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Culture
Paolo Troubetzkoy, alla scoperta di un grande scultore italiano

Di Raffaello Carabini

“Paolo Troubetzkoy, Paolo Troubetzkoy, chi era costui?” potrebbe chiedersi, chiosando don Abbondio, il turista (e probabilmente anche il locale) che vede per la prima volta quel cognome su un cartellino davanti a due delle sculture – tra cui il magnifico monumento ai caduti – che ornano il lungolago di Verbania, solitamente anonime. La risposta, diretta, la dà la studiosa Paola Calvesi: “è l’artista più magico di tutto l’Ottocento italiano”. Anche se nessuno ai suoi tempi – espose sempre nel padiglione della Russia alle biennali di Venezia – lo considerava italiano, dato che era figlio di un principe russo, rifugiatosi sulle rive del lago Maggiore a godere i redditi delle tenute e dei beni rimasti in patria.

Proprio all’amministrazione di quel patrimonio avrebbe dovuto dedicarsi il giovane Paul (suo vero nome: in casa era di rigore il francese), spedito a Mosca appena diciottenne a studiare economia e a prendere visione della sua ricchezza. Ma, tornato in Italia, preferisce immergersi nel mondo dell’intellighenzia e dell’alta nobiltà che frequenta la villa di famiglia, perché la mamma, una cantante lirica americana, ama in particolare circondarsi dagli artisti un po’ eccentrici e dissacratori della scapigliatura milanese, Cremona, Goito, Ranzoni e gli altri.

Decide di rendere tridimensionale il loro approccio sempre più sfumato, con il realismo che diventa volatile e si sfalda sotto i nostri occhi. Si trasferisce a Milano, dove inizia a esporre (Un cavallo) a Brera nel 1886, ventenne, ma disdegna ogni formazione accademica. Irrequieto e istintivo, conosce i divisionisti, l’Art Nouveau, gli “ambulanti” russi, ma, entusiasta e individuale, risentì sempre marginalmente di ogni influenza.

Oggi, nel 150enario dalla nascita, la città natale riscopre il ricchissimo patrimonio (340 opere, tra bozzetti e sculture) che lasciò in eredità al Museo del Paesaggio, riaperto per l’occasione dopo il lungo restauro. La mostra a lui dedicata 150 Troubetzkoy – 1866-2016 ne propone appunto circa 150 opere in un bell’allestimento aperto fino al 30 ottobre nelle sale inferiori di Palazzo Viani Dugnani, probabilmente destinato a diventare permanente.

Il percorso è ben organizzato, emotivamente coinvolgente, capace di illustrare la grandezza di un personaggio oggi poco noto, eppure celeberrimo ai suoi tempi. Tanto da ritrarre Tolstoj (di cui fu amico e che lo indusse a diventare vegano) e D’Annunzio, Segantini e Toscanini, George Bernard Shaw e Douglas Fairbanks, Auguste Rodin e Gertrude Vanderbilt, Puccini e Boldini (che spesso viene citato come il suo alter ego in pittura), gentiluomini e nobildonne. Tanto che gli Uffizi nel 1912 gli richiedono un autoritratto scolpito. Ma soprattutto capace di superare l’idea di scultura come sfida all’eternità, per una rappresentazione più umana, più reale, più “precaria”, perché il suo bronzo è duttile, manipolabile, “sfarfallante” di sofferta e malinconica filosofia.

Dopo Milano, Troubetzkoy torna in Russia, dove insegna all’Accademia di Mosca e realizza il grande monumento equestre dello zar Alessandro II a San Pietroburgo, facendo venire dall’Italia non solo gli specialisti della fusione, ma persino il cavallo da utilizzare come soggetto. (Da ricordare che quasi vent’anni prima, nel 1891, quello ben più incisivo ed emozionale di Garibaldi era stato rifiutato dalla giuria di un concorso nella città lombarda.) Infine si trasferisce definitivamente a Parigi, dove morirà nel 1938, dopo una biennale parentesi americana, che lo vede operare a New York e Los Angeles.

Le opere in mostra sono per la quasi totalità gessi, bozzetti e sculture, di ogni dimensione, per buona parte patinati nei colori bronzo, ocra o verde. Oltre ai ritratti, busti e figure intere, silhoutte e teste, e ai monumenti, equestri e non, sono tipici della produzione di Troubetzkoy anche gli animali, i bambini, le maternità, le ballerine, tra cui la celebre atleta-suffragetta “Lady Constance Stewart Richardson”, un bronzetto già fuso illegalmente a più riprese ancora l’autore in vita, a volte scenette ironiche. Sempre lieve nel suo rapporto inafferrabile con il reale, sempre in via di dissipazione e insieme sempre in grado di accogliere, come per magia, un caleidoscopio di infiniti mondi.

Contemporaneamente il Museuo del Paesaggio propone, nella prossima Villa Giulia sul lago, una piacevole esposizione denominata Immaginare il giardino, che visualizza le incisioni che, tra 600 e 800, facevano conoscere ai possidenti d’Europa l’arte di progettare il verde nelle loro immense dimore, introdotte da alcuni filmati sperimentali di oggi.

 

150 Troubetzkoy 1866-2016

fino al 30 ottobre

Palazzo Viani Dugnani, Via Ruga 44 – Verbania

Villa Giulia, Corso Zanitello, Verbania Pallanza

Orari di apertura: martedì-venerdì 11/18; sabato, domenica e festivi 10/19

prezzi: 4 € intero; 2,50 € ridotto; 1 € scuole; gratuito per disabili e un accompagnatore

Tags:
paolo troubetzkoy scultore
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