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Garlasco, scontro a Quarto Grado su Sempio. Abbate: “Sono confessioni a tutti gli effetti”

Il caso Garlasco torna ad accendere il dibattito a Quarto Grado. Nel salotto di Gianluigi Nuzzi, su Rete4, gli ultimi sviluppi dell’indagine su Andrea Sempio dividono gli ospiti e portano a uno scontro netto tra due letture opposte: da una parte chi considera le intercettazioni un elemento pesantissimo, dall’altra chi invita alla prudenza e richiama il principio di garanzia.

A confrontarsi sono Carmelo Abbate, giornalista di Panorama, e Angela Taccia, avvocato di Sempio. Il primo ritiene che le telefonate e i soliloqui emersi dagli atti abbiano un valore quasi confessorio. La seconda contesta duramente questa impostazione e chiede di attendere l’esito delle indagini senza trasformare le ricostruzioni mediatiche in sentenze anticipate.

Abbate: “Le telefonate e i soliloqui sono confessioni”

Carmelo Abbate usa parole molto forti. Commentando le intercettazioni e gli elementi raccolti dagli investigatori, afferma: “Le telefonate, i suoi soliloqui, io penso che siano confessioni a tutti gli effetti”.

Il giornalista fa riferimento in particolare alle telefonate effettuate da Sempio nei giorni precedenti al delitto. Secondo la sua lettura, la spiegazione fornita dall’indagato — e cioè che quelle chiamate servissero a cercare Marco Poggi e sapere quando sarebbe rientrato — oggi risulterebbe indebolita dalle dichiarazioni degli amici.

Abbate sostiene infatti che gli amici di Marco fossero già perfettamente informati dei suoi spostamenti: sapevano che stava partendo per la montagna e che sarebbe tornato in un giorno prestabilito. “Lo sapevamo tutti”, sarebbe il senso delle testimonianze richiamate in trasmissione.

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Il nodo delle telefonate prima del delitto

Il punto controverso riguarda proprio il significato di quelle chiamate. Se davvero tutti conoscevano gli spostamenti di Marco Poggi, si chiede Abbate, perché Sempio avrebbe avuto bisogno di telefonare per cercarlo o sapere quando sarebbe tornato?

È su questo interrogativo che il giornalista costruisce la sua tesi: le spiegazioni date da Sempio non sarebbero convincenti e, lette insieme agli altri elementi dell’inchiesta, finirebbero per assumere un peso accusatorio molto forte.

La replica garantista: “Aspettiamo le indagini”

Di segno opposto la posizione dell’avvocato Angela Taccia, che richiama tutti alla cautela. Per la difesa, parlare di “confessioni” in questa fase è una forzatura, soprattutto in assenza di un accertamento giudiziario definitivo.

Il punto della difesa è chiaro: un’intercettazione, una frase o un comportamento possono essere letti in modi diversi e non possono diventare automaticamente una prova di colpevolezza. Da qui la domanda polemica: “Mi chiedo il garantismo dove stia andando a finire”.

Il processo mediatico corre più veloce di quello giudiziario

Lo scontro a Quarto Grado fotografa perfettamente la fase attuale del caso Garlasco: ogni nuovo dettaglio viene analizzato in televisione, interpretato, discusso e spesso trasformato in una possibile svolta. Ma la distanza tra il dibattito mediatico e l’accertamento giudiziario resta enorme.

Da un lato c’è la tesi di chi vede nelle nuove intercettazioni un quadro sempre più compromettente per Sempio. Dall’altro c’è la difesa, che invita a non confondere sospetti, suggestioni e interpretazioni con una confessione vera e propria.

Garlasco, una vicenda ancora aperta

A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua a produrre nuove piste, nuove letture e nuove fratture pubbliche. Le parole di Abbate hanno riacceso il confronto sul ruolo delle intercettazioni e sulla possibilità che alcune frasi di Sempio vengano considerate rivelatrici.

Ma proprio perché la posta in gioco è altissima, resta decisivo distinguere tra ciò che emerge dagli atti, ciò che viene interpretato dagli osservatori e ciò che potrà eventualmente essere dimostrato davanti a un giudice.