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Culture
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Martedì 9 luglio il direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino è stato ospite alla trasmissione di RaiUno UnoMattina per commentare le notizie del giorno e raccontare il "caso Affaritaliani.it", la storia di un fenomeno editoriale del web citato anche nel libro La casa di vetro (vedi sotto).

GUARDA IL VIDEO
 (Dal minuto 48)

 

 

 

 

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Come cambia il concetto di verità al tempo dell'informazione online

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LEGGI L'INTERVENTO DEL DIRETTORE DI AFFARI ANGELO MARIA PERRINO CONTENUTO NEL LIBRO "LA CASA DI VETRO"

IL LIBRO - Gianni Di Giovanni e Stefano Lucchini lo vivono ogni giorno nell'impresa in cui operano: l'avvento della Rete ha completamente sovvertito le regole di comunicazione delle aziende grandi e piccole e, di conseguenza, la professione di chi è chiamato a informare il mercato e a interagire con esso, in momenti anche di crisi. E non è solo una questione di strumenti, ma soprattutto di atteggiamento: l'impresa è trasparente, sotto gli occhi di tutti, sottoposta a uno scrutinio continuo delle sue azioni e della sua reputazione e non può sottrarsi alla sfida della credibilità. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, infatti, non ha accresciuto solo il volume delle informazioni trasmesse, ma anche la rete di relazioni che le imprese intrattengono con il mondo esterno e la comunicazione è così diventata una pratica sociale attraverso cui si entra in contatto con i pubblici più disparati, ai quali i comunicatori devono offrire una "realtà" fatta di credibilità, autorevolezza, competenza. Con approccio ottimistico ma consapevole della sfida, gli autori, due tra i maggiori esperti italiani di comunicazione d'impresa, analizzano uno per uno gli attori e le questioni cruciali del nuovo contesto (da Wikileaks ai motori di ricerca, dall'informazione online ai social network) condividendo riflessioni, strategie e casi pratici per gestire con successo la conversazione con il mercato.

L'INCONTRO A MILANO - "La casa di vetro. Comunicare l’azienda nell’era digitale" di Gianni Di Giovanni e Stefano Lucchini, pubblicato da Rizzoli Etas, è stato presentato lunedì 1 luglio a Milano, alle ore 18 presso la Sala Buzzati via Balzan 3. Saluto introduttivo di Piergaetano Marchetti; interventi di Geminello Alvi, Ferruccio de Bortoli, Gianni Di Giovanni, Stefano Lucchini e Stefano Parisi.

IL CAPITOLO: Dagospia, Affaritaliani.it e l'Huffington Post

Nel panorama informativo del web italiano due esperienze spiccano per originalità e successo: Dagospia
e Affaritaliani.it, due siti di informazione accomunati dal fatto di essere puri figli della rete, senza alcuna connessione con l'editoria tradizionale.
Dagospia nasce il 22 maggio del 2000 presentandosi come sito di gossip politico-finanziario, ispirato a Drudge Report, il sito web americano che fece scoppiare lo scandalo Lewinsky. A lanciarlo, appena estromesso da l'Espresso, non è una grande firma di un importante quotidiano né un editore, ma Roberto D'Agostino, ex disc-jockey ed ex "monello" televisivo scoperto da Renzo Arbore, che nel 1985 lo aveva lanciato a Quelli della notte nelle vesti del "lookologo". Una specie di critico di costume ed esperto di look, e in seguito noto al grande pubblico soprattutto per alcune risse televisive (la più celebre: un ceffone a Vittorio Sgarbi in una trasmissione condotta da Giuliano Ferrara).
Largamente sottovalutato agli esordi, nel giro di pochi anni il sito ottiene un successo clamoroso attraverso una formula originale: un miscuglio di notizie, gossip, indiscrezioni, provocazione, ma anche potenti scoop o anticipazioni sul mondo della politica e dell'economia italiana, il tutto circonfuso di articoli di costume e ampie gallery fotografiche che immortalano la mondanità, talvolta un po' provinciale e sguaiata, di certi salotti romani o milanesi. Lo stile di insieme è volutamente kitsch, scandalistico, volgare e ridanciano (quasi tutti i protagonisti citati hanno un soprannome), ma — godendo dell'irresponsabilità degli outsider — Dagospia, che si finanzia attraverso la pubblicità, è riuscito in molti casi a raccontare l'Italia e a dare notizie importanti molto meglio di giornali con lunga tradizione alle spalle, fino a diventare l'immancabile punto di riferimento (non sempre apertamente confessato) non solo del grande pubblico, ma anche dei giornali, degli uffici stampa e dello stesso mondo che sul sito viene raccontato e spesso deriso e sbeffeggiato in maniera impietosa. Probabilmente il maggior merito di Dagospia è stato quello di aver raccontato (a modo suo, in maniera spesso non sempre elegantissima) la mappa del potere economico italiano, per esempio facendo nomi e mostrando facce di persone molto influenti o molto potenti, ma sconosciute al grande pubblico.
Affaritaliani.it, a differenza di Dagospia, è per struttura, contenuti, organizzazione interna e aspetto grafico un quotidiano nel senso più tradizionale del termine, con le sue diverse sezioni (Politica, Economia, Cronache), la sua prima pagina e la sua redazione. La testata nasce per mano del suo direttore ed editore, Angelo Maria Perrino, il 12 marzo del 1996 — quando il web è ancora ai suoi primi vagiti — con il nome Affari Italiani. Inizialmente la
struttura del sito è molto semplice (parliamo di un'epoca in cui di multimedialità in rete ce n'era poca): una pagina che riassume le notizie più importanti e la possibilità per i lettori di contribuire con i commenti. Nel 1997 viene effettuato il primo res tyling grafico; nel 2003 il giornale tenta la via dell'abbonamento per le sezioni di approfondimento, ma le cose cambiano nel 2005, quando la partnership commerciale con Wind fa di Affari Italiani il canale di notizie di Libero. La testata è rimasta nel portale fino al luglio 2008, quando ha cambiato nome ed è diventata Affaritaliani.it. Dal 2011 è tornata a essere la sezione news del portale Libero.it, schizzando ai primi posti tra i siti web di informazione più visitati.
Ogni giorno Affaritaliani.it è consultato da circa 800mila navigatori; offre news aggiornate in tempo reale, varie sezioni, alcune redazioni locali (Roma, Milano, Bari), approfondimenti, diverse rubriche, ma anche sezioni del sito più leggere dedicate all'intrattenimento, alle tecnologie, alle tendenze e al costume. Unico nel suo genere, Affaritaliani.it ha anche due sezioni non molto consuete nel panorama informativo italiano, ma indicative della cultura web e dell'emergere di nuove idee: "Green", dedicata al mondo dell'ambientalismo, delle energie rinnovabili e dell'economia verde; e "il sociale", sezione dedicata al mondo del Terzo Settore, del no profit, della solidarietà e della Responsabilità Sociale d'Impresa. Inoltre Affaritaliani.it invia ogni giorno ai suoi lettori registrati Cinqueallecinque, una newsletter in formato pdf di due pagine con un breve editoriale, le notizie principali della giornata, alcune notizie brevi e alcune informazioni di servizio (quasi l'equivalente di una free press).
Affaritaliani.it è un vero caso di studio per capire le dinamiche web, specie nel mondo editoriale. Nato, come (come recita la testata) che ha attraversato tutte le fasi del web, a partire dalla sbornia per le dot.com — quando sembrava che il mondo digitale dovesse soppiantare istantaneamente il vecchio ordine delle cose e la bolla Internet si gonfiava di speranze e ottimismo — passando attraverso la crisi della new economy nei primi anni del nuovo secolo fino ad arrivare ai giorni nostri in cui, passata la sbronza e prese le misure alla realtà, seppur con meno ingenuo entusiasmo di allora, Internet è tornata a essere il fulcro della crescita e dell'informazione di tutti i paesi avanzati. Da questo punto di vista Affaritaliani.it ha sperimentato diversi modelli di business in rete, precorrendo anche quanto stanno facendo grandi gruppi internazionali come quello fondato dal magnate australiano Rupert Murdoch, alla ricerca di un modello economico che combini gratuità, pubblicità e contenuti a pagamento.
Diretto da Lucia Annunziata ed edito in collaborazione con il Gruppo l'Espresso, Huffington Post è l'edizione italiana del celebre e seguitissimo quotidiano statunitense nato nel 2005 per iniziativa di Arianna Huffington, Kenneth Lerer e Jonah Peretti. The Huffington Post ha debuttato in Italia il 25 settembre 2012. Seguendo la pratica già avviata con le edizioni francese e spagnola e secondo le indicazioni della fondatrice Arianna Huffington, anche la versione italiana ha abbandonato l'articolo inglese "The" in favore di quello italiano "U".
Uno dei punti di forza del sito, gestito da una redazione di una quindicina di persone, sono i blog di personaggi famosi del giornalismo come dello sport, oltre che della politica e dell'economia.
Il giornale sembra apparentemente come tutti gli altri, in realtà si nutre di una logica profondamente interne ttiana. Innanzitutto è un aggregatore di contenuti prodotti
altrove (i blogger sono solo un esempio); inoltre è un giornale che si nutre molto della viralità sui social network. La redazione è composta da 15 giornalisti. I blogger chiamati a partecipare all'edizione italiana (50 alla partenza) sono noti esponenti del mondo politico, giornalistico, dell'economia e dell'arte in generale oltre a molti altri meno famosi.
Insomma, non è solo giornalismo, ma gestione accorta di contenuti e della presenza in rete, con tanto di addetti al cosiddetto SEO (Search Engine Optimization, la tecnica usata per dare visibilità ai siti sui motori di ricerca).

(continua in libreria)

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