Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Industria, l’Italia perde 700mila lavoratori: dove sono finiti gli occupati

Industria, l’Italia perde 700mila lavoratori: dove sono finiti gli occupati

Secondo l’Istat la manifattura perde il 16,9% della forza lavoro. Crescono sanità, attività professionali e turismo

Industria, l’Italia perde 700mila lavoratori: dove sono finiti gli occupati
industria

L’industria italiana ha perso quasi 700mila lavoratori tra il 2007 e il 2024. Il calo colpisce soprattutto la manifattura e il tessile-abbigliamento. Il saldo totale resta positivo, ma il lavoro si è spostato verso sanità, attività professionali, turismo e ristorazione.

Manifattura giù del 16,9%, nel tessile-abbigliamento persi 235mila lavoratori

L’industria italiana ha perso quasi 700mila lavoratori tra il 2007 e il 2024. Il dato arriva dal Rapporto annuale dell’Istat, che analizza l’andamento delle unità lavorative annue e fotografa un cambiamento profondo nella struttura produttiva del Paese.

La manifattura ha registrato una riduzione della forza lavoro del 16,9%. Il calo si concentra soprattutto nel tessile-abbigliamento, dove si contano 235mila lavoratori in meno, pari a quasi il 40%. In difficoltà anche altri comparti tradizionali, dall’industria del legno alla lavorazione dei minerali non metalliferi, fino agli articoli in gomma e materie plastiche.

Si tratta di settori più esposti alla concorrenza delle economie emergenti. La perdita di occupazione industriale non è quindi un fenomeno isolato, ma accompagna una trasformazione più ampia del sistema produttivo italiano.

Il calo riguarda anche altri comparti. Il commercio perde 300mila lavoratori, mentre nella pubblica amministrazione la riduzione supera quota 225mila. Nello stesso periodo, però, altre attività crescono in modo marcato.

Nel complesso, le attività in aumento guadagnano poco meno di 2 milioni di lavoratori. La sanità e assistenza sociale crescono di quasi mezzo milione. Le attività professionali, scientifiche e tecniche superano i 400mila lavoratori in più. Lo stesso avviene nei servizi di alloggio e ristorazione.

Il saldo complessivo è positivo di circa 600mila lavoratori, ma il dato non basta a raccontare cosa sia cambiato. Per l’Istat, l’Italia non ha soltanto perso occupazione industriale. Ha modificato la propria struttura produttiva.

Una quota rilevante del lavoro si è spostata dalla manifattura verso servizi ad alta intensità di occupazione, ma con una crescita della produttività modesta o negativa. Questo passaggio ha sostenuto il numero complessivo degli occupati, ma ha contribuito a mantenere debole la crescita della produttività.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE ECONOMIA