Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Garlasco, Roberta Bruzzone su Stasi e Sempio: “La condanna non è in discussione”

Garlasco, Roberta Bruzzone su Stasi e Sempio: “La condanna non è in discussione”

Roberta Bruzzone torna sul caso Garlasco e frena sulle nuove letture investigative emerse attorno alla posizione di Andrea Sempio. Ospite a Quarto Grado, la criminologa ha commentato l’informativa finale dei carabinieri di Milano sulla nuova inchiesta, sostenendo che gli elementi finora circolati non sarebbero sufficienti a mettere in crisi la condanna definitiva di Alberto Stasi.

La sua posizione è netta: nelle intercettazioni finite al centro del dibattito mediatico non ci sarebbe, a suo giudizio, “alcun elemento univoco” capace di scardinare in modo insuperabile la sentenza nei confronti di Stasi.

Bruzzone sull’informativa: “Tante suggestioni, pochi elementi concreti”

Secondo Roberta Bruzzone, il documento investigativo sarebbe costruito attorno a una chiave di lettura fortemente accusatoria. La criminologa parla di una “marea di interpretazioni” e di elementi letti sempre nella stessa direzione, ma senza che emergano, a suo avviso, prove davvero solide.

“Di elementi concreti però neanche mezzo”, ha detto in trasmissione, spiegando di aver trovato soprattutto suggestioni, ipotesi e passaggi interpretativi elaborati dagli operatori.

Il punto centrale, per Bruzzone, è il confine tra dato oggettivo e lettura investigativa. Una cosa è ciò che una persona dice in un’intercettazione, altra cosa è il significato che gli investigatori attribuiscono a quella frase.

La frase di Sempio sul sangue: “È stata reinterpretata”

Il passaggio che più ha colpito la criminologa riguarda una frase attribuita ad Andrea Sempio. Secondo alcune ricostruzioni, Sempio avrebbe detto: “Quando sono andato via il sangue c’era”. Bruzzone però sostiene che la formulazione corretta sarebbe diversa: “Quando sono andato io il sangue c’era”.

Una differenza apparentemente minima, ma potenzialmente rilevante. Nell’informativa, osserva Bruzzone, la frase con “io” viene indicata come compatibile con “quando sono andato via”. Ed è proprio questo a non convincerla.

“Cosa vuol dire compatibile con un’altra formula?”, si chiede. Per la criminologa, un’informativa dovrebbe limitarsi a riportare il dato obiettivo, senza trasformare una frase in qualcosa di diverso attraverso una reinterpretazione.

“Se avesse commesso lui l’omicidio, che frase sarebbe?”

Bruzzone insiste anche sul contesto temporale. Andrea Sempio, infatti, si sarebbe recato nei pressi di casa Poggi nel pomeriggio successivo all’omicidio di Chiara. Per questo, secondo la criminologa, una frase sul sangue presente nell’abitazione non avrebbe necessariamente un valore accusatorio.

“Se avesse commesso lui l’omicidio, che frase è questa?”, ha osservato. Il ragionamento è che, a quel punto, la presenza di sangue era già nota e non costituirebbe di per sé una rivelazione collegata al delitto.

Quando Gianluigi Nuzzi ha ricordato che nell’informativa il riferimento sarebbe al rapporto tra sangue fresco e sangue secco, Bruzzone ha ribadito il suo punto: l’intercettazione non può essere “stiracchiata” o trasformata in una formula più utile alla tesi accusatoria.

“Non mi hanno convinta”

La criminologa ha poi riassunto così il suo giudizio sugli atti: “Ho letto una serie di aspetti che non mi hanno convinta. Anzi, mi hanno convinta dell’opposto”. Secondo Bruzzone, anche altri elementi discussi nelle ultime settimane, come lo scontrino del parcheggio di Vigevano, non offrirebbero un quadro probatorio realmente decisivo.

A suo avviso, molte ipotesi sarebbero costruite a partire da una teoria iniziale, dentro la quale ogni dato viene poi ricondotto alla stessa interpretazione. Una lettura che, secondo lei, non basta per rimettere in discussione una condanna passata in giudicato.

Il caso Garlasco resta nel pieno del dibattito

Le parole di Roberta Bruzzone arrivano in una fase in cui il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione mediatica, tra nuove indagini, intercettazioni, ricostruzioni televisive e analisi degli atti. Ma proprio per questo, la criminologa invita a distinguere tra suggestione e prova.

Il suo messaggio è chiaro: gli elementi emersi possono alimentare discussioni e nuove verifiche, ma non rappresenterebbero, almeno secondo la sua valutazione, un terremoto giudiziario capace di travolgere la condanna di Alberto Stasi.