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Culture
Arte e design, siamo tutti cinesi. Esplode il gusto per il dragone. FOTO
Foto Angelo Maria Perrino

Tessuti e forme della tradizione cinese rielaborati in modo contemporaneo, con uno sguardo alla moda occidentale. Questo lo stile di Ma.Ke., la designer artista più famosa del momento in Italia: suoi sono gli abiti indossati dalla first lady cinese Peng Liyuan. Abito bianco sotto un soprabito tortora chiaro per l'arrivo in aeroporto, tubino grigio chiarissimo per la visita al Quirinale. Forme classiche, tagli a vivo, abiti avvolgenti, colori, materiali e tinture naturali: Ma.Ke. è una designer-artista “green”, che è stata ospite alla Biennale di Venezia nel 2016.

A lei Peng Liyuan si affida fin dagli inizi: le sue prime apparizioni pubbliche come first lady, come il viaggio a Mosca nel 2013, la resero subito un’icona di stile e scatenarono una "Peng-mania" su Weibo, il più popolare social network cinese. Ma.Ke. è per la moglie di Xi Jinping un punto di riferimento come Jason Wu lo è stato per Michelle Obama, Chanel per Caroline di Monaco, Givenchy per Meghan Markle. E così questa stilista riservata, che si fa vedere raramente nel suo showroom dietro al Museo nazionale d’arte di Pechino perché non ama vivere nelle metropoli, s’incammina lungo la Nuova Via della Seta, diventando simbolo di uno scambio commerciale, ma  anche di un intreccio di culture.

first lady cinese figlia mattarella apeFoto: LaPresseGuarda la gallery - Peng Liyuan con Laura Mattarella 

“Design China. China and Daily”: la mostra al Maxxi di Roma

Lo testimonia la mostra appena inaugurata al museo MAXXI di Roma, “Design della Cina”,   organizzata da “Economic Daily”, quotidiano di riferimento per l’informazione economica del governo cinese, e dalla rivista “Art and Design Press”, che appartiene allo stesso editore, il gruppo multimediale Economic Daily Press Group. Quasi 100 opere di 16 designer cinesi per mostrare l'esperienza millenaria maturata nel trattare vecchie e nuove culture. Oggetti porcellana e bamboo, abiti in seta, gioielli in giada, tessuti stampati che s’ispirano alle decorazioni dei templi costruiti durante la dinastia Ming, ricercati pezzi d’arredamento e vere e proprie opere d’arte.

“I legami tra la Cina e l'Italia risalgono a 2000 anni fa, quando la città di Chang'an e Roma erano situate ai due estremi dell'antica Via della Seta - spiegano gli organizzatori -. La missione  della globalizzazione  si è snodata nel corso dei secoli attraverso le frequenti visite di viaggiatori come Marco Polo, Matteo Ricci e Giuseppe Castiglione, che fungevano da ponte di amicizia tra popoli. Oggi gli scambi tra la moda e il design cinese e italiano rivelano la verità storica dell'integrazione e della simbiosi tra culture diverse e la creazione della civiltà umana”.

“Tutte le attuali paure riguardano la potenza economica, perché l'arte non può dividere, nell'arte non c'è scontro come invece tra le egemonie economiche”, ha spiegato Vittorio Sgarbi all’inaugurazione.  La Cina “ha straordinarie qualità nella manodopera e ottime materie prime, ma lavora su forme stereotipate: l'integrazione con design italiano può portare a risultati di eccellenza”, ha aggiunto Davide Rampello, presidente di Italy China United Association, ex curatore del padiglione italiano all'Expo di Shangai.

Italia secondo Paese di import moda per Pechino

“In Cina l’Italia è già il secondo Paese per import di moda di alta qualità, la nostra specialità. E se è vero che importiamo ancora per 5,9 miliardi e ne esportiamo solo per 2,3 circa, le esportazioni verso la Cina da qualche tempo a questa parte crescono in modo significativo. Segno che i consumatori cinesi sono pronti e hanno interesse per il nostro prodotto di qualità”, ha sottolineato di recente il presidente della Camera Nazionale della Moda, Carlo Capasa, che già collabora al progetto per rendere Xi’An, città da 13 milioni di abitanti famosa per i guerrieri di terracotta, la “Fashion Town” del Dragone. E così il passo dalle Fashion Week di Pechino e Shangai alle sfilate occidentali potrebbe essere breve.

Stilisti e griffe del Dragone emergenti

Alcuni nomi di stilisti e griffe emergenti? Da  Wu Ling, laureata in Arte e Design a Londra e poi tornata a Shanghai, a Fil Xiaobai, reporter di moda divenuta stilista condividendo i suoi look su Weibo, da Lucia Liu, classe 1983, laureata all'Istituto di Arte e Design di Birminghan e poi tornata a Pechino, dove ha fondato la sua fama vestendo le star più famose del cinema cinese, a Shang Xia, letteralmente “Su Giù”: il suo flagship store sulla Huaihai road, la Fifth Avenue di Shanghai, a fianco di Cartier e Louis Vuitton, è un punto di riferimento globale. 

Dalla moda al design

Non solo abiti. Come racconta ancora la mostra al Maxxi, la cooperazione tra Cina e Italia nel design ha raggiunto il suo massimo splendore nel Medioevo, quando l'industria dell'artigianato italiano era all'avanguardia in tutto il mondo e iniettava squisitezza e lusso nelle materie prime provenienti dal Paese del Dragone, spedendo poi queste opere d’arte in tutto il mondo grazie ai mercanti di Genova, Venezia e Amalfi. Poi venne l’epoca dell’industrializzazione e per città come Milano, Torino, Venezia da un lato, Shanghai e Guangzhou dall’altro il design è diventato il linguaggio comune di Cina e Italia, finché oggi sempre più designer cinesi sono presenti durante la Design Week di Milano, rappresentando la Cina contemporanea e dimostrando il progresso e l'ascesa del settore.

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