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Cronache
Uno stuntman di Hollywood: "La cannabis mi ha guarito dal cancro"

Mark Chavarria, uno stuntman di Hollywood affetto da cancro al quarto stadio, ha raccontato la sua esperienza col cancro dopo aver constatato gli effetti benefici della cannabis sul proprio corpo. Mark utilizzava olio di cannabis per smorzare il dolore causato dal cancro, che si era diffuso sia al colon che al fegato.

"Mi ha aiutato, insieme alla chemioterapia e alla radioterapia - ha commentato Mark Chavarria - ora sono guarito da questa terribile malattia. L'olio di cannabis agisce come una gomma sopra i tumori, non lo fa crescere, non lo fa respirare, non gli permette di mangiare. Ora mi sento bene, anche se mi sento nervoso perchè ho paura che questo male possa tornare. Ma ora non c'è più", ha concluso.

Salute, fumare le cannabis più 'forti' causa psicosi in un consumatore su 4 - Fumare le varieta' piu' forti di cannabis triplica il rischio di psicosi, con la conseguenza che si registrano disturbi mentali in un consumatore su quattro. E' l'allarmante risultato di una ricerca consotta dal King's College di Londra, una delle piu' importanti e quotate universita' al mondo, nel sud della capitale britannica, dove appunto l'utilizzo di marijuana "skunk" (un ibrido creato negli anni '80) e' molto diffuso. In particolare, l'uso di questa varieta', sottolinea ora il team scientifico guidato dallo psichiatra Robin Murray del King's College, porterebbe all'insorgere di schizofrenia nella meta' delle persone che sviluppano psicosi, con allucinazioni visive e uditive, attacchi d'ira e depressioni alternate a euforia.

Da tempo gli scienziati si dividono sulle cosiddette "psicosi da cannabis", disturbi mentali come allucinazioni e deliri che vengono associati al recente uso di marijuana. Lo studio si basa su 780 casi seguiti dai medici e dai ricercatori fra il 2005 e il 2011, relativi a persone fra i 18 e i 65 anni. "Anni fa l'argomentazione principale - ha commentato il professor Murray parlando con il Guardian - era che le persone che fumano cannabis fossero comunque un po' 'strane' gia' in partenza. Ma nel sud di Londra, dove abbiamo fatto lo studio, due persone su tre hanno fumato marijuana nella loro vita ed e' impossibile che due persone su tre siano classificabili come 'non normali'". Gli studiosi hanno lavorato a contatto con gli ospedali del sud della capitale, analizzando tutte le persone che venivano ricoverate per episodi psicotici, fino a portare appunto alla ricerca che ora e' stata pubblicata dal giornale scientifico Lancet Psychiatry.

Arriva la fabbrica militare di cannabis terapeutica - "Tutto sommato questo intervento nel settore della cannabis rientra in modo organico e fisiologico nel quadro delle nostre attività per sopperire alle carenze di medicinali a livello nazionale". Lo ha detto Il generale Giocondo Santoni, direttore dello Stabilimento chimico farmaceutico militare, che fa parte dell’ Agenzia industrie difesa (AID).
 
Con l’accordo di collaborazione avvenuto il 18 settembre, i ministeri della Salute e della Difesa hanno affidato allo Stabilimento il delicato compito di produrre i 100 chilogrammi di cannabis terapeutica l’anno stimati come fabbisogno nazionale (56 i chilogrammi importati nel 2014). Santoni infatti asserisce: «Siamo tutti professionisti dell’ambito chimico-farmaceutico, ma ovviamente il nostro approccio non è così neutro. È una situazione decisamente stimolante, anche dal punto di vista culturale e scientifico. L’obbiettivo e l’auspicio è di dare un esempio di come la pubblica amministrazione funzioni bene e possa diventare addirittura un modello da esportare». Anche il generale Gian Carlo Anselmino, direttore dell’Agenzia industrie difesa dice: «Lo Stabilimento farmaceutico militare di Firenze è una vera eccellenza italiana ed è un unicum in campo europeo, non solo con la produzione dei cosiddetti farmaci orfani o difficilmente reperibili, ma ora anche con il progetto della cannabis ad uso terapeutico».
 
Il colonnello Antonio Medica, responsabile della Produzione, e il primo maresciallo Camillo Borzacchiello, presentano lo stabilimento. I lavori sono a buon punto ed entro fine mese dovrebbe essere pronta la serra-pilota. Come spiega il colonnello Medica: «Dobbiamo partire con una produzione di tipo sperimentale. È il primo passo per completare l’iter autorizzativo e amministrativo previsto». Se ministero della Salute e Agenzia italiana del farmaco daranno il nullaosta a questo primo nucleo, entro l’estate dovrebbe entrare a regime una serra di 50 metri quadrati. Per raggiungere il traguardo di un quintale di prodotto finito all’anno bisognerà allestire altre serre e i responsabili dello Stabilimento hanno già pronta un’area di 600 metri quadrati nello stesso capannone dove fino agli anni 80 si fabbricava sapone. Il via definitivo? «Secondo me, – calcola il generale Santoni – se parliamo di capacità produttiva complessiva dovremo aspettare almeno la fine del 2016».

La nuova area produttiva ha già la sua struttura: porte da laboratorio farmaceutico, con un sistema di interblocco che consente di aprirne solo una alla volta per evitare l’inquinamento dei locali; spogliatoi per il personale che dovrà indossare camici, mascherine e guanti. L’intero complesso avrà tutta una serie di sistemi di sicurezza, di accessi e di controlli. Alla serra potrà accedere solo personale munito di badge, monitorato da impianti di videosorveglianza. “Il ciclo di sviluppo della pianta di cannabis sativa dura mediamente dai 90 ai 110 giorni”spiega Medica. “Viene fatto il raccolto, tagliando solo la parte che ci interessa, cioè le infiorescenze femminili non fecondate. Le infiorescenze sono messe ad asciugare in un essiccatoio, in una stanza dove un impianto di trattamento immette aria a bassissimo contenuto di umidità. Poi si passa alla fase di lavorazione vera e propria sotto una cappa a flusso laminare di aria, che garantisce un ambiente sterile. Infine, le infiorescenze vengono macinate in un box dove sarà montato un mulino. Quindi gli operatori prenderanno il principio attivo ottenuto, lo peseranno e lo confezioneranno in contenitori da 5 grammi. I flaconi o le bustine saranno etichettate, conservate in un’area blindata e pronte per la distribuzione”.
 
Lo Stabilimento riceverà gli ordini dalle farmacie e provvederà alla consegna anche tramite distributori esterni. “Sarà compito del farmacista preparare le dosi” precisa Medica. “Sappiamo che in base al tipo di patologia sono previsti dosaggi diversi. Ecco perché non possiamo fare il prodotto finito, come è accaduto altre volte. I quantitativi medi di prodotto essiccato variano dai 20 ai 100 milligrammi al giorno per paziente, pari a 30-35 grammi l’anno per paziente. Quindi i 100 chili di produzione previsti dal ministero della Salute dovrebbero essere sufficienti a coprire le prime esigenze”. Quanto costa l’intero progetto? L’Agenzia industrie difesa preferisce non rispondere. “Grazie alla vendita del prodotto”, dice il generale Santon “gli investimenti saranno ammortizzati nel giro di pochi anni e potrebbero essere reinvestiti per sviluppi futuri”.

 

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