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Culture
La risposta del filosofo Galimberti alle mie perplessità circa la santificazione di Giovanni Paolo II

Su D di Repubblica n. 889, Umberto Galimberti risponde al mio articolo pubblicato in anticipo da Affaritaliani il 23 aprile, col titolo “Giovanni Paolo II, possibile dirne male?”, e poi da Espresso.it col titolo “Wojtyla, santo ma non troppo”. Galimberti intitola, invece: “Wojtila: anche i santi sbagliano”.
Trascrivo parte della risposta data dal filosofo: «Le sue perplessità circa la santificazione di Giovanni Paolo II erano, per motivi diversi, condivise anche dal cardinal Martini... Da parte mia posso solo aggiungere che nonostante l’esposizione mediatica e i frequenti bagni di folla, Giovanni Paolo II fu un papa medioevale che non capì quasi nulla della modernità. Subordinando come voleva Tommaso d’Aquino, la ragione alla fede, dimostrò una sfiducia radicale nell’uomo, che non sarebbe in grado di governare se stesso se non attraverso la tutela della fede. Una fede assunta come “verità assoluta”, rendendo di fatto impossibile un dialogo con le altre fedi. Con questa premessa, l’ecumenismo con le altre religioni tanto ostentato si risolveva in un rapporto di buona educazione. In ambito morale Wojtyla mantenne una rigidità dottrinale in ordine ai problemi connessi alla contraccezione (che avrebbe potuto contrastare l'epidemia di AIDS in Africa), all’aborto, alle fecondazione artificiale, al fine vita, al divorzio, mascherando questa intransigenza e intolleranza con la promozione di una religione delle emozioni, che mobilitava i cuori nella devozione di Padre Pio, della Madonna di Fatima, dei miracoli, dei segni del cielo, alimentando in questo modo l’aspetto più scadente della fede religiosa. Avverso alla teologia della liberazione dell’America latina, che si batteva per il riscatto dei poveri, non esitò a sostenere l’Opus Dei di cui santificò il fondatore. Sul piano politico, dopo aver dedicato i primi due anni alla causa polacca, non esitò ad apparire sul balcone col dittatore cileno Pinoschet. E a beatificare il cardinale Stepinac, che pur essendone a conoscenza non disse una parola sui campi di concentramento in Croazia in cui erano rinchiusi i comunisti della Serbia. Dopo la dissoluzione della Jugoslavia non esitò a promuovere, con Khol, il riconoscimento dei due Paesi cattolici Slovenia e Croazia, senza riconoscere il Paese ortodosso, e forse comunista, che era la Serbia. Scelte di campo che, a mio parere, non si addicono propriamente a un Pastore universale. E tutto ciò sia detto con rispetto, ma anche senza reticenza, per tutti coloro che nutrono una sincera devozione per Giovanni Paolo II ».
Che cosa posso aggiungere alla risposta di Galimberti, se non che, non riesco a considerare santa una persona che tante volte e tanto gravemente si è allontanata da Cristo?

Renato Pierri
 

Tags:
giovanni paolo ii
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