pedopornografia a livello mondiale”.

