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Culture

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

Buchmesse, i dati (negativi) dell'editoria italiana: "In due anni il fatturato è diminuito del 14%"


 “Una politica per il libro non è più solo urgente, è in ritardo”. E’ un bilancio amaro quello del presidente dell’Associazione Italiana Editori Marco Polillo in occasione della presentazione del Rapporto AIE sullo stato dell’editoria in Italia alla 65ma edizione della Buchmesse: "Secondo i dati Nielsen, nei primi 8 mesi del 2013 si registra un peggioramento ulteriore del 5,4% nei canali trade, e in due anni il fatturato è diminuito del 14%". Segno più per la lettura in Italia (cresce quella di e-book). I testi si comprano sempre meno in libreria e sempre più online. E intanto raddoppia il mercato dei libri digitali. SCARICA IL PDF E LEGGI I DETTAGLI 

 

Legge anti-Amazon (e a sostegno dei librai) in Francia. E in Italia? Mauri (Gems): "Vanno smontate le asimmetrie fiscali". L'Ali: "Il governo riequilibri il mercato" - LE INTERVISTE


IL CASO/ Il Parlamento francese considera "concorrenza sleale" la spedizione gratuita dei libri da parte di Amazon e vota un provvedimento a sostegno delle librerie. E in Italia, dove il mercato vive mesi difficili, come viene accolta la notizia? “Vive la France”, commenta con una battuta il presidente dell’Ali Alberto Galla, che attraverso Affaritaliani.it chiede al Governo "misure concrete per un riequilibrio del mercato..." Abbiamo intervistato Stefano Mauri, presidente e Ad di GeMS: "I francesi difendono con i denti e a costo di sembrare antiquati l'industria culturale e la sua filiera. Del resto, a differenza dell'Italia, in Francia gran parte della classe dirigente crede nella cultura e crede che il libro sia il veicolo principe della formazione culturale del Paese". Mauri argomenta: "Visto che notoriamente Amazon si preoccupa poco di perdere soldi sul medio periodo, pur di conquistare quella quota di mercato che le consentirà in futuro di dettare legge nei diversi settori (mettendo in crisi sani operatori che devono per forza equilibrare costi e ricavi visto che non hanno la forza finanziaria di Amazon), la posizione francese non è del tutto illogica". E poi parla di Iva legata agli e-book e della necessità di interventi da parte dell'Europa e del nostro governo... LE INTERVISTE COMPLETE

 

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GianArturoFerrariCentroPerI

"Nei corridoi semivuoti della Fiera di Francoforte il declino italiano diventa palpabile". La dura analisi di Gian Arturo Ferarri, ex numero uno della Mondadori Libri e attuale presidente del Centro per il libro e la lettura, apparsa ieri sul Corriere della Sera, ha confermato tutte le difficoltà che sta vivendo la nostra industria libraria. Secondo il "professore" dell'editoria italiana, "quel che sta accadendo è davvero allarmante. Non è il solito piagnisteo perché non siamo arrivati abbastanza in alto. È il contrario, è il senso di vuoto di chi si accorge di esser giunto in cima alla parabola e vede di fronte a sé solo la discesa, non si sa quanto precipitosa...". Insomma, a preoccupare Ferrari (e non solo lui) non è soltanto il presente (i dati presentati dall'Aie alla Buchmesse sono allarmanti - nel box a destra i dettagli), ma soprattutto il futuro.

In rete e sui giornali le parole di Gian Arturo Ferrari stanno facendo discutere gli addetti ai lavori, ovviamente non mancano le critiche. In una lettera aperta apparsa su minimaetmoralia.it, il blog del marchio indipendente minimum fax, lo scrittore, editor, critico letterario ed ex leader del movimento TQ Christian Raimo, chiede a Ferrari di valutare un addio alla presidenza del Centro per il Libro. Secondo Raimo, infatti, il responsabile di un'istituzione come il Cepell dovrebbe "trovare soluzioni, non lanciare geremiadi sul Corriere: questo mi sembra il compito di un’istituzione...".

Ferrari, interpellato da Affaritaliani.it, proprio non ci sta: "Adesso in Italia non si può più esprimere un parere? Quella che ho pubblicato è una riflessione sull'industria editoriale. E' una critica ai miei ex colleghi. Non c'entra con il Cepell". Gian Arturo Ferrari non ha dunque alcuna intenzione di lasciare la presidenza del Centro per il libro ("tra l'altro, il mio incarico è a titolo gratuito, e non me ne lamento, metto volentieri a disposizione la mia esperienza"): "Io credo nel Centro per il libro, e credo che la stessa industria libraria italiana possa ancora riuscire a trovare una via d'uscita. Ma abbassare i prezzi non è certo la soluzione... E credo anche che se si inbocca una strada involutiva, sia giusto sottolinearlo. I problemi non vanno nascosti, ma affrontati".

Ferrari nel suo intervento sul Corsera scrive anche che in Italia la mano pubblica "non ha saputo creare una platea di lettori perché non ha mai davvero creduto che leggere libri fosse uno degli attributi essenziali della cittadinanza moderna". Il suo giudizio sull'attuale ministro dei Beni Culturali, come spiega ad Affaritaliani.it, però è positivo: "Bray si sta impegnando con grande energia. In questi giorni lo stiamo aiutando a preparare il Piano nazionale di promozione della lettura. Proprio questa mattina è previsto un incontro". A questo proposito, però, Ferrari è consapevole che per un'azione davvero incisiva "servirebbero almeno 20 milioni di euro l'anno, una cifra che in questo momento non possiamo neppure sognare". Ferrari non crede nei miracoli: "Sono un riformista, oltre che un gradualista. Serve tempo. E il Cepell non ha la bacchetta magica; le risorse sono quelle che sono. Faremo tutto quello che potremo con i mezzi che avremo a disposizione". Che, sempre secondo Ferrari, nei prossimi mesi  "non potranno aumentare... Ma ha presente in che condizioni è l'Italia?".

A Ferrari chiediamo di torniamo sulle critiche rivolte ai suoi ex colleghi: "Credo che a volte per gli editori la crisi diventi un alibi...". Lo interrompiamo per ricordargli che è stato a lungo il numero uno della Mondadori Libri in una fase positiva per il mercato... "Sicuramente quando ero a Segrate ho avuto fortuna. E so benissimo che oggi il contesto è ben diverso. Ma alla fine contano sempre e solo i fatti. E oggi vedo un'editoria italiana che non riesce più a tenere il passo degli altri Paesi europei. A Francoforte mi ha colpito la differenza tra il nostro stand e quello francese.  Ma non voglio perdere le speranze...".

 

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editoria librariagian arturo ferrarifiera di francofortebuchmesse
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