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Culture
Biennale Antiquariato, la Galleria Borghese e il busto di Papa Urbano VIII

Non ne ha fatto mistero Anna Coliva, energica e preparatissima storica dell’arte, direttrice della Galleria Borghese dal 2006, che in questi anni di direzione ha trasformato il celebre museo di villa Borghese a Roma in uno dei luoghi dove la cultura vive ogni giorno con mostre, conferenze ed incontri di altissimo spessore culturale ed artistico, del suo interesse per il busto di Papa Urbano VIII.  Il “busto del desiderio”, naturalmente per i saloni della Galleria, tanto da aver lanciato l'idea di un fundraising per assicurarsi questa importante opera d’arte, è quello di Urbano VIII Barberini, realizzato nel 1658 da Gian Lorenzo Bernini, attualmente di proprietà di una famiglia principesca italiana che lo ha dato in prestito all’antiquario milanese Carlo Orsi per esporlo all’interno del suo stand alla Biennale internazionale dell’Antiquariato di palazzo Corsini in corso a Firenze fino al 29 settembre. Un busto di grande pregio storico artistico, realizzato dall’artista considerato il massimo protagonista della cultura figurativa barocca. Tramite il padre, che ben pubblicizzava il figlio, Gian Lorenzo entrò in contatto con il suo primo committente: il cardinale fiorentino Maffeo Barberini, che gli commissionò dapprima alcuni interventi su una delle Pietà incompiute di Michelangelo Buonarroti e poi la realizzazione di quattro putti per la cappella di famiglia in Sant'Andrea della Valle. La qualità delle sue opere attirò le attenzioni di un altro porporato, Scipione Borghese, che nel 1618 decise di puntare sul Bernini affidandogli l'esecuzione di un piccolo busto raffigurante lo zio Paolo V. Acceso dalla genialità del giovane scultore, Scipione ne divenne un entusiasta mecenate, commissionandogli la realizzazione di opere che lo tennero impegnato dal 1618 al 1625. In questo lustro, infatti, Bernini diede prova della perizia raggiunta nelle sculture licenziando il gruppo raffigurante Enea, Anchise e Ascanio fuggitivi da Troia (1618-1619), il Ratto di Proserpina (1621-1622), il David (1623-1624) e l’Apollo e Dafne (1622-25). Queste sculture andarono ad ornare la villa di Scipione Borghese di Porta Pinciana, oggi Museo Galleria Borghese. Importantissimo per l'affermazione artistica del Bernini fu l'ascesa al soglio pontificio del suo primissimo mecenate, Maffeo Barberini, nel 1623 divenuto Papa con il nome di Urbano VIII. Bernini godette della familiarità del pontefice non solo per le sue radici toscane, ma soprattutto per le sue nette qualità artistiche, che gli consentirono di iniziare un lungo periodo di egemonia artistica su Roma. Queste ragioni spiegano perché la auspicabile collocazione del busto di Urbano VIII all’interno della Galleria Borghese abbia acceso l’interesse della direttrice Anna Colina, che Affaritaliani ha intervistato nei giorni della Biennale dell’Antiquariato.

Dottoressa Coliva, ci può parlare della prossima mostra in programma alla Galleria Borghese?

La mostra “Valadier. Splendore nella Roma del 700”, verrà inaugurata al pubblico il 30 ottobre e ci racconterà Roma al culmine del suo splendore artistico, punto di riferimento di tutta Europa, centro della diffusione internazionale di un nuovo stile che sarà denominato Neoclassicismo, che nacque attraverso una serie di percorsi di artisti di cui Valadier è rappresentante massimo. La produzione artistica di Valadier ebbe la sua massima espressione all’interno di Villa Borghese, che il principe Borghese fece rimodellare proprio dal celebre ebanista, fonditore e orafo italiano. Nel 1759 Valadier rilevò la bottega del padre Andrea, argentiere francese stabilitosi a Roma nel secondo decennio del secolo. Risalgono a quell’anno i primi lavori eseguiti per i Borghese: il rifacimento della cappella di famiglia di Santa Maria Maggiore e quella del SS. Sacramento in Laterano. Fu questo l’avvio di una intensa collaborazione che accompagnò l’artista per 25 anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1785. In quel periodo a Roma si passa da strutture totalmente seicentesche a un nuovo stile tardo Barocco, e attraverso anche delle fasi che sono vagamente Rococo, si arriva al Neoclassicismo. Tutto questo si elabora, sala per sala, in tutto il percorso di Villa Borghese e, cosa importantissima, attraverso il percorso stesso degli artisti. Notiamo il mutamento di stile da un anno all’altro, dal 1774, quando c’è il primo pagamento per un pittore e passano i lavori di ristrutturazione dell’interno, fino al 1790-92, quando i lavori terminano con un’opera esemplare che è la sala di Paride ed Elena, un ambiente integralmente neoclassico. E l‘ultima volta che Roma rappresenta  il centro internazionale dello stile e dell’arte, in cui si producono gli oggetti e le opere più raffinate d’Europa. Ci sono molti artisti francesi che vengono ad imparare a Roma. Poi ci sono i fatti napoleonici ed il secolo che segue, l’Ottocento, sarà molto più cupo.  

Parliamo di Papa Urbano VIII. Perché tanto interesse per questo busto in esposizione alla Biennale di Firenze?

E’ il Papa culmine del Barocco. Centocinquanta anni prima della storia che noi raccontiamo nella mostra su Valadier, c’è il trionfo del Barocco. La prima opera integralmente barocca in scultura è Apollo e Dafne di Bernini. Mentre la prima opera si che possa definire integralmente Barocca in pittura è l’affresco di Lanfranco. Urbano VIII è il simbolo del Barocco a Roma, è il Papa che capisce  che Bernini non è solo uno scultore, ma uno straordinario diffusore di immagine. L’immagine di un papato, come aveva insegnato Giulio II con Michelangelo, si dà anche attraverso l’urbanistica, non solo con le sculture. Urbano VIII  chiese quindi a Bernini di ridisegnare l’immagine di Roma. L’immagine di Roma che noi vediamo tutt’oggi è l’immagine rinascimentale di Giulio II e Michelangelo e l’immagine barocca di Urbano VIII e Bernini. Urbano VIII, prima di diventare Papa, era il cardinale Maffeo Barberini, capo della grande famiglia Barberini, raffinatissimo intellettuale, eccezionale poeta, uomo di raffinatissima cultura. Barberini stava a fianco di Bernini e di Scipione Borghese nel momento in cui quest’ultimo commissiona al giovanissimo Bernini la serie dei 4 grandi gruppi scultorei, che sono tutt’ora all’interno della villa Borghese: Enea e Anchise, il Ratto di Proserpina, il David, l’Apollo e Dafne. E’ lo stesso Maffeo Barberini che detta le tematiche delle statue, le iconografie, ma anche la loro interpretazione in senso cristologico. Ognuna di queste sculture era accompagnata da un distico di Maffeo Barberini. Nell’Apollo e Dafne è ancora inciso sotto la statua. Tanto è vero si dice che le quattro opere di Bernini siano la realizzazione del poema del cardinale Maffeo Barberini, denominato Distici per una galleria. La galleria era quella di Scipione Borghese. Maffeo Barberini, divenuto poi Urbano VIII, Scipione Borghese e Gian Lorenzo Bernini sono un trinomio inscindibile. Purtroppo Scipione Borghese non ha mai avuto per sé un busto del suo amico Maffeo Barberini fatto dal Bernini, per cui  questa sarebbe una occasione irripetibile per colmare questa lacuna storica.

Avete lanciato un fundraising internazionale per l’acquisto del busto?

Negli Stati Uniti o nei paesi anglosassoni questo sarebbe molto semplice. In Italia dobbiamo creare lo strumento giuridico per far si che venga fatto, dato che al momento non esiste. Io sto lavorando da un pò di tempo per farlo. Il busto è dei legittimi proprietari, che momentaneamente lo hanno dato all’antiquario Carlo Orsi, i quali se ne priverebbero solo se avesse la sua giusta collocazione, che potrebbe essere appunto la Galleria Borghese. Purtroppo in Italia non c’è ancora la consuetudine, che invece esiste nei paesi anglosassoni, di raccogliere cifre così consistenti per opere d’arte. In questo caso parliamo di svariati milioni di euro. Ideale sarebbe trovare delle grandi società o dei mecenati privati che vogliono legare il loro nome ad un grande capolavoro dell’arte italiana. Attraverso l’innovativo strumento dell’Art Bonus molti passi in avanti sono stati fatti. 

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