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Piano Casa, il Pd lombardo attacca: “Scritto sulla sabbia”. Pressing dei Comuni su Meloni: “Serve un confronto reale”

L’affondo di Majorino, ma Cecchetti (Lega) rivendica i risultati. Trenta assessori, tra cui quello di Milano, chiedono confronto al governo e più fondi strutturali

Piano Casa, il Pd lombardo attacca: “Scritto sulla sabbia”. Pressing dei Comuni su Meloni: “Serve un confronto reale”

Duro affondo di Pierfrancesco Majorino sul Piano Casa del governo guidato da Giorgia Meloni. “Il Piano Casa presentato dal governo Meloni attualmente si configura come un piano scritto sulla sabbia. La cosa è grave, non si può infatti prendere in giro questo modo chi non ce la fa”, afferma il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale lombardo. Nel mirino soprattutto il capitolo risorse: “Ad oggi i 10 miliardi a cui ha fatto riferimento Giorgia Meloni semplicemente non esistono. Sono invece certi i 970 milioni spalmati in più annualità. Una cifra assolutamente irrisoria perfino per far fronte al tema degli alloggi sfitti di proprietà pubblica”.

Majorino richiama i numeri dell’emergenza abitativa: oltre 100mila case pubbliche vuote in Italia, di cui 23mila in Lombardia. “Secondo quanto stanziato effettivamente dal governo arriveremmo ad azzerare il numero di alloggi sfitti presenti nel Paese in circa 20 anni. La dotazione annua, di circa 200 milioni, ipotizzata dal governo, basta infatti al massimo per il recupero di 10.000 appartamenti all’anno, a cui ne vanno tolti almeno 5.000 derivanti dai mancati interventi manutentivi”.

Critiche anche sull’impostazione complessiva: “Il trionfalismo di Giorgia Meloni, che guida un governo che non ha realizzato un alloggio popolare in più in quattro anni, è dunque assolutamente fuori luogo”. E ancora: “Gli interventi immaginati con il privato appaiono più che altro come un grande e potenziale regalo di aree pubbliche ai fondi immobiliari. Il Piano Casa si configura allora come una grande occasione persa”.

Cecchetti (Lega): “Dalle parole ai fatti, diritto all’abitare al centro”

Di segno opposto la lettura della maggioranza. Fabrizio Cecchetti rivendica l’impianto del provvedimento: “Finalmente dalle parole si passa ai fatti: l’approvazione del Piano Casa a Palazzo Chigi è la prova di quanto Matteo Salvini e tutto il governo abbiano a cuore il diritto all’abitare”. Secondo il deputato leghista, si tratta di “un piano decennale massiccio che metterà a disposizione della cittadinanza migliaia di abitazioni”. Tra i punti rivendicati anche “il provvedimento che rende più semplici gli sgomberi e il pugno duro contro le occupazioni abusive, oltre ai fondi dedicati ai genitori separati”. Per Cecchetti è “una vittoria della Lega, a conferma di un impegno costante nel risolvere i problemi quotidiani degli italiani con pragmatismo e serietà”.

Gli assessori di trenta comuni chiedono un tavolo: “Servono fondi nuovi e ruolo centrale”

Nel mezzo dello scontro politico si inserisce la posizione dei territori. L’Alleanza Municipalista per il Diritto alla Casa, che riunisce assessori delle principali città italiane, chiede un confronto diretto con il governo. “Attendiamo di leggere il testo del provvedimento annunciato e di analizzarlo puntualmente”, si legge nella nota firmata da 30 assessori, tra cui quelli di Milano, Roma e Napoli. La richiesta è chiara: “Chiediamo con urgenza che il Governo apra un confronto reale con le autonomie locali e riconosca il ruolo centrale dei Comuni”. Tra i nodi principali indicati dagli enti locali c’è ancora una volta quello delle risorse: “Non si può pensare di risolvere il problema della casa con un Piano nazionale che di fatto si avvale di fondi già destinati ai Comuni per progetti di rigenerazione urbana. Servono fondi nuovi, dedicati e vincolati”.

Cosa non convince gli assessori

Gli assessori mettono l’accento anche su altri aspetti critici: dai tempi di attuazione al rapporto tra risorse e alloggi previsti, fino al tema dell’edilizia residenziale pubblica, indicata come priorità assoluta. Particolare attenzione viene chiesta sulle semplificazioni urbanistiche e sui poteri straordinari: “Interventi di questa natura devono evitare scorciatoie che rischiano di indebolire la pianificazione e la qualità urbana”. Infine, l’allarme sugli sfratti e sulle ricadute sociali: senza investimenti adeguati in soluzioni alternative, “si rischia di spostare il problema, aggravandolo, e scaricando interamente sui Comuni i costi economici e sociali delle scelte nazionali”. Una linea condivisa: senza risorse adeguate e una reale collaborazione istituzionale, il Piano Casa rischia di restare, ancora una volta, più una promessa che una risposta concreta all’emergenza abitativa.