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San Siro, mail, chat e pressioni nella ricostruzione dei pm: “La svolta sulla vendita dopo gli incontri con i club”

La Procura indaga sui rapporti tra Comune e società nella partita da 1,2 miliardi. Tancredi a De Cesaris: “Non fate troppa scena”. Per i pm “interlocuzioni anomale”

San Siro, mail, chat e pressioni nella ricostruzione dei pm: “La svolta sulla vendita dopo gli incontri con i club”
Atmosfera a San Siro per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina

La decisione di valutare la vendita dello stadio Stadio Giuseppe Meazza e delle aree circostanti sarebbe maturata solo dopo una serie di incontri tra Comune e club. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta della Procura di Milano sull’operazione San Siro, che ipotizza i reati di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e rivelazione di segreto.

Secondo i pm, fino alla metà del 2018 Palazzo Marino non avrebbe mai preso in considerazione l’alienazione dell’impianto, limitandosi all’ipotesi della concessione d’uso a AC Milan e FC Internazionale Milano. La svolta arriverebbe nei mesi successivi, quando viene dato incarico agli uffici di valutare scenari alternativi, tra cui la cessione del diritto di superficie o la vendita vera e propria. E’ il quadro che emergerebbe dalle intercettazioni in mano alla Procura.

La partita sulla vendita dello stadio Stadio Giuseppe Meazza cambia dunque direzione nell’estate del 2018. A fotografare il momento è una mail del 26 giugno inviata dal dirigente comunale Massimo Marzolla a Giancarlo Tancredi: “Ciao Giancarlo, dopo l’incontro con le società Milan/Inter abbiamo ora l’incarico di valutare ipotesi diverse dalla concessione d’uso di San Siro”. È il passaggio chiave individuato dai pm: da quel momento il Comune inizia a considerare alternative come la cessione del diritto di superficie o l’alienazione vera e propria, abbandonando la sola ipotesi di concessione a AC Milan e FC Internazionale Milano.

“La delibera? La sto scrivendooo”

Il cuore dell’inchiesta, però, sono soprattutto le chat. Messaggi che, secondo la Procura, mostrano un’interlocuzione continua tra pubblico e privato nelle fasi decisive. Il 7 novembre 2019, alla vigilia del passaggio in Giunta sul pubblico interesse del progetto, l’avvocata Ada Lucia De Cesaris scrive al direttore generale del Comune Christian Malangone: “La delibera?”. La risposta arriva immediata: “La sto scrivendooo”. Il giorno dopo, Malangone invia la “versione definitiva” della delibera alla stessa De Cesaris, che la gira subito al manager dell’Inter Mark Van Huuksloot. Un documento che il Comune notificherà formalmente solo alcuni giorni dopo.

Le bozze “aggiustate” insieme ai club

Le chat raccontano un lavoro condiviso sui testi. “Questa mattina ci hanno fatto vedere la delibera, abbiamo cercato di aggiustare alcune cose”, scrive Van Huuksloot. Poche ore dopo, De Cesaris conferma: “È andata”, inviando anche le foto del documento appena approvato. Secondo i pm, questi scambi sono “rilevanti sul piano indiziario” perché mostrerebbero un allineamento tra soggetti pubblici e privati sul contenuto di atti amministrativi ancora in fase di definizione.

“Non fate troppa scena”: gli incontri riservati

Alla vigilia di un altro passaggio cruciale, nel novembre 2021, le chat si fanno ancora più fitte. Tancredi scrive al sindaco Giuseppe Sala: “Possiamo sentirci un minuto su delibera stadio? Sono qui con segretario generale”. Subito dopo organizza un incontro con De Cesaris, raccomandandosi: “Non fate troppa scena”. La risposta è altrettanto esplicita: “Saremo discretissime grazie”. Il giorno successivo, prima della riunione di Giunta, la dirigente Simona Collarini scrive: “Sistemata delibera, ovviamente allineata con ultime indicazioni Tancredi arrivate ieri sera tardi”.

Dopo l’approvazione, il clima che emerge dalle chat è di piena sintonia. “Grazie”, scrive De Cesaris a Tancredi. “Andiamo avanti”, la risposta. In un altro scambio, si parla apertamente della necessità di accelerare: “Chiudere atto di vendita entro estate, se no ad ottobre scadono i 70 anni e arriva il vincolo. È corsa contro il tempo”. Gli inquirenti parlano di “interlocuzioni anomale” e di un possibile “paradigma collusivo”: una dinamica in cui pubblico e privato, invece di mantenere ruoli distinti, sembrano muoversi nella stessa direzione.