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Hantavirus, Ilaria Capua: “Poco contagioso ma aggressivo, trasmissione interumana è difficile”

Il focolaio di Hantavirus tipo Andes (ANDV) legato alla nave da crociera MV Hondius tiene alta l’attenzione sanitaria internazionale e italiana. Al 12 maggio 2026 sono nove i casi identificati dall’OMS — sette confermati in laboratorio e due probabili — con tre decessi accertati e un tasso di letalità del 33% nel cluster specifico. Quattro italiani rientrati con un volo KLM via Amsterdam sono stati posti in isolamento precauzionale. La virologa Ilaria Capua ha risposto alle domande sul virus e sui rischi reali.

“La trasmissione interumana è difficile”

Capua ha messo in prospettiva la caratteristica che più preoccupa del ceppo Andes: il fatto che sia l’unico Hantavirus noto per la possibile trasmissione da persona a persona. “La trasmissione interumana è difficile”, ha spiegato la virologa, sottolineando come i focolai da Hantavirus nascano “più sulla terraferma” — ovvero attraverso il contatto con roditori infetti, che è la via di trasmissione principale e storica del virus. La definizione che Capua usa è precisa: un virus “poco contagioso ma molto aggressivo”.

Come si trasmette l’Hantavirus

Il serbatoio naturale del virus sono i roditori selvatici — topi e ratti — che lo diffondono attraverso feci, urina e saliva. La via di contagio principale è l’inalazione di aerosol contaminati, ad esempio la polvere sollevata durante la pulizia di cantine, magazzini, fienili o edifici abbandonati dove vivono i roditori. Il contatto diretto con superfici contaminate e il successivo tocco di mucose è un’altra modalità. Il ceppo Andes — quello del focolaio della MV Hondius — è l’unico per cui sia documentata anche una trasmissione interumana in contesti di contatto stretto e prolungato. Il periodo di incubazione va da una a cinque settimane.

Il focolaio della nave MV Hondius

Il cluster ha avuto origine a bordo della MV Hondius, nave da crociera con 147 persone a bordo provenienti da 23 Paesi, mentre altre 34 erano già sbarcate sull’isola di Sant’Elena. Il caso indice ha sviluppato sintomi il 6 aprile 2026; la prima diagnosi specifica di ANDV è del 2 maggio. L’OMS ha segnalato il focolaio ufficialmente quel giorno. La nave, dopo aver toccato Capo Verde e le Isole Canarie, è diretta verso i Paesi Bassi. In Italia il Ministero della Salute ha diffuso l’11 maggio una circolare alle Regioni e ha attivato la sorveglianza su quattro passeggeri rientrati: un 24enne di Torre del Greco, un 25enne calabrese (trasferito allo Spallanzani di Roma perché sintomatico), una donna fiorentina e un paziente veneto risultato negativo al virus.

La posizione del Ministero: “Rischio molto basso”

Il gruppo tecnico del Ministero della Salute ha confermato che “il rischio di diffusione del ANDV in Italia è da considerarsi molto basso”, pur raccomandando attenzione nella gestione dei casi importati e dei contatti stretti. Non esistono al momento vaccini autorizzati né terapie antivirali specifiche contro l’Hantavirus. La diagnosi si basa su test molecolari (PCR) e sierologici. L’OMS ha esteso a 42 giorni il periodo di sorveglianza attiva per i contatti ad alto rischio.