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“Priebke simbolo di libertà, volevano fargli fare la fine di bin Laden”

“Priebke simbolo di libertà, volevano fargli fare la fine di bin Laden”

 

eric priebke

La Comunita’ ebraica voleva fargli fare la fine di Bin Laden, con le ceneri disperse in mare, per non creare un luogo di pellegrinaggio, hanno detto. Invece chi vorra’ potrà rendere omaggio a una figura diventata simbolo di dignità, liberta’ e sopportazione umana”. Lo ha detto il legale di Erich Priebke, Paolo Giachini.

Non c’e’ nessuna polemica con la comunita’ ebraica. Non mi interessa tutto quello che e’ vendetta e odio. Mi sono battuto per un perseguitato al fine di evitare trattamenti degradanti che la convenzione europea vieta, tipo: bruciate il corpo e gettate le ceneri come fatto per Bin Laden”, ha aggiunto Giachini, che ha invece puntato il dito contro “la mistificazione giornalistica” che e’ stata fatta per il suo assistito.

La figura di Priebke mostrata sui giornali – ha detto Giachini – e’ una falsificazione. Chi lo conosceva lo considerava una persona di grande umanita’ e forza d’animo. Aveva anche scritto di essere vicino ai parenti delle vittime e di venerare i martiri nel loro ricordo”.

Il legale dell’ex capitano delle SS, responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine e morto a Roma all’età di cento anni, ha aggiunto: “Non ho alcuna intenzione di rivelare il luogo della sepoltura. Non dico nulla anche perche’ non dipende da me”. “Il ricordo e la venerazione – ha continuato l’avvocato Giachini – non e’ qualcosa di fisico ma va oltre”. “L’accordo trovato con le istituzioni – ha aggiunto l’avvocato – soddisfa pienamente la famiglia del signor Priebke, rivolgiamo un ringraziamento alle autorita’ e al prefetto di Roma che ha collaborato e si e’ impegnato a trovare una soluzione anche se in veste istituzionale ci aveva impedito i funerali a Roma e ad Albano”.

I FIGLI: “ORA SILENZIO” – C’è stato un accanimento contro nostro padre: ora cali il silenzio, ci sia il massimo riserbo, riservatezza sul luogo della sepoltura”. Così i figli di Erich Priebke, Jorge e Ingo, in una lettera recapita al Prefetto Giuseppe Pecoraro, in cui affermano anche “di essere rimasti colpiti da ciò che è successo dopo la morte” del genitore.