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In un periodo in cui la Chiesa cattolica ha ripreso poderosamente possesso dei media e dell’opinione pubblica attraverso l’azione dirompente della nuova evangelizzazione di papa Francesco, sembra impossibile che ci sia qualcuno che abbia la voglia di andare contro questa corazzata, o semplicemente tirare dritto per la sua strada, il suo piccolo e stretto sentiero di anticonformismo. Eppure qualcuno c’è: Ettore Ferrini, scrittore satirico cresciuto alla scuola del livornese Vernacoliere, e il suo sodale di mille avventure Gabriele Moretti, dopo il buon successo di Non ho niente contro i preti della scorsa estate pubblicano il “sequel” sempre dall’editore milanese Ink, che ha fatto della satira uno dei suoi due filoni (l’altro è quello dei narratori esordienti di qualità, come Guido Mattioni e Elisabetta Pierri). Anche stavolta il titolo non lascia dubbi sul livello satirico dell’opera: Il sacro e il propano.

Secondo i due autori, il Propano è inodore, incolore, praticamente invisibile. Il Sacro, pure. Il Propano viene usato dalla nostra società per uso sia domestico sia industriale.  Il Sacro, pure. Il Propano è composto di vari elementi tossici ed è distribuito un po' ovunque. Il Sacro, pure. Il Propano trova impiego anche come propellente e ed è stato causa di numerosi conflitti internazionali per ottenerne l'esclusiva. Il Sacro, pure. Nondimeno, nell'immaginario collettivo questi due perniciosi elementi raramente vengono associati. Gli autori, in questo volume, si propongono coraggiosamente di mischiarli e di ottenerne un'inedita miscela altamente esplosiva.

Al di là della satira, che come nel precedente è pungente e piena di spunti di riflessione sul sacro in sé, il libro si segnala per una puntuale, rigorosa e attualissima riflessione sul concetto di vilipendio alla religione connesso a quello di libertà di satira, dal punto di vista giuridico e sociologico, firmata dal fondatore e direttore del Vernacoliere Mario Cardinali.

Qui di seguito la prefazione di Mario Cardinali.

 

Come Madonna insegnò

di Mario Cardinali, fondatore e direttore de “Il Vernacoliere”

 

Terreno scivolosissimo, quello della satira religiosa. Che nell’Italia pur sempre terra di papato espone non solo agl’irati sdegni dei tanti papalini, ma anche a sempre possibili conseguenze giudiziarie. E tanto più possibili – e imprevedibili – quanto più il concetto stesso di satira possa diversamente essere vissuto dal sentimento pubblico in generale e interpretato dalla giurisprudenza in particolare.

  Talché si può dire che, se già il diritto di satira lo fanno infine i giudici (e basta vedere quanto siano state diverse negli anni alcune definizioni di satira date dalla Cassazione), ancor più il diritto di satira religiosa è materia che attiene alla “sensibilità” di chi ne deve giudicare la conformità alla libertà di manifestazione del pensiero.

  Valga un esempio illuminante, d’una vicenda giudiziaria a me occorsa una ventina d’anni fa, quale direttore del Vernacoliere. Era successo che nel ’92 la celebre cantante pop Madonna (Madonna Ciccone per l’anagrafe) aveva posato per il libro fotografico Sex, pieno di sue immagini “a topa all’aria”, anche sadomaso e omosessuali, e Il Vernacoliere aveva commentato a modo suo, sparando in locandina e in copertina il titolo “Madonna trogolona”.

  Apriti cielo! Non potendosi infatti pronunciare nel paese del Vaticano la parola Madonna senza che gli zelanti credenti pensino subito ed esclusivamente alla madre di Dio, ecco piovere immediatamente su di me, autore del titolo e del relativo pezzo satirico, l’accusa di aver proprio offeso la “celeste signora”.

  Non avendo però il gip del tribunale di Livorno dato luogo a procedere per l’evidente riferimento del titolo incriminato alla cantante nomata per l’appunto Madonna, ecco la Procura labronica ricorrere in Appello a Firenze per offesa alla religione cattolica mediante vilipendio del papa, essendoci sulla copertina del Vernacoliere incriminato anche una vignetta proprio sul pontefice che strabuzza gli occhi davanti allo scandaloso libro su Madonna, da cui anche l’accusa di avergli attribuito “riprovevoli istinti sessuali”.

  Il tutto però negato dai giudici d’appello, che nell’ottobre 1993 dichiarano infine l’insussistenza del reato con una sentenza che, oltre ad assolvere pienamente me, si pone come fondamentale per il concetto di satira in generale e per quello della sacralità papale in particolare, materia religiosa anch’essa.

  Nel definire infatti la satira come «un’estrinsecazione tipica ed essenziale della libertà di manifestazione del pensiero» (ben diversamente da quanto per esempio aveva sentenziato la Cassazione Penale nel gennaio 1992, dichiarando che “la satira, l’ironia, l’umorismo per essere accettati come libera manifestazione del pensiero a norma dell’art. 21 Cost. devono essere innocenti, innocui e sorridenti”, un po’ insomma come le barzellette della Settimana Enigmistica), i giudici d’appello fiorentini stabiliscono anche il diritto dei non credenti (“scettici, agnostici, miscredenti, atei”) a non dover per forza considerare sacra la figura del papa cattolico, sentenziando che ben gli si possono attribuire come uomo normali e  umanissime pulsioni sessuali, senza niente di lubrico o di morboso come invece l’accusa voleva rilevare nella vignetta del Vernacoliere. L’unico limite frapposto dalla legge penale alla libera manifestazione del pensiero anche in campo religioso essendo quello del vilipendio (sostanziato in ostentazione di disprezzo, in apprezzamento gravemente contumelioso che additi il destinatario al dileggio e allo scherno in sé e per i valori che rappresenta), vilipendio però non rilevato nella fattispecie.

  Diverse interpretazioni, certo. Ma che nel caso citato, seppure risalente a venti anni fa, hanno confermato quanto la “sensibilità” d’un collegio giudicante possa tracciare il cammino della libertà anche in materia religiosa.

 

 

 

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