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Culture
Il segreto di Manet, la verità sul pittore che scandalizzò il mondo

Edouard Manet è uno dei pittori più apprezzati e anche uno dei più misteriosi: le tele che suscitarono scandalo nei suoi contemporanei non smettono di provocare oggi inquietudine e disagio. Poeti, scrittori e filosofi (da Zola e Mallarme fino a Foucault) hanno cercato di penetrare il mistero che avvolge sguardi e ambientazioni dei suoi quadri. Bataille sostiene che "l'Olympia svela ai nostri occhi il segreto di Manet", Bourdieu riconosce nelle sue opere la "bomba simbolica" che ha aperto la strada drammatica e avventurosa all'arte del XX e del XXI secolo. Franco Bella indaga le ragioni profonde della capacita attrattiva di Manet, soprattutto attraverso la lettura di Bataille che propone una vera e propria "scuola dello sguardo". Perché è solo attraverso le parole di grandi scrittori che riusciamo a cogliere a pieno la forza dirompente degli artisti: cosi come arriviamo a comprendere Rembrandt e Giacometti solo attraverso le pagine scritte da Genet, Cezanne attraverso quelle di Mike, Van Gogh grazie ad Artaud. Nessuno di questi scrittori è interessato ai problemi della storia dell'arte. Ognuno di loro è interessato al segreto che sta dietro l'opera d'arte.

L'AUTORE
Franco Rella
, filosofo e saggista, ha insegnato Estetica allo TUAV di Venezia, interpretando la disciplina come un luogo di frontiera e di scambio tra arte e filosofia e muovendosi in entrambi i territori. E autore di saggi su arte, letteratura e filosofia. Tra gli ultimi titoli pubblicati: La responsabilità del pensiero (2009), Interstizi (2011), Ai confini del corpo (2012), e, con Bompiani, Forme del sapere (2014) e Immagini del tempo (2016).

Il segreto di Monet
 

 

INTRODUZIONE
Ci sono opere d'arte, libri, poemi, quadri, brani musicali, che colpiscono, e che ci lasciano una sorta di inquietudine, co­me se qualcosa fosse rimasto in sospeso, o come se ci avessero comunicato una oscura ossessione, che in essi si e depositata e che li ha fosse contaminate. Penso per esempio all'Innocen­zo X di Velazquez, alla Doria Pamphilj di Roma, all'Autori­tratto all’età di 63 anni di Rembrandt alla National Gallery di Londra, o al Campo di grano con volo di corvi di Van Gogh, o all'incredibile sequenza delle Montagne Sainte-Victoire di Cezanne. E poi a Giacometti e Bacon o Rothko. E a Edouard Manet, al Dejeuner sur l'herbe e all'Olympia, che ho visto e rivisto molte volte, tutte le volte che sono stato a Parigi.

Ho scritto — poco o tanto — su alcuni degli artisti che ho ap­pena ricordato. Non ho mai scritto su Manet, nemmeno una ri­ga. Quando poco tempo fa mi sono riaccostato a Manet, spinto da uno straordinario saggio di Georges Bataille, quando ho cominciato a guardarlo ancora una Volta, di nuovo, quando ho cominciato a scriverne, mi sono reso conto che in realtà il se­greto di Manet era sempre rimasto nel fondo del mio sguardo, e che aveva segnato il mio rapporto con l'arte e con artisti anche molto distanti da lui.

Bataille mi ha permesso di guardare a Manet con occhi stranieri. Cosi come Genet, Artaud, Rilke o Bonnefoy hanno visto in Rembrandt, in Cezanne in Van Gogh e in Giacometti, quello che gli storici dell'arte, i critici professionisti non hanno visto: il segreto che le Toro opere custodiscono. Di questo il mio libro parla. S'intitola Il segreto di Manet non solo perché a Manet e dedicata la parte più importante ed estesa, ma anche perché proprio il segreto di Manet mi ha spinto verso il segreto degli altri artisti che qui compaiono insieme a lui. Imre Kertesz, introducendo un suo testo ha affermato che quanto egli proponeva non esauriva il proprio soggetto, ma ri­usciva "al massimo ad approssimarsi ad esso", e che comunque quel suo saggio, affrontava, egli scrive, "sebbene da un altro punto di vista, lo stesso argomento delle mie opere narrative: l'inavvicinabile". Se il mio lavoro non può pretendere tanto, anch'esso pere si trova a muoversi, con altri compagni di viag­gio e con altri obiettivi, su percorsi già più volte tentati, per cui mi sento di condividere ciò che dice Kertesz, che è in fondo una richiesta di complicità al lettore: "Pertanto si troveranno qua e là ripetizioni, citazioni da precedenti lavori che hanno l'effetto di leitmotiv e rimandano alla coerenza — talvolta mi­steriosa anche per me — di un'unita e di un modo di pensare e di esprimersi e addirittura di esistere"'.

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