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Culture
Locarno, presentata la nuova edizione. Marco Bellocchio è star d'eccezione

Due immagini tratte da I pugni in tasca (1965), lungometraggio d'esordio di Marco Bellocchio. Durante il 68° Festival del film Locarno il regista sarà premiato con il Pardo d’onore Swisscom. Per l'occasione, I pugni in tasca verrà mostrato il 14 agosto in Piazza Grande, a 50 anni dalla prima proiezione a Locarno.

 

È un panorama sempre più compresso e competitivo quello in cui si muove il Festival del film Locarno - spiega Carlo Chatrian, Direttore artistico. La proposta di eventi culturali cresce di anno in anno e la fruizione cinematografica vive un momento di stravolgimento. Un momento che se da un lato penalizza fortemente le sale, dall’altro non intacca il successo dei festival. Ma in questo contesto è cruciale la qualità dell’offerta che un evento è in grado di affiancare alla programmazione artistica. Un’esperienza sempre più ricca e capace di coinvolgere, che anche quest’anno abbiamo voluto potenziare, aggiungendo nuovi elementi. Attori, registi, pubblico, professionisti e giornalisti. Sul manifesto 2015 ci sono loro, le persone che animano il Festival. È una scelta lontana dall’essere solo simbolica: riflette la volontà di offrire a tutte le categorie di festivalieri un ruolo centrale, in modo da segnare la loro memoria per la ricchezza e la qualità dell’offerta. Qualità che si riflette da un lato nell’efficienza organizzativa, che affiniamo di anno in anno, ma anche negli accorgimenti e miglioramenti strutturali realizzati perseguendo un duplice scopo: permettere al pubblico di essere sempre più partecipe e – nello stesso tempo – facilitare il lavoro ai professionisti. È su questo incrocio di esigenze che quest’anno abbiamo ripensato la nuova entrata delle delegazioni in Piazza Grande e il nuovo Press Center in Largo Zorzi che ospiterà le conferenze stampa. Si tratta di due nuove strutture, che pur rimanendo dedicate agli addetti ai lavori, vengono inserite nel contesto pubblico del Festival e quindi con la possibilità per tutti di aggiungere un nuovo pezzo al mosaico che forma l’esperienza #Locarno68. Particolare attenzione è stata messa anche sulla comunicazione digitale, che vede la nascita di un sito internet totalmente rinnovato. Una piattaforma studiata per essere uno strumento efficace, ma anche una fonte di arricchimento di temi e contenuti multimediali, amplificati dalle rinnovate possibilità di interazione garantite dai social network. E sempre nell’ottica di offrire un’esperienza più ampia ai festivalieri – in collaborazione con l’Ente turistico Ascona Locarno – l’accoglienza del pubblico al Festival assume un’importanza ancora maggiore. Sia su pardo.ch con una nuova sezione dedicata alle informazioni pratiche e turistiche, sia sui luoghi dell’evento, con un nuovo servizio che vedrà una squadra di collaboratori del Festival andare attivamente incontro alle esigenze dei visitatori. Augurando a tutti i festivalieri un ottimo #Locarno68, non mi resta che ringraziare i partner dell’evento. Un ringraziamento che non è mai banale, perché sono la loro fiducia e passione che rendono possibile un evento in cui la cultura vuole essere accessibile e da vivere in prima persona.

La casa delle immagini - Partiamo con i film della Piazza Grande - spiega Mario Timbal, Direttore operativo: Ricki and the Flash racconta una storia straordinaria per il cinema americano, ovvero una madre che dopo aver lasciato la casa (la classica villa lussuosa) per un modesto appartamento per seguire una propria indipendenza, chiamata da una situazione di crisi ci fa ritorno e, seppure in punta di piedi, la abita con la sua persona, il suo look, il suo spirito. Una casa di famiglia, solida come la pietra, sta al centro del nuovo film di Philippe Le Guay, Floride. L’uomo che la abita (uno straordinario Jean Rochefort) appare invece fragile quanto la sua memoria; e quei muri sono forse il solo appiglio cui aggrapparsi… Un rifugio è la casa di Ibiza dove ha scelto di vivere il personaggio interpretato da Marthe Keller, protagonista di Amnesia di Barbet Schroeder. E una casa, seppure vista da fuori, in una sera d’inverno, è protagonista della sequenza, a mio avviso più bella, di La Vanité di Lionel Baier… Le case, dunque. Un tempo erano i luoghi di espressione dell’autorità paterna e come tali sono state un obiettivo sensibile da parte di quel cinema che ha accompagnato la voglia di cambiare la società; oggi le case tornano come spazi carichi di affetto. Come non collegare questa idea al clima di incertezza che stiamo attraversando? Sullo sfondo delle tante case che popolano i film del programma – che vi lascerò scoprire – si agitano le immagini di quelle moltitudini che abbandonano la loro casa per mettersi in cammino. O anche più semplicemente di quelle persone che guardano con preoccupazione la loro casa, temendo di perderla dall’oggi al domani. Superato dall’orgia di immagini in cui costantemente siamo immersi, il cinema non è più forse la casa del mondo; e tuttavia il mondo ha ancora un disperato bisogno di una casa. È Chantal Akerman a pronunciare la parola più chiara, al riguardo. Il suo No Home Movie è un film sulla fine di un rapporto che diventa immagine della fine della casa. Esso è al contempo forse il miglior omaggio che si potesse fare alla casa come un luogo senza particolari qualità dotato però di un estremo valore affettivo. La casa è uno spazio di condivisione di un’emozione. Intesa in questo modo, la casa funziona un po’ come inquadratura, preleva una porzione di spazio (e di tempo) e le conferisce un valore particolare. Il cinema allora è forse la casa che ci manca per poter leggere questo presente così confuso. Casa del cinema è Locarno come ogni altro festival – anche se ogni direttore ha l’illusione che il “suo” festival sia una casa un po’ più accogliente delle altre, nel nostro caso un grande passo avanti avverrà quando la nuova “casa” sarà disponibile. Come ogni altro festival (beh forse non proprio come tutti), Locarno è il luogo in cui si preserva e si rinnova quell’incontro tra uno sguardo e una comunità, tra una storia condivisa e delle storie da scoprire. Di qui l’insistenza che ogni anno il programma del Festival dà alla sua parte di rilettura della storia del cinema con premi, omaggi, cicli. Non c’è casa senza focolare, quel luogo dove raccogliersi e ascoltare le storie che provengono dal mondo e finiscono per toccarci. Histoire(s) du cinéma, che da quest’anno si allarga a inglobare tutti i programmi retrospettivi, è proprio quel focolare popolato dalle tante storie che abbiamo incontrato in un anno di lavoro che abbiamo deciso di condividere. Le storie di Locarno quest’anno portano i nomi di Marco Bellocchio e Michael Cimino, Marlen Khutsiev e Bulle Ogier, Edward Norton e Andy Garcia, Walter Murch e Georges Schwizgebel. A loro siamo grati per aver accolto il nostro invito. Mi piace infine pensare che il regista meno legato all’idea di casa sia stato scelto come testimone di questo programma. Come sapete #Locarno68 dedica la sua retrospettiva a Sam Peckinpah, che quando ha filmato una casa, con The Osterman Weekend ne ha fatto il teatro di una guerra moderna! Eppure i film di questo regista il cui nome evoca deserto e pistole, di fuorilegge e scazzottate sono diventati a loro modo una casa, nel senso che molte persone in tutto il mondo li hanno eletti a propria dimora. E credo che se Peckinpah ha così tanti ammiratori non è solo perché è uno straordinario regista ma perché al fondo dei suoi racconti palpita un sentimento di appartenenza che è alla base di ogni unione. Basta riguardare quella sequenza indimenticabile di Pat Garrett & Billy the Kid che sulle liriche di “Knocking on Heaven’s Door” descrive il saluto di una donna al suo compagno per farci capire che una casa è molto più di quattro mura. Il Concorso internazionale offre un programma in cui due opere prime si aggiungono a un gruppo di registi che hanno avuto modo di farsi apprezzare nel circuito dei festival. Alcuni sono dei graditi ritorni a Locarno, altri tornano a fare film dopo un lungo silenzio. Come è nella tradizione di Locarno al programma concorrono film documentari, film in prima persona, fiction più tradizionali e opere che ibridano i generi. Il Concorso Cineasti del presente, dedicato a opere prime e seconde, è la fucina del cinema del futuro. Quest’anno siamo felici di una selezione che rispecchia quella diversità stilistica, formale e geografica che ci sta molto a cuore. Finzioni impreziosite da cast di rilievo e film saggi, opere dal forte valore politico e drammi toccanti raccontano il modo in cui i giovani registi vedono il cinema e il mondo. Un lavoro di scoperta proseguito anche dalla sezione Pardi di domani, che presenta nei suoi due concorsi cortometraggi e mediometraggi realizzati da giovani autori svizzeri e internazionali. Signs of Life è la sezione dedicata a quei lavori che sperimentano nuovi modelli narrativi. Essa comprende 8 titoli, tutti in prima mondiale, che si offrono ognuno come un’esperienza visiva e sonora. Siamo felici di ospitare nella sezione registi già affermati come José Luis Guérin, Pierre Léon, Massimo d’Anolfi e Martina Parenti, Travis Wilkerson e altri che si faranno scoprire per la loro visionarietà. La sezione Fuori concorso quest’anno più che mai accoglie film dal grande spessore umano e artistico proposti da registi noti quali Claire Simon, Andrea Segre, Stéphane Goël, Alberto Fasulo. Completano il programma cortometraggi e investigazioni fuori dagli schemi. Il programma della Piazza Grande consentirà di effettuare un viaggio attraverso lo spazio e il tempo, con film che rileggono momenti della storia trascorsa e che indagano le traiettorie emotive del presente. D’eccezione è la presenza americana con 4 film molto diversi tra di loro, in cui lacrime e riso, adrenalina ed emozioni la fanno da padroni. Oltre ai 16 lungometraggi la Piazza Grande quest’anno include anche 3 cortometraggi. Si tratta di opere di varia durata che ci hanno affascinato soprattutto per la visionarietà e la poesia: dall’immersione nella grotta di Chauvet in Le dernier passage, al viaggio nel mondo senza tempo immaginato da Mario Martone, passando per l’ultimo gioiello di Georges Schwizgebel. 7 i film svizzeri in queste sezioni, tutti caratterizzati da un taglio unico. Oltre al suo ultimo lavoro Erlkönig, Schwizgebel avrà diritto a un omaggio che ripercorre la sua carriera. In Piazza Grande trovano spazio i già citati Amnesia e La Vanité. Di notevole interesse la progettualità dell’opera collettiva Heimatland, film che sono sicuro segnerà la prossima stagione e non solo perché raggruppa il meglio della nuova generazione svizzera. Originale e toccante è Keeper che vede la presenza di Kacey Mottet Klein nel ruolo protagonista. Due i film Fuori concorso, Fragments du paradis di Stéphane Goël e Yes No Maybe di Kaspar Kasics.

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