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Stresa, “Ti dovrei ammazzare. M’hai rovinato la vita”. Verbali degli indagati

Il Gip: “7 ore di interrogatorio e solo 4 pagine di verbale”.“Mi stai accusando?”. La guerra tra giudici a Verbania

Stresa, “Ti dovrei ammazzare. M’hai rovinato la vita”. Verbali degli indagati
tragedia Stresa
Stresa, “Ti dovrei ammazzare. M’hai rovinato la vita”. Verbali degli indagati
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Strage Stresa, “Ti dovrei ammazzare, mi hai rovinato la vita”. “E’ la fine”

La tragedia del Mottarone, costata la vita a quattordici persone che da Stresa salivano su in quota fino a 1500 metri e che sono precipitati nel vuoto a causa dell’improvviso cedimento della cabina della funivia su cui viaggiavano, resta avvolta nel mistero. Sono ancora troppe le incongruenze in questa inchiesta, in cui si registra anche una vera e propria guerra interna tra la pm e la gip del caso nel Tribunale di Verbania. Uno scontro – si legge sul Fatto Quotidiano – talmente violento da ipotizzare apertamente irregolarità nelle indagini. “Mi sta accusando di falso?”, domanda il procuratore di Verbania Olimpia Bossi al Gip Donatella Banci Buonamici. “Non lei…”, replica il giudice. E aggiunge: “Bastava registrare”. “Ero presente anche io, ma cosa sta dicendo?”, ribatte Bossi. “È stato verbalizzato poco… Siete stati 7 ore, e ci sono 4 pagine di verbale, senza nemmeno le domande che gli avete fatto”. 

I nuovi atti – prosegue il Fatto – consentono di fare luce su alcuni momenti cruciali del disastro. È il 23 maggio scorso, è appena crollata la funivia del Mottarone. Sul teatro della strage si ritrovano per la prima volta Tadini, Perocchio e Nerini. “Io ti dovrei ammazzare”, dice Perocchio a Tadini. Prima che Nerini lo senta aggiungere: “Tu a mezzogiorno di oggi mi hai rovinato la vita”. Tadini, racconta sempre Nerini, in quei momenti convulsi “ripeteva ossessivamente”: “Ho fatto una cazzata, è colpa mia”. “Me l’ha detto decine di volte. Io l’ho abbracciato”. Perocchio, assistito dal suo legale Andrea Da Prato: “Che Dio mi fulmini se ho mai detto a un operatore di girare con le forchette. È la cosa più pericolosa che c’è sugli impianti a fune. Non riesco a capire perché sono finito in galera. Dopo la sua telefonata, in cui mi diceva che c’erano morti e feriti e che chiamava il 118, ho chiamato subito mia moglie e le ho detto: “È la fine, è la fine”. È ovvio, a prescindere che sia colpa mia, va giù una funivia…”.