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Cronache
Roma, "questa Sinistra vuole consegnare la Capitale a Salvini e Meloni"
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*di Giuliano Pacetti

A Roma il pensiero semplice di Giorgia Meloni e Matteo Salvini è più contagioso del CoViD-19 e fa un certo effetto scoprire che una parte della sinistra (?) lo usi con colpevole leggerezza pur di “liberare Roma” da Virginia Raggi.

Il gusto polemico è francamente fuori luogo quando ad esercitarlo è un “Comitato” che pretende gli sia riconosciuto il ragionare per temi. Del resto è storia nota quella di certa sinistra che pratica quel “tanto peggio tanto meglio” che sa di vecchia politica con la “p” minuscola. La loro è una storia difficile da cambiare, ma continueremo a provarci, senza risparmiarci in pazienza e fatica.

Sappiamo bene che Atac, Ama, Acea e la macchina amministrativa capitolina impattano sulle vite dei nostri concittadini e per questo è materia da maneggiare con estrema attenzione e cura. E fortunatamente sono ancora in tanti quelli che proclamano la democrazia e si fanno paladini di un confronto che guarda sempre al bene comune: noi del M5S a Roma abbiamo applicato questo credo, sempre e senza sconti per nessuno.

Non mi sottraggo di certo alle osservazioni di coloro che puntano a “liberare Roma” dalla sindaca Virginia Raggi perché colpevole di non aver avviato il risanamento di Atac e di Ama, responsabile di non aver rilanciato Acea e non aver riformato la macchina amministrativa. 

Mi mordo la lingua, non faccio polemica e lascio quindi sotto il tappeto quanto ereditato dalle gestioni di Gianni Alemanno e Ignazio Marino (cacciato a mezzo notaio) e quanto collegato alle dolorose vicende note come “Mafia Capitale”; sono questioni che i romani conoscono sin troppo bene. Voglio però ricordare a chi cerca con serietà il confronto che, per difendere la legalità e la trasparenza, la sindaca Raggi vive sotto scorta perché rea di aver toccato interessi che nessuno si era mai neanche sognato di pensare di combattere. Una donna forte e determinata che ha saputo guidare e utilizzare le tante competenze dei consiglieri del Movimento 5 Stelle e confrontarsi con le altrettante competenze espresse dalle opposizioni. Tratterò singolarmente i temi presi a pretesto, iniziando con il mettere sul terreno una prima riflessione su Atac.

La favoletta raccontata da Matteo Salvini, Giorgia Meloni e certa sinistra è che Atac fa schifo perché alcuni autobus hanno preso fuoco e perché le stazioni della metropolitana mancano di manutenzione e sicurezza e a volte sono chiuse. Andiamo con ordine. La situazione al nostro insediamento era la seguente: cantieri bloccati da anni, mezzi ed infrastrutture per il trasporto pubblico con elevati livelli di obsolescenza, bilanci societari fallimentari. Insomma, Il verdetto non lasciava dubbi: la Capitale d’Italia era fanalino di coda in Europa per servizi e per progettualità. Ci siamo trovati a gestire le decisioni di una classe politica che aveva passivamente consentito che Atac andasse completamente fuori controllo. Erano fuori controllo persino le cose basilari come la gestione dei pneumatici, le operazioni di rimessaggio, il rifornimento dei mezzi e il recupero dei veicoli in panne. La pianificazione degli investimenti era pari allo zero e la politica commerciale impalpabile. Abbiamo fatto quello che andava fatto: mettere nero su bianco le Linee Programmatiche e i Documenti di Programmazione a partire dal 2016; ora quelle linee di rigenerazione sono in avanzata fase di definitiva realizzazione. Sfatiamo il luogo comune che il M5S non ha coinvolto le opposizioni: i componenti della Commissione Mobilità e l’intero Consiglio comunale sono sempre stati informati delle difficoltà economiche che non consentivano ad Atac neanche l’approvvigionamento dei ricambi, stante la situazione dei magazzini vuoti e di molte vetture cannibalizzate e usate come pronto soccorso per permettere ai veicoli della flotta (autobus, tram e treni) di uscire per garantire un servizio proprio minimale. Il tutto con un “buffo” di 1,3 miliardi di euro e i privati pronti ad apparecchiare la tavola. Persino la nota vicenda delle assunzioni clientelari è nulla davanti agli atti che furono sottratti al controllo diretto del Consiglio Comunale. Alla mala-politica ed all’assenza di gestione abbiamo risposto come si doveva: legalità, trasparenza ed investimenti. Lo stesso discorso vale per i sistemi di traslazione delle stazioni della metropolitana, ascensori e scale mobili, che per inciso sono arrivate a noi a fine vita utile. Come per la flotta dei mezzi abbiamo avviato un enorme piano di recupero e di sostituzione con finanziamenti a carico dell’Amministrazione. Ci vuole francamente la faccia tosta per urlare contro ogni disservizio dovuto alla chiusura delle stazioni oggetto di lavori. Lo stesso dicasi per la rete tranviaria, che proviene da anni di completo abbandono e che stiamo con uno sforzo ciclopico rimettendo in sesto.

Ci fanno o ci sono quei COMITATI che non capiscono che lo sfascio lo abbiamo trovato e che altri lo hanno prodotto? Ci fanno o ci sono quei COMITATI che non sanno, o fingono di non sapere, che la mala-politica si era dimenticata per otto anni di programmare le revisioni generali dei treni delle linee A e B della metropolitana? 

Le tappe del salvataggio di Atac
Nel settembre del 2017,in un mio intervento in Aula, dissi che a valle di tutte le lunghe analisi sussistevano ancora - e nonostante tutto - le condizioni per dare ai romani un’Atac risanata, funzionale e ancora pubblica. C’erano infatti elementi che ci dicevano che la storia dell’azienda poteva essere riscritta, ma occorreva lavorare intorno ad un Piano Industriale che non fosse solo progetto di miglioramento dei numeri, ma anche sviluppo di risorse, qualità, innovazione e soddisfazione dell’azionista. Il superamento della crisi di impresa di Atacpoteva avvenire soltanto attraverso una procedura di concordato preventivo in continuità che permettesse non solo la sopravvivenza dell'azienda, non solo la salvaguardia dei livelli occupazionali, ma anche il pagamento dei creditori, che non avrebbero viceversa trovato ristoro nel caso di fallimento della stessa azienda. In quei tempi il centrodestra, insieme ai Radicali e con Roberto Giachetti in testa, chiedeva la privatizzazione di Atac e il loro tecnico di riferimento profetizzava almeno 2.000 licenziamenti.

Nel novembre 2018 arrivava il referendum sulla liberalizzazione del servizio di trasporto pubblico di Roma. Referendum che era consultivo e che non riuscì neppure a raggiungere il quorum, avendo votato solo il 16,4% degli aventi diritto. Da una parte il Movimento 5 Stelle e le ambizioni di risanare e rilanciare Atac azienda pubblica e, dall’altra, chi sosteneva Uno scenario che il concordato in continuità non sarebbe mai passato al vaglio del Tribunale. I fatti ci hanno dato ragione e hanno scritto la storia del salvataggio di Atac.

Ad inizio 2019 arrivavano i primi esiti della scelta concordataria per Atac: un risultato positivo, anche se di modesta quantità, del Conto Economico, dopo anni di gravi perdite, un corrispondente incremento della produzione chilometrica ed un incremento dei ricavi. Finalmente eravamo riusciti a suturare una ferita che sanguinava da troppo tempo. Dalla seconda metà del 2019, sono stati poi ristrutturati i livelli dirigenziali del Dipartimento Mobilità e Trasporti e l’occasione mi è utile per ricordare il grande e qualificato lavoro svolto dalla Capo Dipartimento ing.Carolina Cirillo e dal Direttore del Trasporto Pubblico Locale dott. Alberto Di Lorenzo.

Gli effetti del Piano Concordatario di Atac
Gli effetti benefici dell’attuazione del Piano Concordatario si confermano in continuità con i risultati positivi dell’anno precedente. Si concretizzano ulteriori investimenti sul parco rotabile per un rinnovo complessivo della flotta per oltre 700 veicoli, e ne arriveranno altri ancora giungendo così alla fine del 2021 ad abbattere a meno di 8 anni l’età media del parco macchine. 

Il nuovo management di Atac sa bene che risanare non significa solo aver riportato i conti in positivo, oppure aver trovato soluzione alla posizione debitoria. Il risanamento vero, quello che noi pretendiamo per i nostri concittadini e che chiediamo a gran voce, significa razionalizzazione dei costi, aumento della produttività e miglioramento della qualità del servizio. Risanamento vero significa ricerca di nuove opportunità attraverso lo sviluppo sul territorio, l’ampliamento dei servizi e la valorizzazione delle competenze. Ed è proprio su questi temi che Atac dovrà concentrarsi, agendo sulla produzione e sulla produttività, sull’operatività tecnica e sulle tecnologie. Adesso non è più il momento delle carte e dei documenti, ma quello dell’ingegneria e della gestione per migliorare il servizio erogato, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo.

Come Movimento 5 Stelle avevamo promesso ai romani che Atac sarebbe stata risanata e sarebbe rimasta in mano pubblica. Ai romani rispondiamo con i fatti che il percorso è in piena attuazione e che un servizio di trasporto pubblico in mano pubblica è la risposta giusta alle esigenze della città.

 

* Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina
e Consigliere delegato dell’Area Metropolitana di Roma

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